Il turismo fra il Progetto Ritorno e l’Agenda 2000


Probabilmente è il più grosso bacino di potenziali turisti per le regioni del Mezzogiorno, un esercito di 40 – 50 milioni di persone sparse in tutti i continenti e che costituiscono la stra¬grande maggioranza della comunità degli italiani all'estero. Sono i meridionali che nel secolo scorso, dagli anni 30 e 40 in poi hanno lasciato i loro paesi e, nella maggior parte dei casi, hanno attraversato l'oceano, sono i figli, i nipoti ed i pronipoti di quelli anch'essi numerosi che li hanno preceduti dalla fine dell' 800 in poi. E' la cosiddetta altra Italia, di cui soltanto da qualche anno a questa parte l'Italia che conta si è accorta e che sta riva¬lutando, una grande risorsa, anche in termini più squisita¬mente economici, che per mille motivi può dare una mano nel difficile e complicato processo di sviluppo del Mezzo¬giorno.
Questi nostri corregionali, che vivono all'estero (la comunità d'origine calabrese è la più numerosa in ogni latitudine del pianeta), una mano straordinaria possono darla soprattutto per ridare slancio e vigore al nostro turismo, che, per molteplici ragioni anche strutturali, fa fatica ad imporsi sullo scacchiere internazionale. Se, mettiamo, solo una piccola percentuale di questi nostri connazionali venisse incoraggiata a trascorrere un breve periodo di vacanza nei loro paesi di provenienza, trascinandosi dietro magari i loro parenti ed i loro amici stranieri, sarebbero, ogni anno, centinaia di migliaia gli arrivi e le presenze con tutto quello che consegue per l'economia non solo dei nostri centri di villeggiatura.
Sembra l'uovo di Colombo, ma finora poco o nulla è stato fatto per promuovere ed incentivare, in seno alle nostre comunità all'estero, questa forma del tutto particolare ed italiana di flusso turistico. C'è, è vero, chi torna, nei luoghi di provenienza, soprattutto d'estate, anche da paesi assai lontani per rivedere parenti ed amici, ma sono arrivi assai limitati che incidono, tutto sommato, assai poco sulla bilancia del nostro turismo. Non c'è stata finora e tuttora non c'è una scelta strategica, né da parte del governo né soprattutto da parte delle regioni, verso questo enorme bacino, peraltro assai sensibile, come sa chi frequenta le nostre comunità all'estero, al richiamo non solo degli affetti o dei luoghi di nascita.
Una strategia l'ha proposta l'Associazione Internazionale Magna Grecia, che, coerentemente con le finalità per cui più di 15 anni fa l'ha fondata il giornalista calabro – americano Gino Gullace, ha messo a punto un progetto che si propone non solo di diffondere nel mondo la cultura della Magna Grecia, rilanciando il turismo culturale nelle aree dove la civiltà magnogreca si è sviluppata, ma anche di incrementare i flussi turistici dei nostri connazionali all'estero. E' un progetto che è stato già presentato all'estero in occasione delle Settimane della Magna Grecia e che è stato oggetto di un interessante confronto a Roma nella sala grande dell'ex albergo Bologna, che è una sede del senato. Con il presidente dell'associazione Nino Foti ed il direttore del progetto Giorgio Cuminatto, che hanno illustrato l'iniziativa, sono intervenuti molti parlamentari, il sottosegretario con delega al turismo Fabris, l'europarlamentare Giuseppe Gargani, il presidente dell'Enit Ottaviani, rappresentanti dell'imprenditoria turistica (albergatori e agenti di viaggio), che hanno condiviso la filosofia del progetto "Ritorno" e ne hanno apprezzato le linee operative. Le regioni hanno disertato l'incontro, c'era soltanto l'assessore al turismo della regione Abruzzo, gli altri hanno inviato telegrammi.

Introduzione di Enzo Arcuri


RELAZIONE
di Nino Foti

Aprendo i lavori del convegno il presidente dell'Associazione Internazionale Magna Grecia dott. Nino Foti ha ricordato che l'Associazione ha due scopi fondamentali: il primo è di diffondere la conoscenza della civiltà e cultura magnogreche che costituiscono la base della civiltà occidentale sia al pubblico in generale, sia presso gli italiani di origine, in giro per il mondo, che sono alla ricerca delle loro radici culturali; il secondo è di far capire meglio l'anima del Meridione che ha nella Magna Grecia le sue più antiche radici.
Nell'ambito delle attività dirette a rinsaldare il legame fra l'Italia e le comunità di origine italiana all'estero, questo incontro assume oggi un significato particolare. Gli Italiani di origine, pur vivendo pienamente integrati nei Paesi che li hanno accolti, avvertono ormai, sempre più la necessità di ritornare alle proprie radici e quindi alla propria cultura. L'economista Thomas Sowell ha affermato che l'emigrazione italiana è stata il più grande esodo di un popolo nell'era moderna. Infatti parliamo oggi di circa 60 milioni di cittadini di origine italiana sparsi nei vari continenti.
In questo quadro, la civiltà della Magna Grecia può avere un valore particolare per gli italiani di origine, che si sentono ancora legati a questo antico e meraviglioso Paese che al tempo della Magna Grecia, era diventato area di immigrazione per eccellenza. Il Mezzogiorno era l'America di allora, la terra promessa, il sogno non solo dei coloni in cerca di terra da coltivare, ma anche degli intellettuali, degli artisti e degli innovatori politici in cerca di Paesi liberi, dove tentare esperimenti di vita sociale ed economica non sperimentabili nella Grecia tradizionale.
L'Associazione ha elaborato il " Progetto Ritorno", che si propone di fare conoscere meglio l'immenso patrimonio storico, archeologico, artistico, religioso e produttivo del Mez¬zogiorno agli abitanti di questi Paesi di origine italiana stimolandoli così a ritornare alle loro radici culturali più profonde e quindi a creare una nuova corrente di turismo cultu¬rale proveniente da tutti quei Paesi dove è numerosa la presenza di origine italiana. Secondo rilevamenti statistici dell 'O.N.U., più del sessanta per cento del patrimonio artistico mondiale è raccolto nel nostro Paese mentre un terzo del patrimonio archeologico del pianeta si trova nelle regioni del sud Italia (fonte Unesco). I beni culturali possono diventare la molla per la ripresa economica del Mezzogiorno, oggi appena lambito dai flussi turistici internazionali. La scommessa è quella di aprire il sud al turismo mondiale, attraverso una grande operazione di investimenti nelle città e nelle località importanti. Un processo di valorizzazione dei beni culturali nel nostro Mezzogiorno aprirebbe spazi enormi per risolvere i problemi del lavoro specie giovanile. Investire in cultura non è solo produrre ricchezza. Significa anche organizzare un modello di vita della comunità su standard di istruzione, promozione ed educazione civile.
La storia dimostra che non esiste sviluppo pieno dell'Italia senza uno sviluppo pieno del Mezzogiorno. Il problema oggi non è, come avveniva nel passato, riferito alla modernizzazione, ma alla competitività. In questo quadro l'obiettivo della competitività, sia sul piano dei valori economici che sul piano dei valori civili, diventa una sorta di locomotore per il futuro di ciascun Paese. Conseguentemente, i Paesi che non si pongono il problema della propria competitività sono destinati a non garantire un futuro sereno ai propri cittadini. Sta di fatto che se noi avessimo nelle regioni meridionali lo stesso livello di sviluppo delle regioni del Nord, avremmo raddoppiato il nostro tasso di competitività e migliorato profondamente la qualità della vita dei nostri concittadini. Rendere il Mezzogiorno pienamente competitivo significa rendere l'Italia intera permanentemente competitiva.
Nel 2010 scatterà l'area euromediterranea di libero scambio. Si tratta della più grande area di libero scambio internazionale al mondo: più di 600 milioni di persone. Il Mezzogiorno d'Italia si trova al centro di quest'area e non può farsi sfuggire l'opportunità di diventare la piattaforma economica, finanziaria e culturale. Si può fare, anche perché nel Mezzogiorno sono previsti nei prossimi anni (agenda 2000¬2006) investimenti per molte decine di migliaia di miliardi. C'è bisogno, quindi, non solo di ottimi tecnici, ma anche di un'opera culturale, che faccia sentire i protagonisti di ciò parte di un progetto che riguarda il futuro non solo del Mezzogiorno ma del nostro intero Paese.

RELAZIONE
On. Mauro Fabris, già Sottosegretario all'Industria con delega al Commercio Estero e Turismo

Discutere di sviluppo del turismo nel Meridione d'Italia, non può prescindere dall'affrontare il tema del turismo culturale, cioè della fruizione, e degli strumenti moderni di fruizione del-l'immenso patrimonio d'arte e di storia del nostro Paese. L'Italia è innanzitutto la sua storia, la sovrapposizione di secoli di architettura religiosa e civile, di interpretazioni e reinterpretazioni durante questi secoli della concezione sociale, culturale e quindi urbanistica della nostra Penisola. Della storia più antica del nostro Paese la Magna Grecia è una parte fondante. La Megale Ellade, per dirla alla greca, fu la patria di intelletti altissimi, ospitò la formazione e lo sviluppo del pensiero filosofico. Anche in tempi più recenti, la Magna Grecia continuò ad essere culla della cultura italiana: di quella letteraria, di quella pittorica, di quella architettonica e, certamente, anche della filosofia più recente. Gli esempi sono innumerevoli, possono andare da Federico II e la scuola poetica siciliana fino alla scuola Hegeliana di Napoli, passando per la letteratura italiana del secolo scorso, e del precedente. Ma tutti questi esempi mantengono una caratteristica comune: il fatto di essersi diffusi dalla culla della civiltà italiana verso l'Europa, contaminando e affascinando tutto ciò che incontravano e creando culture a loro successive che oggi popolano, con un'origine comune, molte parti del mondo.
Viene da sé il titolo del Progetto Ritorno. Qui non si tratta infatti di far scoprire ma di far riscoprire un patrimonio a chi, geneticamente, ne è in qualche modo discendente. Un immane patrimonio di scienza e di bellezza che deve "ritornare" – appunto – al maggior numero di persone possi¬bile. Questo, prima ancora che per ragioni di sviluppo e di rilancio del turismo, perché non farlo corrisponderebbe a non farsi eredi dell'insegnamento della Magna Grecia italia¬na, quello di mettere le ali al sapere, alla cultura e alla mente. L'Associazione Internazionale Magna Grecia si propone proprio questo obiettivo. Quello, cioè, di utilizzare il turismo come motore della cultura e dell'economia, per sviluppare il Mezzogiorno d'Italia, l'antica Magna Grecia, creando le condizioni per una fruizione più ampia dei nostri patrimoni, e soprattutto destagionalizzata, distribuita cioè lungo il corso dell'anno e non limitata ai mesi del turismo balneare.
Trasformare cioè il progetto di sviluppo del turismo culturale nel Meridione d'Italia in un volano economico-sociale che contribuisca, studiandone l'antica origine, a ridare alla Magna Grecia quello splendore e quella centralità che ebbe, per secoli, tra il Mediterraneo e l'Europa.
Presentare il Mezzogiorno in maniera positiva, dunque, è il primo passo per far sì che tutti i popoli d'origine europea possano ritrovare in una parte dell'Italia origini comuni, un vero denominatore storico, culturale, filosofico, artistico da cui gran parte della storia più recente d'Europa ha attinto. Una rincorsa alle origini culturali e famigliari che l'Italia propone ai paesi d'oltre mare che hanno un'origine occidentale.
Antico e moderno, filosofia e informatica, dunque, possono diventare lo strumento comune di rilancio di un'industria del mezzogiorno italiano, capace di contribuire attraverso questo messaggio rivolto a milioni di potenziali fruitori, allo sviluppo socio-economico-culturale del Paese. Per poterlo fare è necessaria sinergia tra tutti i soggetti interessati al turismo, penso al Ministero, ovviamente, alle Regioni, alle Province, ai Comuni e alle strutture di promozione come lo sono l'ENIT e l'ICE. La Legislatura che si sta concludendo ha fatto molto per rendere possibili queste sinergie. Penso, per rifarmi all'esempio più importante e più recente, alla Legge di riforma del Turismo, approvata qualche giorno fa, e penso a tutta una serie di interventi legislativi che, in questi anni, hanno visto protagonista il turismo italiano. O, meglio, hanno contribuito a ridare un ruolo da protagonista al turismo italiano.
Non voglio ora dilungarmi sulla Legge e sulle possibilità che offre al settore, se non per dire che proprio la nuova impostazione che viene data alla materia conferisce al turismo quella dignità necessaria per poter rendere attuabili progetti importanti e complessi come è il Progetto Ritorno.
E, seppur con tutti i margini di migliorabilità che ha ogni progetto umano, credo che un grosso passo avanti l'abbiamo fatto, un passo avanti di riordino di una materia complessa, di attribuzione di competenze specifiche, di creazione delle condizioni necessarie a fare squadra trai soggetti che sono chiamati quotidianamente a lavorare "sul campo".
E' una legge reclamata a gran voce da un settore centrale nelle prospettive di sviluppo economico ed occupazionale del nostro Paese, che dà corpo al federalismo turistico, definendo e limitando in modo puntuale il ruolo dello Stato, e pure richiamando Regioni e Stato al senso di responsabilità che deve sovrintendere alle loro azioni, azioni da coordinare per il fine comune di uno sviluppo integrato del sistema turistico nazionale.
La legge riesce a cogliere il punto nodale della sfida dello sviluppo turistico, l'intreccio tra il livello globale e quello locale, definendo da un lato elementi di piena integrazione con i nostri partner europei e dall'altro conferendo ulteriori risorse alle autonomie regionali e attribuendo all'iniziativa dei localismi turistici un ruolo trainante sia per il consolidamento dell'offerta nazionale, che per il suo sviluppo nelle aree ancora svantaggiate, ma così ricche di risorse di poten¬ziale attrazione.

INTERVENTO

On. Nicola Bruno

Per l'on. Nicola Bono "l'unico elemento innovativo recepito dalla Legge-Quadro sul turismo è quello dei sistemi turistici locali". Rimangono irrisolte infatti, tre questioni fondamentali per il settore: "quella dei costi, che impedisce la competitività delle aziende a causa dell'eccesso dei carichi tributari e contributivi e la diseconornia del sistema; quella dei livelli istituzionali di governo del settore, con una confusione tra competenze nazionale e regionali e senza assegnare ruoli precisi a livello di provincia e comune cioè ai soggetti veri dello sviluppo del territorio ai fini della fruizione turistica; quella della promozione, che deve essere attuata con una visione sistemica partendo dall'Enit - che pure ha conseguito alcuni risultati negli ultimi anni - e nella quale devono svolgere un ruolo fondamentale le Regioni".
Bono ha anche denunciato la mancanza di sensibilità verso i 50 milioni di oriundi italiani che risiedono all'estero e che costituiscono un "segmento" del tutto originale, in grado di dare vita a un imponente "turismo di ritorno" soprattutto verso il Mezzogiorno.
"Cosa si è fatto e cosa si fa, si è chiesto, per fare "tornare" questa utenza in Italia? Nulla, se non quanto ha fatto meri¬toriamente l'Associazione Internazionale Magna Grecia in questi anni, coinvolgendo Regioni, Province e Comuni, che però continuano ancora a non capire pienamente le problematiche e realizzano spesso iniziative estemporanee."
L'on. Bono ha sostenuto che i sistemi turistici locali previsti dalla nuova legge sono perfettamente compatibili con il Pro¬getto Ritorno. 'T sistema turistico locale, ha detto, è la rispo¬sta più intelligente alla sfida della globalizzazione, alla quale risponde con la sfida della localizzazione, imperniata non sui bassi prezzi ma sull'esaltazione della specificità dei pro¬dotti unici, irripetibili e non duplicabili per i quali l'Italia è imbattibile".

On. Giuseppe Galati

L'on. Giuseppe Galati ha affermato che "il turismo è per il Sud una grande opportunità non colta in questi anni", rilevando che il flusso turistico diretto verso il Sud ipotizzato dal Convegno organizzato dall'Associazione Internazionale Magna Grecia è importantissimo, in quanto coinvolge alcune delle aree più sviluppate del pianeta quali gli USA, il Canada e l'Australia.
Galati ha evidenziato che il turismo di ritorno rappresenta un target verso il quale sia i governi regionali che quello nazio¬nale devono incentrare la propria azione. Il flusso turistico di ritorno può riguardare gli anziani, legato al clima e alle terme, la cultura, l'archeologia e i beni artistici, gli scambi universitari e l' agriturismo, ma può anche apportare investimenti nei settori produttivi. Dopo aver constatato che lo slogan lanciato cinque anni fa da Prodi "Mezzogiorno Florida d'Europa" è rimasto un sogno, che può però essere raggiunto, Galati ha rilevato che la Calabria ha inserito nel bilancio un capitolo specifico sul turismo di ritorno che diventerà strategico.

Sen. Salvatore Lauro

Il sen. Salvatore Lauro "imprenditore prestato alla politica" ha affermato di essere stato obbliga¬to a trasferire la sede della sua impresa prima in Inghilterra, poi a Malta e infine a Montecarlo, per potere continuare ad essere competitivo come armatore nei confronti dei suoi concorrenti, a dimostrazione della dicotomia esistente tra Paese reale e Paese virtuale, tra ciò che si dice in Parlamento e la realtà esterna.
"Occorre dunque fare le cose seriamente, perché l'Italia può vivere di turismo" ha affermato Lauro. Fra l'altro ha osservato che la legge-quadro non contemplai porti turistici e la nautica da diporto, che in Inghilterra e Francia godono di un abbattimento dell'Iva del 18% per cui si comperano barche là e non in Italia. Dopo aver rilevato che l'Italia è stata superata nel 2000 dalla Spagna "non perché questo sia un paese con imprenditori più capaci o bellezze superiori a quelle italiane ma perché funziona meglio avendo leggi che non bloccano l'attività d'impresa".
Ha concluso con "l'impegno a far sì che in futuro gli impren¬ditori — sia italiani che stranieri - investano di più nel Mezzogiorno, che da area depressa si trasformerà in area di svi¬luppo, l'unica in Italia ad avere questa possibilità in futuro".

On. Mario Tassone

L'on. Mario Tassone, giudica un grave errore "immaginare che il turismo sia ancora un comparto meno importante". Non è sufficiente razionalizzare alcuni flussi d'interventi ma si deve inserire il turismo in un contesto complessivo di politiche di sviluppo del paese in accordo anche con l'Europa". Tassone ha avvertito un grave deficit nell'utilizzo delle risorse finanziarie previste dall'Agenda 2000, dovuto all'assenza di una visione generale avanzata del turismo, con il rischio di riprodurre una cultura assisten ziale. L'Associazione Magna Grecia ha proposto un flusso turistico fuori stagione, un turismo legato alla cultura, ma "ciò investe anche le politiche ambientali, la qualità della vita, i trasporti, quindi il turismo deve essere visto in termini ampi, con una diversa presa di coscienza". Il prossimo Parlamento, ha concluso l'on. Tassone dovrà discutere seriamente di industria turistica che non è solo un rapporto tra imprenditori e assessorati regionali ma deve essere qualcosa di diverso, con una visione complessiva, con un forte richia¬mo ai beni culturali e un coordinamento, momento più esal¬tante di un impegno, soprattutto, di una politica di governo".

Direttore del progetto ritorno Giorgio Cuminatto

Nel suo intervento il direttore del Progetto Ritorno Giorgio Cumi¬natto ha voluto evidenziare in modo speciale come il Progetto sia diretto non solo verso gli oriundi d'origine italiana residen¬ti soprattutto nei Paesi d'oltre oceano, ma anche verso tutti coloro che si riconoscono nei valori della civiltà occidentale, affinché siano stimolati a ritornare a visitare l'area territoriale che ha dato le basi culturali alla civiltà occidentale, la Magna Grecia appunto, e recuperare così le loro radici culturali più profonde. Pertanto il Progetto Ritorno potrà essere proposto anche alle decine di milioni di abitanti degli Stati Uniti, Canada, Venezuela, Argentina, Brasile, Australia d'origine inglese, irlandese, francese, tedesca, spagnola, portoghese e così via
Per gli oriundi italiani, a questo messaggio relativo al recupero delle proprie radici culturali se ne aggiungerà un altro, ancora più pregnante, quello riferito anche al recupero delle proprie radici familiari.

COMUNICAZIONE

Dott. Amedeo Ottaviani, Pesidente dell’Enit

Devo dire che oggi il Sud è una grande realtà turistica. Ed aggiun¬go, anche, se la confrontiamo con altre realtà mediterranee.
C'è stato infatti un processo rile¬vante delle strutture turistiche negli ultimi dieci anni, l'economia turistica è cresciuta, l'occupazione si è ampliata e dunque nella formazione del prodotto interno delle regioni l'impresa turistica ha rafforzato il suo ruolo. Con particolare compiacimento aggiungo che questa evoluzione turistica meridionale è stata una grande freccia a nostra disposizione per migliorare i risultati di tutto il Paese nel settore turistico e per rafforzare immagine e competitività del sistema turistico nazionale.
Siamo ormai ai consuntivi del 2000 in tutti i campi e tutti i principali indicatori ci dicono che il 2000 è stato di conferma di un grande ciclo di sviluppo dell'incoming.
Se l'ISTAT ha calcolato un aumento del 8,3% delle presenze estere nelle strutture ricettive, dal canto suo l'Ufficio Italiano Cambi ha calcolato in 55.000 miliardi gli incassi valutari fino a novembre e noi pensiamo che per l'intero anno supereremo i 58.000 miliardi, con un aumento intorno al 12%.
L'Italia ha dunque consolidato la sua quota di mercato. E di ciò va dato merito alle regioni del Sud che hanno registrato un incremento delle presenze del 9.3% un tasso molto elevato. Emerge con chiarezza la grande attrazione culturale del nostro Sud. Il turismo culturale, storico e artistico rappre¬senta il 18,6% del flusso generale contro una media nazio¬nale del 15,2%.
Vorrei sottolineare che prevale il turismo balneare con il 33% delle presenze – contro una media nazionale del 19,7% - ma io sono convinto che anche chi sceglie il mare sa bene che il territorio offre straordinarie valenze culturali che arricchiscono le vacanze e il tempo libero rendendoli particolarmente stimolanti.
Dunque, il progetto di valorizzare il turismo culturale deve essere considerato prioritario. Così come lo considera l'ENIT che lo ha posto al centro delle sue strategie.
A tale scopo, abbiamo creato un'aggregazione di città, regioni, imprese, consorzi che operano in questo campo, che predispongono le condizioni di base per attirare il turismo cul¬turale e per gestirlo sul territorio.
Ad essi l'ENIT offre una grande alleanza intorno a progetti di promozione specifici che noi realizziamo in ben 30 paesi del mondo in modo sistematico, attraverso un utilizzo di tutte le leve della promozione che prevedono moderni siste¬mi di comunicazione e di marketing.
Quest' anno cureremo due grandi appuntamenti nazionali dei nostri operatorie delle nostre città d'arte con gli operatori internazionali. Mi riferisco ad Art Cities Exchange, la grande borsa del turismo che si svolgerà a Roma e la borsa delle città d'arte di Ferrara. Sono due eventi fondamentali per presentare l'offerta culturale del nostro Sud.
Ma avremo anche un impegno straordinario che è l'Anno dell'Italia in Giappone dove cureremo la promozione dell'immagine turistica del Paese in varie occasioni.
Ognuna di queste grandi iniziative vede affiancati l'ENIT e le regioni del Sud e questa conferma la nostra alleanza geneale con il Mezzogiorno per esaltare le sue potenzialità. Non posso non apprezzare perciò i progetti che siano finalizzati alla valorizzazione delle regioni meridionali sul mercato mondiale. E in questa prospettiva vedo con favore anche il progetto del turismo dei nostri connazionali sparsi nel mondo che sono grandi veicoli di italianità e di immagine, ma anche figli di una terra in cui ambiscono di ritornare e - nel caso delle nuove generazioni – di scoprire per la prima volta. Non vogliamo adagiarci sugli allori. Non ne avremmo nemmeno il tempo poiché la nostra è un'attività dinamica che ti obbliga a guardare sempre avanti. E avanti vediamo un Sud sempre più importante nel suo ruolo di nuova frontiera turistica nazionale ma vediamo anche tante cose non ancora fatte. Ne scelgo due.
La prima è un grande progetto di valorizzazione di tutte le risorse turistiche poiché non basta offrire mare e itinerari culturali ma dobbiamo ottimizzare i risultati dell'economia turistica ed aprire nuovi spazi nel turismo, valorizzando ogni risorsa disponibile.
Il secondo obiettivo è integrare il Sud nell'Europa ed in particolare nel sistema delle comunicazioni e dei trasporti.
Mi auguro perciò che la nuova legislatura sia la legislatura del turismo. Abbiamo una nuova legge quadro che è uno strumento per aggiornare la nostra organizzazione turistica. Ma il grande problema aperto sono le grandi strozzature nelle grandi vie di accesso al Sud e di circolazione aeroportuale, ferroviaria, autostradale, marittima. Veri e propri nodi critici dell'intero sistema turistico nazionale.
Questa è la grande sfida da affrontare. Avremo un Sud maturo quando sarà finalmente integrato pienamente nel mercato mondiale del turismo.

TESTIMONIANZA


Tina Polvani, Presidente Polvani tours

La mia esperienza di 46 anni di lavoro in campo turistico, si è svolta principalmente nel settore incoming, o ricettivo, ed esclusivamente nell'ambito dei paesi dell'America Latina. Argentina, Brasile, Uruguay, Cile Venezuela. Trovo perciò veramente encomiabile il “Progetto Ritorno” cioè il tornare nelle tante "piccole patrie" attraverso il turi¬smo e la cultura, per conoscere i luoghi di origine e per poterne potenziare così anche lo sviluppo economico. Per presentare al meglio questo progetto ai suoi potenziali utenti acquirenti, dividerei l'emigrazione degli italiani del sud verso le Americhe e principalmente verso l'America Latina, in due grandi cicli storici.
Il primo ciclo, senz'altro il più numeroso, quasi un esodo, va dalla fine dell'ottocento (dagli anni 80) alla prima guerra mondiale, con mini flussi tra le due guerre.
Il secondo ciclo inizia con il secondo dopo guerra sino ai nostri giorni.
Durante il primo ciclo, quello dell'emigrazione principalmente contadina, la provenienza era dalle regione Calabria, Campania, Basilicata, Sicilia, forse un po' minore dalla Puglia e dalla Sardegna.
Molto forte anche il flusso proveniente dal Veneto.
Questi nostri nonni e bisnonni, semplici ancora, superstiziosi, con poca o nessuna istruzione, al di fuori della saggezza innata del contadino, che non avevano visto niente altro se non il loro piccolo "paesello" ( gli uomini qualcosa in più perché il servizio militare serviva a far conoscere altri luo-ghi dell'Italia), avevano però tanta voglia di lavorare, avevano alle spalle tanta fame e principalmente avevano tanto coraggio (forse ne hanno avuto più le donne che gli uomini), erano, insomma, come si diceva una volta, poveri ma galantuomini.
Qualcuno è tornato in Italia. Gli altri hanno lavorato duramente, hanno fatto figli, li hanno faticosamente fatti studiare, e il lavoro di almeno due generazioni è stato determinante, decisivo per lo sviluppo, il "desarrollo" di questi luoghi lontani e per farli diventare i grandi paesi che sono oggi.
Moltissimi di questi sono tornati per combattere nelle prima guerra mondiale per la Patria, l'Italia, che pur non era stata benigna nei loro confronti.
Negli anni Venti, dopo la prima guerra mondiale, c'è stato un altro flusso di emigrazione, con dei picchi abbastanza alti che sono diminuiti sino a scomparire quasi completamente negli anni trenta, sino alla seconda guerra mondiale.
Nel secondo dopo guerra, l'emigrazione è stata più tecnica, esportavamo anche esperienza, tecnologia, non più solo braccia. E' stata molto spesso politica. In questo periodo assai forte è stata l'emigrazione verso il Venezuela. Tutti veramente tutti, sono rimasti attacati, abbarbicati per anni alla loro patria: l'Italia.
Cosa ha fatto l'Italia di questi ultimi 50 anni, l'Italia nata dopo la seconda guerra mondiale, cresciuta nei primi anni del dopoguerra anche con gli introiti delle rimesse degli emigranti che permettevano alle famiglie rimaste in Italia di mangiare e far studiare i figli, l'Italia cresciuta anche con le entrate del settore turistico che cominciavano ad affluire nelle casse dello Stato?
Cosa ha fatto la ricca Italia di questi ultimi anni per investire in paesi con popolazioni in prevalenza di origine italiana? Assai poco.
Ancora oggi non abbiamo dato loro il voto. E purtroppo la loro italianità si è un po' spenta. Eppure sono stati loro i veri italiani. La terza e la quarta generazione sono ormai argentini, sono ormai argentini, brasiliani, venezuelani.
Come fare oggi per recuperare questo enorme materiale umano, che pur essendo cittadino di altri continenti e altri paesi, ha conservato l'amore per l'Italia?
In tanti anni di lavoro con l'America Latina, mentre i turisti con passaporto italiano diminuivano e aumentavano quelli con passaporto argentino, Brasiliano, Venezuelano etc. ma con cognome ancora italiano, ho sempre sentito dire con orgoglio "mi abuelo era de _" "o meo pai naceu..." etc. etc.
Allora L'Italia deve recuperare sia i cinquantenni, i sessantenni, sia i giovani che purtroppo sono più attratti dal Nord America che dall'Europa. Possiamo farlo con l'informa¬zione, però tutto sarà inutile se l'Italia del sud non avrà finalmente ciò che più le manca, le strutture: strade, autostrade, aeroporti, sicurezza, servizi. L'informazione è altrettanto importante specie quella mediatici: la telenovela Terra Nostra ha suscitato in Brasile, un interesse enorme verso l'Italia. Perciò maggiori accordi tra le televisioni dei vari paesi, maggiori servizi non solo sulle bellezze dell'Italia ma anche sulla gente, come vive, come veste, come mangia.
La formazione è importantissima, dovremmo far conoscere meglio la lingua italiana (pensate a cosa ha fatto la Dante Alighieri sino a poco tempo fa) con dei corsi gratuiti da farsi presso i consolati o le ambasciate italiane, con viaggi premio per conoscere l'Italia e le piccole patrie dell'Italia. i ragazzi molto spesso infatti conoscono meglio il dialetto imparato dai loro nonni che l'italiano, e per questo leggono meno la nostra letteratura.
Tra l'altro la difesa della nostra lingua è importantissima, di fronte alla aggressività, alla capacità e alla ricchezza di mezzi delle altre due lingue neolatine: lo spagnolo. Facciamo conoscere loro la Magna Grecia, dalla Campania alla Sicilia, dove sono i più importanti siti archeologici della cultura greco-romana, ma facciamo anche conoscere i negozi di Positano, la musica di Ravelli, le ceramiche siciliane, il mare impossibilmente bello e pulito della Calabria, lo splendore barocco della Sicilia, ma invitiamoli anche nelle nostre case per far vedere come si fa e si mangia la pasta, come si seccano i pomodori, come si raccolgono le olive, come alcune tradizioni della vita quotidiana sono rimaste uguali a quelle dei loro nonni.
Però mostriamo anche loro il principale porto per i contenier che è quello di Taranto, le industrie alimentari, manifatturie¬re.
Le strutture ovvero la mancanza di strutture, sono il grosso problema che c'è da Salerno in giù.
Le ferrovie sono vergognose, l'autostrada Salerno-Reggio Calabria è l'autostrada della morte, gli aeroporti non sono sufficienti.
Forse sarebbe l'ora che la Politica, con la P maiuscola, non i politici, si occupasse finalmente e veramente della Magna Grecia.

Avv. Ferdinando Gargano

Un avvocato Gargano interviene in nome del Vice Presidente della Regione Campania, Antonio Valiante, al quale non è stato possibile partecipare per improrogabili impegni istituzionali. Dopo avere rivolto all'assemblea i saluti dell'Amministrazione regionale, l'avvocato Gargano ricorda come la Regione Campania sia stata tra le prime istituzioni locali ad avere aderito alle iniziative organizzate dall'Associazione Internazionale Magna Grecia, considerate tanto meritorie da indurre la programmazione di una partecipazione fattiva e consistente della Regione Campania allo svi-luppo delle future iniziative dell'Associazione ed in particolare del Progetto Ritorno, nel quadro delle disponibilità finanziarie attingibili dall'Agenda 2000/2006. Di fatto, l'Amministrazione regionale della Campania condivide il convincimento di cui è permeato il Progetto Ritorno, che il patrimonio artistico-culturale del Mezzogiorno abbia la potenzialità di dare vita ad un imponente flusso turistico che deve essere considerato non più un settore del terziario ma una vera e propria industria: la prima del meridione.
Luciano Bazzoli Vicepresidente Federalberghi
300.000 imprese, 2.000.000 milioni di addetti, 140.000 miliardi di fatturato annuo, 23.000 miliardi di saldo valutario attivo: sono questi dati, pubblicati nel documento "Le sta¬gioni dello sviluppo" prodotto dalla Federalberghi, che pongono il settore turistico allo stesso livello di importanza del-'industria, del commercio, dell'agricoltura per il saldo economico nazionale, tenuto conto, peraltro, che negli ultimi anni il turismo ha garantito la crescita economica e l'occu¬pazione, creando più lavoro di qualunque altro settore.
La competizione globale nel turismo è la capacità del sistema paese di tradurre le risorse a disposizione in un offerta imprenditoriale appetibile e concorrenziale avendo cura, al contempo, di tutelarle e valorizzarle.
È compito precipuo della promozione pubblica creare un immagine coerente e articolata del turismo italiano per incentivarne la capacità di offerta, in particolare per le risor¬se del Mezzogiorno che è la parte debole del sistema.
La destagionalizzazione del turismo nel Meridione provocherebbe uno sviluppo importante dell'attività in quell'area, ma è necessario sottolineare che – pur in un momento di crescita del comparto turistico, però non facilmente ripetibile in futuro e che comunque ci vede superati dalla Spagna – è opportuno porsi l'obiettivo di correggere i fattori negativi dello sviluppo: i trasporti, la carenza di mano d'opera qualificata, il carico fiscale, gli oneri sociali e, per finire, il costo del denaro.

CONCLUSIONI


On. Giuseppe Gargani, Presidente della Commissione Cultura del Parlamento Europeo

A conclusione del convegno il presidente della Commissione Cultura del Parlamento Europeo Giuseppe Gargani - rife¬rendosi agli scopi e alla funzione dell'Associazione illustrate dal suo presidente Nino Foti in apertura del Convegno –ha giudicato encomiabile il Progetto Ritorno "perché indica non una rivendicazione ma una strategia nella quale inserire e fare valere un patrimonio culturale che nessun altro al mondo ha". Riferendosi all'Europa e all'Agenda 2000 ha poi affermato che "se è vero che il grande escluso del turismo italiano è il Mezzogiorno, è altresì vero che dopo 50 anni il "problema rivendicazione" per il Mezzogiorno come tale non esiste più, è superato dalla storia e risolto dai governi dei primi 50 anni. Il Mezzogiorno era un'area depressa che doveva rivendicare, aveva bisogno di statalismo e assistenzialismo, per avere la possibilità di camminare e svilupparsi. Oggi o l'organismo marcia e si sviluppa come tale oppure non ha possibilità di sviluppo in un contesto europeo". Gargani ha poi osservato che "in Europa non ci siamo perché non siamo protagonisti di progetti e non utilizziamo i finanziamenti e ciò costituisce una condanna della politica nel suo complesso, sia nazionale che locale, mentre la Spagna utilizza tutti i finanziamenti disponibili perché presenta progetti, lottando contro l'euroburocrazia ma essendo protagonista di buoni progetti e di interventi continui".
Gargani ha poi ricordato che la cultura non è un concetto astratto perché l'Europa nell'Agenda 2000 ha previsto finan¬ziamenti per 29 miliardi di euro, 22 in più rispetto al perio¬do precedente e la cultura connessa al turismo rientra in que¬sta strategia. "Non dobbiamo ignorare che nel 1999 l'Euro¬pa ha avuto una svolta e comincia ad essere una realtà, con un parlamento che funziona e con una dialettica con la Commissione, e nel 2002 la moneta unica unificherà fortemente l'Europa, quindi ogni progetto se non ha una dimensione europea, un riferimento europeo, non può essere reale, non può determinare sviluppo. Il Mezzogiorno possiede le infrastrutture basiche, presupposto per lo sviluppo e deve partecipare alla marcia con progetti validi, di fronte alla concorrenza che esiste in Europa perché altrimenti non risolveremo nessun problema, anche se ci fosse un grande assistenzialismo. L'Associazione Internazionale Magna Grecia - sottolineo internazionale - attua un grande ed encomiabile sforzo per inserire questa problematica in una dimensione strategica e di progetto, ed il Progetto Ritorno si inserisce correttamente nell'Agenda 2000, per la sua capacità vera di porsi strategicamente, con un forte richiamo internazionale e non chiedendo un contributo come certi sindaci per la festa patronale e quindi merita il sostegno dei nostri europarlamentari e dello stesso Prodi".
Gargani ha concluso "plaudendo fortemente sul piano personale all'iniziativa e soprattutto ai progetti che l'Associazione elabora, non nello spirito della nostalgia o della grande storia cui partecipiamo: in Europa tutti sanno che il patrimonio artistico si trova in Italia e quando si delinea un'iniziativa nel campo della cultura e dell'arte il pensiero di tutti corre immediatamente all'Italia. Il problema è essere presenti con iniziative concrete e l'Associazione ha tutte le carte in regola per potere fare questo salto in avanti superando l'idea vecchia di un Mezzogiorno che rivendica ma che invece vuole essere protagonista e che propone progetti validi".