All'Italia chiediamo...


Vengo dallo Zulia che è uno degli stati della circoscrizione consolare di Maracaibo, è praticamente il polmone economico del Venezuela, pompiamo petrolio, alimentiamo l'economia venezuelana che purtrop¬po si fonda sul tuono prodotto, il petrolio appunto. Ci sono due COMITES in Venezuela, quello della circoscrizione consolare di Maracaibo e della circoscrizione consolare di Caracas, ma la questione della emigrazione è una sola perché le problematiche sono le stesse. È un pacchetto abbastanza voluminoso, si è andato ingrassando nel tempo: c'è il voto, ma non è il problema più importante per noi, non risolverà i nostri problemi, però è un diritto e come tale noi vogliamo poterlo esercitare. Abbiamo la legge quadro Stato Regioni, l'aspettiamo da tre decenni, per uniformare le previdenze e le provvidenze a favore dell'emigrazione italiana. Ogni regione legifera per suo conto, ed è ovvio che sia così, ma ci sono problemi che vanno risolti, per questo sollecitiamo la convocazione da parte del Presidente del Consiglio della Conferenza Stato, Regioni, Provincie Autonome e CGE.

Per noi è anche vitale la riforma dei centri di cultura che veda coinvolto anche il Ministero della Pubblica Istruzione e dell'educazione, così come è importante la riforma dei patronati, che dovranno coadiuvare i consolati che sono oberati di lavoro con queste code veramente indegne dell'emigrazione. Ed ancora la proroga alla riforma dei COMITES era in dirittura di arrivo e finalmente avrebbe sanato e colmato alcuni aspetti veramente negativi, avrebbe dato ai COMITES dignità di interlocutori con le reti diplomatiche consolari, dignità che noi attualmente non abbiamo, come se fossimo sotto libertà vigilata. Noi rivendichiamo autonomia, vogliamo essere i rappresentanti politici della nostra collettività. Chiediamo anche la riforma del CGE con l'elezione diretta dei consiglieri e la proroga della validità dei passaporti da cinque a dieci anni che non solo allevierebbe di molto i lavori delle sedi consolari ma eviterà tanti e gravi disagi all'emigrazione soprattutto in territori vasti come questo del Venezuela. La riforma della rete consolare non può più attendere è obsoleta, assistiamo alla chiusura di sedi consolari, noi in Venezuela invece chiediamo e torniamo a chiederla la riapertura di due sedi consolari di prima categoria,. a Valencia e nella città di Merida.

Le agenzie consolari non hanno alcun potere amministrativo e pertanto siamo costretti a lunghi viaggi con alti costi economici, è insostenibile questa situazione. Chiediamo che per l'aggiornamento dell'anagrafe, importante per l'esercizio del voto, vengano destinate alle nostre sedi consolare, adeguate risorse finanziarie così come è necessaria la riapertura del termine per il riacquisto della cittadinanza italiana anche da parte delle donne precedentemente all'entrata in vigore all'emanazione della Costituzione della Repubblica Italiana, anteriormente al 1948., perché c'è questa linea di demarcazione. Chiediamo anche la riforma della legge 153 in materia di culturale, è una legge obsoleta, è del 1971, era destinata agli italiani in possesso di licenza elementare, le nostre condizioni culturali si sono un po' modificate dal 1971 ad oggi per cui noi chiediamo che questa legge stia al passo con i nostri giovani, al passo con la nostra cultura questo accordo, con la nostra multiculturalità. Chiediamo che l'accordo bilaerale che prevede in Venezuela l'obbligatorietà della lingua italiana in 23 scuole private si moltiplichi per dare alla lingua italiana quella dignità che merita per le sue origini, per le sue storie, per la sua tradizione per la sua Magna Grecia, per la presenza degli italiani nel mondo. E' questa la strada da percorrere, non la proliferazione di centri culturali: ce ne sono ancora ben 240 sui quali bisognerebbe esercitare una forte azione di controllo. C'è anche il problema dell'informazione con una particolare attenzione al ruolo della Rai. Rai International è una rete che ci mortifica, Carramba che sorpresa ci mostra un utilizzo dell'emigrazione lacrimevole e biasimevole, i nostri giovani in questo modo si allontanano dalla lingua italiana e dalla cultura italiana, l'informazione deve essere ben altra cosa. L'ultimo punto non a caso, è l'assegno sociale, è di vitale importanza.

Nell'America Latina noi torniamo a chiedere l'assegno sociale per i nuovi poveri dovuti alla crisi profonda. Sappiamo che questo comporterà un grosso costo economico, ma non va dimenticato che sono di nuovo diventate consistenti le nostre rimesse, nel 1998 sono ammontate a 25 mila miliardi a fronte di uno stanziamento per l'emigrazione di soli 2.500 miliardi. Allora chiediamo di entrare anche noi nella devolution, in Italia è il Nord a volerla per le ragioni che conosciamo. Qui la devolution è il Sud a volerla, il Sud del mondo, l'America del Sud ma è il Sud anche come presenza umana, perché l'emigrazione è quasi tutta meridionale e noi chiediamo la devolution proprio nel senso letterale del termine, noi chiediamo che all'emigrazione sia devoluta almeno una parte delle sue rimesse attraverso l'assegno sociale.
La legge finanziaria di quest'anno ci ha deluso. Se non sarà modificata, i finanziamenti per l'emigrazione sono pressoché assenti, sono diminuiti, ci sembra di sapere se non siamo male informati. Ecco, allora se così è, a noi non resta che chiedere una devoluzione dei nostri beni.

di Fedora Di Marco
Presidente del COMITES di Maracaibo, Stato di Zulia