Le giornate della cultura italiana a New York


IN COLLABORAZIONE CON LA REGIONE CALABRIA, FINMECCANICA E LA S.BARBARA ART FUNDATION, SI È SVOLTA A NEW YORK LA PRIMA EDIZIONE DELLA MANIFESTAZIONE PROMOSSA E ORGANIZZATA DALL'AIMG. DI SCENA I BRONZI DI RIACE, PATRIMONIO DELLA CULTURA MONDIALE.

L'idea è stata di Gerardo Sacco, l'orafo di Crotone che soprattutto dalla cultura della Magna Grecia ha tratto e trae ispirazione per "inventare" i suoi gioielli. A Sacco, che è nato ed opera nella città calabrese sede di una delle polis più potenti (sconfisse Sibari) e culturalmente più avanzate della Magna Grecia, era stato chiesto di progettare il carro che la Regione Calabria, accogliendo una proposta dell'Associazione Internazionale Magna Grecia, aveva deciso di fare sfilare a New York, sulla Quinta Strada, per la parata del Columbus Day. E l’orafo crotonese ha mirabilmente ed efficacemente riunito in un suggestivo assemblaggio Pitagora ed i Bronzi di Riace, due simboli mitici della civiltà della Magna Grecia, "adottati" come testimoniai della Calabria che si apre al mondo, soprattutto allo sconfinato continente americano per stabilire un rapporto di cooperazione e di scambi. Sacco ha così immaginato un'imbarcazione assai simile a quella che gli antichi mercanti delle colonie magnogreche sviluppatesi sulla costa orientale della Calabria usavano per i loro commerci nel Mediterraneo. L'imbarcazione è spinta sulle onde da una grande vela, su cui campeggiano in sequenza i segni geometrici dei teoremi pitagorici e dentro ciascun segno un frammento delle due maestose statue esposte nel Museo Nazionale della Magna Grecia a Reggio Calabria. Tanti segni e tante immagini per ricomporre un puzzle assai originale, che ha fatto segno. Il carro della Calabria, se ha inorgoglito la numerosa comunità di origine calabrese non solo della metropoli statunitense, ha molto incuriosito i tanti newyorchesi che hanno assistito alla parata. Pitagora ed i suoi teoremi sono certamente conosciuti (e studiati) anche oltre Atlantico, ma lì sono molto pochi quelli che sanno che Pitagora è vissuto e la sua scuola si è sviluppata più di 2500 anni fa a Crotone, in questo piccolo fazzoletto di terra lungo la costa fonica della Calabria. Così come pochi sono a New York e negli USA quelli che conoscono il grande patrimonio di opere d'arte conservate nel museo di Reggio e negli altri musei e luoghi della Calabria, un patrimonio che ha nei Bronzi di Riace l'opera di mag¬giore pregio. Un operatore turistico di New York, di origini italiane, raccontava l'anno scorso di avere inserito qualche tempo fa la Calabria nel catalogo delle sue offerte di viaggio e di essere stato poi costretto a cancellarla perché la gente ne ignorava l'esistenza ed i motivi di attrazione. Appunto per fare conoscere questo patrimonio e stimolare l'interesse di uno dei mercati più ricchi e degli stessi italo¬americani, la Regione ha raccolto l'idea dell'Associazione Internazionale Magna Grecia, che, nell'inaugurare quest'anno le Giornate della Cultura Italiana a New York, ha anche sperimentato, con questa iniziativa dedicata alla Calabria, il progetto d'area, concepito, ha spiegato il presidente Nino Foti, per valorizzare nel mondo le molte potenzialità, non solo culturali, dei diversi territori italiani, con un occhio di riguardo naturalmente per i comprenso¬ri nei quali si è sviluppata la civiltà magnogreca. E così, in occasione del Columbus Day, i Bronzi di Riace, ma non solo, hanno tenuto banco a New York anche nei giorni immediatamente precedenti la parata sulla Quinta Strada. In un albergo di Manhattan una mostra ha esposto una lunga sequenza di immagini delle due statue, mentre in una sala attigua si è parlato del loro ritrovamento trent'anni fa sui fondali del mare Jonio al largo di Riace, del difficile lavoro di restauro compiuto a Firenze, della complessa opera di conservazione eseguita in anni più recenti anche con sofisticate apparecchiature e finanziata da Finmeccanica (ne ha parlato il vice presidente della Corporate Di Sorte) e soprattutto della loro provenienza. L'archeologia ufficiale (se ne è fatto interprete il dott. Pasquale Dapoto direttore della sovrintendenza archeologica di Reggio) sostiene che i due bronzi sono opera di scultori dell'antica Grecia. Studiosi calabresi (lo ha sostenuto a New York con l'ausilio di audiovisivi lo scultore Nik Spatari, fondatore del museo S. Barbara di Mammola) sostengono invece che le due opere sono state realizzate da artisti locali, scultori di scuola magnogreca e che sono finite in mare più di 2000 anni fa mentre dalla Calabria venivano portate chi sa dove. Nik Spatari anzi avanza l'ipotesi che nel restauro a Firenze sia stato "stravolto" l'atteggiamento del viso dei due guerrieri: secondo l'artista di Mammola avrebbero avuto un volto sorridente come tutte le sculture dell'epoca rinvenute in Calabria e non già quello austero e cupo che è possibile oggi osservare.
A New York, tuttavia, non si è solo parlato dei Bronzi di Riace. La delegazione del governo calabrese, composta dagli assessori regionali Saverio Zavettieri ed Umberto Pirilli, ha avuto, insieme a Nino Foti, importanti incontri presso il Consolato d'Italia, presso l'Enit, all'Astoria Waldorf Hotel per il gran gala, nella sede della Columbus Foundation, la prestigiosa istituzione italo – americana che da tempo ha stabilito ottimi rapporti di collaborazione con l'Associazione Magna Grecia e che ogni anno, nella seconda domenica d'ottobre celebra l'orgoglio italiano nel nome di Cristoforo Colombo. Zavettieri e Pirilli hanno per così dire "venduto" la Calabria in tutti i suoi aspetti, culturali ed economici, sottolineando per gli esponenti della cultura, del mondo produttivo e manageriale della Grande Mela e per le stesse comunità italo - americane i tanti elementi di richiamo per flussi turistici consistenti e le molte potenzialità presenti sul territorio regionale. Temi che hanno ripreso e illustrato nei colloqui che hanno avuto con il Ministro per lo Sviluppo Economico dello Stato di New York, Charles Gargano, con il presidente della Columbus Foundation Lawrence Auriana e con il presidente della NIAF Frank Guarini.
"Abbiamo riscontrato grande interesse - hanno commen¬tato i due esponenti del governo calabrese prima di lasciare New York - non solo per la nostra storia, che ha radici millenarie, ma anche per il ruolo strategico della nostra regione nell'area del Mediterraneo. E' naturalmente un altro seme che è stato lanciato e che può dare buoni frutti se, come è nei nostri intendimenti ed auspici, sarà intelligentemente coltivato".