Si è svolta a Buenos Aires la VII edizione della Settimana Italiana della Magna Grecia.
Buenos Aires - L'uomo è fermo sul marciapiede, in mano una bottiglia di mezzo litro di acqua minerale. E' alto, magro, può avere quarant'anni o poco più, ha un aspetto distinto, il viso sofferente. Il marciapiede è quello della strada principale della Recoleta, il quartiere in della capitale federale, popolato di bar e ristoranti, negozi lussuosi, grande folla, molti turisti e molti argentini. Maria Pantuso figlia di un calabrese di Savelli, una ballerina di tango mi dice: "hai visto quella donna con la carrozzina da neonato e tre bimbetti? E' la sua famiglia, un'altra famiglia senza casa, che vive sul marciapiede, questa sera qui alla Recoleta, domani chissà dove, a Corrientes o a Florìda". Qualche giorno prima, al circolo italiano, avevo rivisto un calabrese d'Argentina, Laino, originario di un paese della costa tirrenica cosentina. Lo avevo conosciuto 18 anni fa, in occasione di Italiani 86, gestiva, in quegli anni una catena di ristoranti a Buenos Aires ed a Mar de la Plata. Adesso non fa più il ristoratore, ha acquistato 40 ettari di terra, alla periferia della capitale argentina, e vi ha costruito una residenza per anziani calabresi ed italiani. Mi ha raccontato che il giorno prima i suoi collaboratori avevano raccolto due anziani allo stremo delle forze che vivevano sotto un ponte.
E' anche questo uno dei volti dell'Argentina del nuovo millennio, di questo grande e ricco paese travolto all'inizio del nuovo secolo dalla crisi più grave e drammatica della sua storia. Che sta adesso tentando, fra mille problemi e infinite difficoltà, di risalire la china, un percorso tutto in salita e tuttavia segnato da una forte volontà di riscatto e di rinascita. E' stato detto che l'anno scorso il prodotto interno lordo dell'Argentina è cresciuto di oltre l'otto per cento, una percentuale di crescita a livello cinese, una goccia nel baratro dell'economia argentina che d'un colpo ha perso la metà del suo reddito nazionale e tuttavia un segnale incoraggiante, la conferma che è stato avviato un processo virtuoso di crescita con il sistema produttivo che ha ripreso a camminare e soprattutto con il rilancio dell'offerta turistica fortemente sospinta da condizioni straordinariamente favorevoli del cambio. Un soggiorno oggi a Buenos Aires od a Cordova costa per un americano del nord o per un europeo davvero pochi dollari e una manciata di euro. Ciononostante gran parte della gente vive con 600 pesos al mese, poco meno di 180 euro, è ritenuto fortunato chi guadagna 2000 pesos, circa 600 euro, quasi l'importo di una pensione sociale italiana.
Questo spiega perché gli italiani d'Argentina, che sono la metà dell'intera popolazione del paese, chiedono all'Italia una mano che non sia soltanto assistenziale. Anche se al momento di assistenza queste nostre comunità hanno estremo bisogno ed in questo senso molto stanno facendo le regioni. Prima fra tutte la Calabria, intervenuta, nella fase calda della crisi, con un consistente contributo del governo regionale, distribuito alle famiglie più bisognose attraverso le autorità consolari, e adesso con una convenzione per l'assistenza sanitaria, limitata nel tempo, agli anziani più indigenti della comunità calabrese stipulata, in applicazione di una legge regionale, con il più antico poliambulatorio di Buenos Aires dal presidente del consiglio regionale Luigi Fedele, presenti i rappresentanti di tutti i gruppi consiliari dell'assemblea calabrese.
Dice il presidente del consiglio generale dell'emigrazione e presidente della Camera di Commercio italo - argentina, Pallàro, un veneto che in Argentina vive da molti anni e che presiede anche la federazione delle oltre mille associazioni italiane, che la comunità ha bisogno della solidarietà del paese e delle regioni d'origine ma che non basta, che c'è bisogno di sviluppare il partenariato, di avviare nuovi rapporti commerciali attraverso lo scambio merci, i prodotti argentini in cambio di macchinari e di tecnologie, di impegnare le singole regioni a promuovere iniziative di reciproco vantaggio e di comune interesse, fiduciosi dall'una e dall'altra parte nella sicura ripresa dell'economia argentina.
Ed appunto per testimoniare fiducia e speranza nella rina¬scita di questo paese l'Associazione Internazionale Magna Grecia è tornata, con una qualificata delegazione, a Buenos Aires, nonostante le perplessità delle autorità diplomatiche italiane che temevano chissà quali disastri. Ed invece la scelta del presidente dell'associazione Nino Foti e dei suoi collaboratori si è rivelata opportuna ed anche proficua per le riflessioni e le indicazioni che ha proposto. Il fantasma dei bond argentini che aveva alimentato qualche paura, non ha minimamente né turbato né riscaldato il clima degli incontri, che invece hanno consentito un civile confronto sui temi istituzionali (il diritto di voto e la previdenza sociale), su quelli economici e su quelli culturali della riscoperta delle radici anche ai fini di più intensi flussi turistici. La questione delicata e complessa dei bond esiste e nessuno, né da parte italiana né da parte argentina l'ha rimossa, ma non è stata drammatizzata. Anzi un deputato del congresso argentino, il radicale Storani, ha riconosciuto l'esigenza di onorare l'impegno ma ha chiesto tolleranza in attesa di una pianificazione dei rimborsi legata all'andamento dell'economia argentina. Il dibattito, semmai, si è concentrato su questioni centrali di questa fase decisiva del dopo - crisi. Anche gli italiani d'Argentina, al pari di tutte le altre comunità italiane all'estero, si apprestano a votare per il Parlamento italiano. Una opportunità da non sprecare, hanno detto Nino Foti ed il vice ministro alle infrastrutture Mario Tassone, spiegando che non basta eleggere dodici deputati e sei senatori per dare voce all'altra Italia ma che occorre costruire una strategia di crescita complessiva attorno al diritto di voto, che coniughi efficacemente le esigenze italiane e quelle delle comunità all'estero, che rappresentano per l'Italia un prezioso valore aggiunto, ha osservato dal canto suo il sottosegretario ai beni culturali Nicola Bono, al quale l'associazione ha consegnato il premio Magna Grecia, una splendida creazione dell'orafo di Crotone Gerardo Sacco, per il sostegno alla diffusione nel mondo della cultura italiana. Bono era arrivato a Buenos Aires da Tuchuman, dove aveva consegnato oltre trecento volumi di autori italiani a quella università.
C'è in Argentina, si diceva, fiducia nella ripresa 'e c'è voglia di impresa. Il governatore della provincia di Cordova, De La Sota, che ha ricevuto il premio Magna Grecia per il sostegno alla comunità italiana della sua regione, la più industrializzata del paese, promette grandi agevolazioni a chi investe nel territorio della sua provincia, esonero delle tasse, energia elettrica a metà prezzo, crediti agevolati, canali preferenziali per gli adempimenti burocratici. Ma intanto, è stato osservato, occorre modificare ed aggiornare la legislazione, intervenire sul fronte del credito, soprattutto occorre sviluppare la cultura dell'impresa di gruppo per fare avanzare la logica della filiera, ha raccomandato il sottosegretario alle attività produttive Giuseppe Galati, per il quale è anche necessario riconsiderare i rapporti fra Italia ed Argentina promuovendo fra l'altro la collaborazione fra università per centri di ricerca che operino in stretto legame con le esigenze dei rispettivi territori. Non solo. Il presidente dell'Inail, Vincenzo Mungari, ha parlato dell'assicurazione obbligatoria per gli infortuni sul lavoro ed ha illustrato l'esperienza italiana per indicare all'Argentina un modello da imitare a tutela della salute dei lavoratori. Mentre il direttore generale della presidenza del Consiglio, Giorgio Riondino, capo della segreteria della conferenza stato - autonomie locali, è tornato sul dramma della disoccupazione che colpisce molti giovani della comunità italiana, proponendo il riconoscimento in Italia del titolo di studio argentino per favorire il ritorno in Italia di quanti lo richiedono anche per lavori stagionali.
di Enzo Arcuri
Buenos Aires - L'uomo è fermo sul marciapiede, in mano una bottiglia di mezzo litro di acqua minerale. E' alto, magro, può avere quarant'anni o poco più, ha un aspetto distinto, il viso sofferente. Il marciapiede è quello della strada principale della Recoleta, il quartiere in della capitale federale, popolato di bar e ristoranti, negozi lussuosi, grande folla, molti turisti e molti argentini. Maria Pantuso figlia di un calabrese di Savelli, una ballerina di tango mi dice: "hai visto quella donna con la carrozzina da neonato e tre bimbetti? E' la sua famiglia, un'altra famiglia senza casa, che vive sul marciapiede, questa sera qui alla Recoleta, domani chissà dove, a Corrientes o a Florìda". Qualche giorno prima, al circolo italiano, avevo rivisto un calabrese d'Argentina, Laino, originario di un paese della costa tirrenica cosentina. Lo avevo conosciuto 18 anni fa, in occasione di Italiani 86, gestiva, in quegli anni una catena di ristoranti a Buenos Aires ed a Mar de la Plata. Adesso non fa più il ristoratore, ha acquistato 40 ettari di terra, alla periferia della capitale argentina, e vi ha costruito una residenza per anziani calabresi ed italiani. Mi ha raccontato che il giorno prima i suoi collaboratori avevano raccolto due anziani allo stremo delle forze che vivevano sotto un ponte.
E' anche questo uno dei volti dell'Argentina del nuovo millennio, di questo grande e ricco paese travolto all'inizio del nuovo secolo dalla crisi più grave e drammatica della sua storia. Che sta adesso tentando, fra mille problemi e infinite difficoltà, di risalire la china, un percorso tutto in salita e tuttavia segnato da una forte volontà di riscatto e di rinascita. E' stato detto che l'anno scorso il prodotto interno lordo dell'Argentina è cresciuto di oltre l'otto per cento, una percentuale di crescita a livello cinese, una goccia nel baratro dell'economia argentina che d'un colpo ha perso la metà del suo reddito nazionale e tuttavia un segnale incoraggiante, la conferma che è stato avviato un processo virtuoso di crescita con il sistema produttivo che ha ripreso a camminare e soprattutto con il rilancio dell'offerta turistica fortemente sospinta da condizioni straordinariamente favorevoli del cambio. Un soggiorno oggi a Buenos Aires od a Cordova costa per un americano del nord o per un europeo davvero pochi dollari e una manciata di euro. Ciononostante gran parte della gente vive con 600 pesos al mese, poco meno di 180 euro, è ritenuto fortunato chi guadagna 2000 pesos, circa 600 euro, quasi l'importo di una pensione sociale italiana.
Questo spiega perché gli italiani d'Argentina, che sono la metà dell'intera popolazione del paese, chiedono all'Italia una mano che non sia soltanto assistenziale. Anche se al momento di assistenza queste nostre comunità hanno estremo bisogno ed in questo senso molto stanno facendo le regioni. Prima fra tutte la Calabria, intervenuta, nella fase calda della crisi, con un consistente contributo del governo regionale, distribuito alle famiglie più bisognose attraverso le autorità consolari, e adesso con una convenzione per l'assistenza sanitaria, limitata nel tempo, agli anziani più indigenti della comunità calabrese stipulata, in applicazione di una legge regionale, con il più antico poliambulatorio di Buenos Aires dal presidente del consiglio regionale Luigi Fedele, presenti i rappresentanti di tutti i gruppi consiliari dell'assemblea calabrese.
Dice il presidente del consiglio generale dell'emigrazione e presidente della Camera di Commercio italo - argentina, Pallàro, un veneto che in Argentina vive da molti anni e che presiede anche la federazione delle oltre mille associazioni italiane, che la comunità ha bisogno della solidarietà del paese e delle regioni d'origine ma che non basta, che c'è bisogno di sviluppare il partenariato, di avviare nuovi rapporti commerciali attraverso lo scambio merci, i prodotti argentini in cambio di macchinari e di tecnologie, di impegnare le singole regioni a promuovere iniziative di reciproco vantaggio e di comune interesse, fiduciosi dall'una e dall'altra parte nella sicura ripresa dell'economia argentina.
Ed appunto per testimoniare fiducia e speranza nella rina¬scita di questo paese l'Associazione Internazionale Magna Grecia è tornata, con una qualificata delegazione, a Buenos Aires, nonostante le perplessità delle autorità diplomatiche italiane che temevano chissà quali disastri. Ed invece la scelta del presidente dell'associazione Nino Foti e dei suoi collaboratori si è rivelata opportuna ed anche proficua per le riflessioni e le indicazioni che ha proposto. Il fantasma dei bond argentini che aveva alimentato qualche paura, non ha minimamente né turbato né riscaldato il clima degli incontri, che invece hanno consentito un civile confronto sui temi istituzionali (il diritto di voto e la previdenza sociale), su quelli economici e su quelli culturali della riscoperta delle radici anche ai fini di più intensi flussi turistici. La questione delicata e complessa dei bond esiste e nessuno, né da parte italiana né da parte argentina l'ha rimossa, ma non è stata drammatizzata. Anzi un deputato del congresso argentino, il radicale Storani, ha riconosciuto l'esigenza di onorare l'impegno ma ha chiesto tolleranza in attesa di una pianificazione dei rimborsi legata all'andamento dell'economia argentina. Il dibattito, semmai, si è concentrato su questioni centrali di questa fase decisiva del dopo - crisi. Anche gli italiani d'Argentina, al pari di tutte le altre comunità italiane all'estero, si apprestano a votare per il Parlamento italiano. Una opportunità da non sprecare, hanno detto Nino Foti ed il vice ministro alle infrastrutture Mario Tassone, spiegando che non basta eleggere dodici deputati e sei senatori per dare voce all'altra Italia ma che occorre costruire una strategia di crescita complessiva attorno al diritto di voto, che coniughi efficacemente le esigenze italiane e quelle delle comunità all'estero, che rappresentano per l'Italia un prezioso valore aggiunto, ha osservato dal canto suo il sottosegretario ai beni culturali Nicola Bono, al quale l'associazione ha consegnato il premio Magna Grecia, una splendida creazione dell'orafo di Crotone Gerardo Sacco, per il sostegno alla diffusione nel mondo della cultura italiana. Bono era arrivato a Buenos Aires da Tuchuman, dove aveva consegnato oltre trecento volumi di autori italiani a quella università.
C'è in Argentina, si diceva, fiducia nella ripresa 'e c'è voglia di impresa. Il governatore della provincia di Cordova, De La Sota, che ha ricevuto il premio Magna Grecia per il sostegno alla comunità italiana della sua regione, la più industrializzata del paese, promette grandi agevolazioni a chi investe nel territorio della sua provincia, esonero delle tasse, energia elettrica a metà prezzo, crediti agevolati, canali preferenziali per gli adempimenti burocratici. Ma intanto, è stato osservato, occorre modificare ed aggiornare la legislazione, intervenire sul fronte del credito, soprattutto occorre sviluppare la cultura dell'impresa di gruppo per fare avanzare la logica della filiera, ha raccomandato il sottosegretario alle attività produttive Giuseppe Galati, per il quale è anche necessario riconsiderare i rapporti fra Italia ed Argentina promuovendo fra l'altro la collaborazione fra università per centri di ricerca che operino in stretto legame con le esigenze dei rispettivi territori. Non solo. Il presidente dell'Inail, Vincenzo Mungari, ha parlato dell'assicurazione obbligatoria per gli infortuni sul lavoro ed ha illustrato l'esperienza italiana per indicare all'Argentina un modello da imitare a tutela della salute dei lavoratori. Mentre il direttore generale della presidenza del Consiglio, Giorgio Riondino, capo della segreteria della conferenza stato - autonomie locali, è tornato sul dramma della disoccupazione che colpisce molti giovani della comunità italiana, proponendo il riconoscimento in Italia del titolo di studio argentino per favorire il ritorno in Italia di quanti lo richiedono anche per lavori stagionali.
di Enzo Arcuri



