Con la cultura per crescere insieme dentro e fuori l'Italia


Non posso non sottolineare la rilevanza delle questioni poste sul tavolo dalla signora Di Marco e credo che l'unico modo corretto sia quello di chiedersi perché c'è questo lungo elenco di doglianze. In qualche modo la risposta deriva anche da un affermazione, che avete ascoltato tutti stamattina pronunciata dall'amico on. Mirko Tremaglia quando ha sottolineato la quasi totale assenza delle istituzioni nel farsi carico dei problemi dei nostri connazionali all'estero, quasi che il problema fosse da rimuovere dalla coscienza collettiva. Questo aspetto ha contrassegnato decenni di politica nazionale, e quindi decenni di assenza di una strategia che si rivelasse positiva nei confronti di questo rapporto con la nostra comunità all'estero. È stato il periodo delle presenze occasionali, sporadiche, disorganiche, di stanziamenti fatti nei bilanci dello Stato senza un progetto e senza una volontà di definire alcuna ipotesi di intervento progettuale. Oggi siamo davanti ad una inversione di tendenza, testimoniata non solo dall'istituzione del Ministero degli Italiani nel mondo, affidato a chi come Tremaglia ha dato la sua vita per le comunità all'estero.

C'è un'inversione di tendenza sostanzialmente anche per quanto riguarda il ruolo giuridico degli italiani, il voto non è una cosa di poco conto specialmente se si pensa che sono decenni che viene invocato. Ho ascoltato le osservazioni dell'amico Foti, presidente dell'Associazione Internazionale Magna Grecia, l'associazione che ci ha dato questa grande opportunità di venire a discutere a Caracas e non c'è da questo punto di vista una novità, sono anni che si discute su come far esercitare questo diritto di voto. Ma io sono convinto che ci sarà tempo, ci saranno le occasioni per eventualmente rivalutare i meccanismi, per studiare moduli migliori, ma oggi porsi ancora in termini problematici, anche se è legittimo esporre le opinioni e produrre critiche, oggi porsi in termini problematici rispetto ad un dato, che ormai è acquisito dentro la carta costituzionale, sarebbe come voler dire ritardiamo ulteriormente. lo dico che non abbiamo bisogno di ritardare, dobbiamo partire al più presto, vedere sul campo che effetto ci sarà, muoversi in una logica di grande laicità e capire che nel quadro del riconoscimento del diritto la metodologia è una questione che riguarda il comune buon senso di ciascuno di noi.

Ma quello che voglio dire, è che la inversione della tendenza che parte dalla costituzione del nuovo governo è soprattutto di carattere culturale. Oggi il governo italiano non vede più gli italiani nel mondo come un problema, li vede e li guarda come una grande opportunità, come una grande occasione di crescita civile e sociale per l'intero sistema paese a cui essi appartengono e da cui provengono. Una grande opportunità che deve giocarsi sul terreno soprattutto culturale e qui entra in gioco la mia veste di sottosegretario ai beni culturali. Innanzitutto devo dirvi che stiamo lavorando attorno alla nuova legge sull'editoria per la promozione del libro "l'italiano nel mondo" come veicolo di trasmissione della cultura scritta ma anche, e soprattutto, strumento di comunicazione per le nostre comunità ma anche per decine di migliaia di cittadini del mondo che hanno maturato questa esigenza di parlare italiano, di conoscere meglio la nostra civiltà. Parlavo ieri con una persona che è qui tra di noi e si diceva che c'è una importante vena turistica, quella del turismo di chi vuole imparare italiano, sono più di centomila persone che vengono in Italia per imparare l'italiano, non sono italiani o spesso non lo sono, capita che sono figli di emigrati italiani. Ma la cultura è anche cinema, il mio ministero si interessa di cinema attraverso una struttura che promuove il cinema italiano nel mondo. Non siamo contenti di questa struttura, come la signora Di Marco non è contenta della finanziaria, Signora non troverà nessuno in Italia contento della finanziaria perché il bilancio dello Stato è sempre una coperta troppo corta per tutti. Quello del rapporto del paese d'origine con le comunità italiane nel mondo è un problema che va visto attraverso una articolazione di interventi.

Si tratta di creare una grande connessione tra la nostra gente nel mondo e la madre patria ed allora anche problemi come l'assegno sociale diventeranno una parte del mosaico, un tassello importante nella costruzione di una strategia che deve vedere la madre patria impegnata in una serie sempre più stretta di rapporti con i propri cittadini che lavorano nel resto del mondo, cogliendo la opportunità di un messaggio culturale, del recupero della lingua, di una progressiva capacità di portare flussi turistici di italiani di seconda e terza generazione verso l'Italia.
Concludo dicendo che sono allo studio altri strumenti oltre alla legge sul libro, oltre ad un potenziamento della struttura del cinema italiano nel mondo, per esempio mostre di artisti italiani, come quella riuscitis¬sima a Tokio del "Caravaggio". Ebbene io penso a mostre itineranti, per esempio dei reperti archeologici della Magna Grecia, penso alla possibilità di realizzare intelligenti momenti di riflessione attorno alla civiltà italiana che siano di stimolo per conoscere meglio il nostro paese.

di Nicola Bono,
Sottosegretario di Stato ai Beni Culturali