Anche l'Europa può dare una mano attraverso gli enti locali


Noi siamo quel Salento che ha sofferto, lo ricordava Tremaglia per la tragedia del Martinelle ma che ha anche esportato sempre tante braccia e tanti cervelli che hanno riempito il mondo della loro presenza e che hanno saputo portare in giro nel mondo e nel tempo quella che è la cultura, la sensibilità, l'identità delle nostre zone.
Noi come enti locali, visto che qualcuno ha accennato opportunamente a quelle che sono le riforme istituzionali che si stanno vivendo in Italia in maniera molto rapida e veloce, stiamo vivendo un momento d'oro, potremmo dire, perché l'esaltazione delle autonomie locali consente tra l'atro agli stessi enti locali di fare addirittura anche politica internazionale.
Le norme che si stanno rivedendo in Parlamento a liv¬ello di cooperazione internazionale, con il riconoscimento di organizzazioni non governative, di soggetti istituzionali e non che potranno agire in sede di cooperazione, attribuiscono compiti nuovi agli enti locali.

Succede così che anche noi piccoli comuni d'Italia, spinti in ciò anche da una volontà precise dell'Unione europea, stiamo facendo una politica di gemellaggi che non è soltanto il gemellaggio emozionale o ideale degli anni passati ma è un gemellaggio molto più sostanziale con la volontà precisa di creare una rete di presenze, di affinità in cui calare poi dei progetti. Lo dico perché la nostra adesione come ente locale all'Associazione Internazionale Magna Grecia, tra l'altro, è stata motivata anche dalla volontà di partecipare, attraverso il progetto che avete efficacemente lanciato, il Progetto Ritorno, ad una rete di interessi da creare sul territorio che sono di vario genere, interes¬si di carattere culturale ma, perché no, anche interessi di carattere economico. lo ho ascoltato quello che avete detto e sono stata molto colpita dall'intervento della presidente del COMITES che non soltanto è stato molto corposo e puntuale ma ha messo in evidenza anche un approccio culturale alle tematiche dell'emigrazione che mi sembrava che fosse un po’ concettualmente conflittuale con quanto diceva il presidente delle Associazioni, il quale era preoccupato da una sorta di immigrazione forzata, mi sembrava di avere colto di ritorno, nei paesi origine laddove invece la presidente del Comites sottolineava più che altro una volontà pressocchè esclusiva di integrazione.

E questo sottolinea la conflittualità della nostra immigrazione, una immigrazione che vede la sua terza, quarta generazione ormai sostanzialmente integrata con il territorio nel quale vive, nel quale si vuole integrare sempre di più e una vecchia, mi passerete la parola, una vecchia immigrazione quella ormai di diversi anni addietro, l'immigrazione originaria che è più motivata da caratteri emotivi. Tutto questo va calato in questo momento drammatico che sta vivendo l'umanità intera dopo gli eventi dell'1 1 settembre che ci hanno fatto veramente riflettere molto ed ai quali non siamo riusciti a dare una risposta in termini precisi, in tema di globalizzazione. Siamo o vogliamo essere veramente tutti quanti cittadini del mondo? Come vogliamo esserlo? Quale tipo di identità vogliamo recuperare o vogliamo avere la nostra identità culturale? In che modo sentono questo problema delle radici coloro che appartengono ad una immigrazione di terza o quarta generazione che, invece come dice la presidente del Comites e probabilmente è vero, si vogliono sentire più integrati? Dobbiamo fare una politica estera che agevoli la integrazione nei paesi di forte immigrazione oppure dobbiamo fare una politica anch'essa estera oltre che una politica economica che rafforzi il tema dell'identità? Bene, il Progetto Ritorno mi sembra che voglia dare una risposta a questo secondo aspetto, un rafforzamento del tema dell'identità. lo personalmente sono particolarmente affezionata a questa tematica e ritengo che in qualsiasi parte del mondo si viva la perdita di una propria identità sia un fatto particolarmente importante, particolarmente drammatico.

Però mi chiedo se si vuole e sino a che punto si vuole sottolineare la volontà di affermare l'identità e qual è la identità dell'emigrato di quarta generazione. È quella del paese nel quale si vuole integrare o quella invece del paese d'origine? Allora forse si dovrebbe individuare in qualche modo una terza via che sarebbe quella della costituzione di una rete ampia, diversificata di interessi che vanno dagli interessi culturali agli interessi economici. E negli interessi economici ci metto anche l'agricoltura e l'artigianato. Allora ci vogliamo servire di una rete istituzionale per rafforzare quelli che sono, mi sembra oggi, dei rapporti un po' tenui. Come parlamentare europeo cercherò di agevolare, per quello che mi sarà possibile, tutte quelle progettazioni che possono e debbono essere fatte fra due paesi comunitari e un paese non comunitario che formano un forte partnerariato e possono cooperare efficacemente in termini di progettualità. Come città del Mezzogiorno d'Italia vi propongo di fare una politica di gemellaggi per farci conoscere e riconoscere meglio di quanto non abbi¬amo fatto fino a questo momento.

Adriana Poli Sortone
Parlamentare Europeo, Sindaco di Lecce