Voglio ringraziare l'Associazione Magna Grecia, Nino Foti e tutti i suoi collaboratori per la sollecitazione forte ad un impegno sociale, ad un impegno culturale del nostro paese in altri paesi del mondo. L'associazione è portatrice di una cultura che ripropone in ogni momento, ricordando cosa significa Magna Grecia e cosa significa ovviamente l'utilità degli scambi di carattere culturale. Anche e specialmente oggi in cui i dati che si presentano a livello internazionale sono preoccupanti, è preoccupante l'assenza di una strategia complessiva, l'assenza di un governo del pianeta, di un governo del mondo, l'assenza di un ordine, una crisi profonda che è una crisi di carattere culturale. Il venir meno di alcuni valori, di alcuni principi legati anche ai diritti della vita, ai diritti inviolabili delle persone sta ovviamente a dimostrare che esiste una situazione che va certamente recuperata. L'Associazione fa la sua parte e la fa con forza, pur nella parsimonia di mezzi per lo scarso slancio da parte da chi dovrebbe magari dimostrare maggiore interesse., ed è un lavoro encomiabile per i messaggi che invia, per il richiamo al passato, alla nostra identità culturale.
Il richiamo alla storia passata non è una civetteria, non è un sentimentalismo ma risponde ad un'esigenza vera, reale concreta, che deve essere tradotta in strategie sul piano politico per il recupero di una sensibilità coerente con un certo passato e che vuole anche individuare elementi nuovi anche ai fini di una possibile crescita di carattere economico. Ma non c'è una crescita economica se non c'è una crescita culturale. Ci sono certamente problemi ancora da risolvere, ma quello che manca è una strategia politica complessiva per quanto riguarda gli immigrati. E quando noi parliamo di politica complessiva vogliamo dire che tutti dobbiamo essere coinvolti in questa politica di recupero. Per esempio insieme dobbiamo valutare se la legge che istituisce i Comites sia opportuna o da cambiare, se bisogna fare un monitoraggio di come è vissuta questa esperienza dei Comites, se c'è stata solidarietà tra i Comites, se c'è stata solidarietà anche tra i nostri immigrati. Credo che sia un dato interessante capire un po' come vanno le cose, se le comunità all'estero sono realtà molte volte anche condizionate da alcune situazioni di lottizzazione varia. Voglio dire che il rapporto deve essere di reciprocità, nel senso che noi abbiamo bisogno dei nostri immigrati non solo come destinatari di bisogni soltanto. Se non c'è questo, se soltanto c'è una controparte ed un elenco di doglianze con qualcuno che magari suggerisce anche al Governo come devono essere fatte le pensioni etc.., non si va da nessuna parte ed invece c'è bisogno di una strategia forte e nuova. Il problema non è tanto quello di aumentare le risorse e di moltiplicare le nostre strutture all'estero. Il problema è piuttosto quello di razionalizzare l'intero sistema, potenziandolo anche se necessario, ma affidandogli obiettivi per definiti e verificare che questi obiettivi siano raggiunti.
Questo vale per i nostri istituti di cultura e vale anche per la nostra rete diplomatica e consolare. E allora quale è la mia considerazione? Che tutto deve essere ripensato, e questo governo credo che sia interessato a farlo. Ovviamente io non parlo a nome del governo e non so cosa ne pensi il Ministro degli Affari Esteri, posso solo pensare che il futuro di questo governo si misura anche e soprattutto con la sua politica internazionale. E la politica internazionale va fatta anche in raccordo con le nostre presenze all'estero. Se questo è vero, allora significa che va cambiato tutto il modello che noi ci siamo dati, sia per quanto riguarda le scuole, sia per i consolati, le missioni, gli ambasciatori. Anche il problema dell'assegno sociale certamente va visto in un quadro di riferimento diverso perché purtroppo vanno fatti i conti. Se noi vogliamo ottenere dei risultati dobbiamo essere tutti partecipi, ognuno per la parte che lo riguarda. Drago ha fatto una proposta importante anche provocatoria se volete, che presuppone, però, un'organizzazione diversa, che comporta la presenza non degli immigrati ma del paese dove gli immigrati sono realtà forte e viva., in un rapporto di collaborazione, un percorso soprattutto di andata e di ritorno, per costruire una politica estera forte, collocando in termini nuovo il problema delle nostre comunità e rompendo con le difficoltà del passato. Certo ci sono sempre le emergenze, ci sono sempre i piccoli problemi , che però ci devono aiutare a costruire i grandi temi ed i grandi disegni politici. Oggi bisogna guardare in alto con un respiro molto più ampio se vogliamo dare risposte forti e vere e fare giustizia alla storia del nostro paese e di tanti paesi che hanno ospitato i nostri connazionali.
di Mario Tassone
Vice Ministro alle infrastrutture, con delega per i trasporti
Il richiamo alla storia passata non è una civetteria, non è un sentimentalismo ma risponde ad un'esigenza vera, reale concreta, che deve essere tradotta in strategie sul piano politico per il recupero di una sensibilità coerente con un certo passato e che vuole anche individuare elementi nuovi anche ai fini di una possibile crescita di carattere economico. Ma non c'è una crescita economica se non c'è una crescita culturale. Ci sono certamente problemi ancora da risolvere, ma quello che manca è una strategia politica complessiva per quanto riguarda gli immigrati. E quando noi parliamo di politica complessiva vogliamo dire che tutti dobbiamo essere coinvolti in questa politica di recupero. Per esempio insieme dobbiamo valutare se la legge che istituisce i Comites sia opportuna o da cambiare, se bisogna fare un monitoraggio di come è vissuta questa esperienza dei Comites, se c'è stata solidarietà tra i Comites, se c'è stata solidarietà anche tra i nostri immigrati. Credo che sia un dato interessante capire un po' come vanno le cose, se le comunità all'estero sono realtà molte volte anche condizionate da alcune situazioni di lottizzazione varia. Voglio dire che il rapporto deve essere di reciprocità, nel senso che noi abbiamo bisogno dei nostri immigrati non solo come destinatari di bisogni soltanto. Se non c'è questo, se soltanto c'è una controparte ed un elenco di doglianze con qualcuno che magari suggerisce anche al Governo come devono essere fatte le pensioni etc.., non si va da nessuna parte ed invece c'è bisogno di una strategia forte e nuova. Il problema non è tanto quello di aumentare le risorse e di moltiplicare le nostre strutture all'estero. Il problema è piuttosto quello di razionalizzare l'intero sistema, potenziandolo anche se necessario, ma affidandogli obiettivi per definiti e verificare che questi obiettivi siano raggiunti.
Questo vale per i nostri istituti di cultura e vale anche per la nostra rete diplomatica e consolare. E allora quale è la mia considerazione? Che tutto deve essere ripensato, e questo governo credo che sia interessato a farlo. Ovviamente io non parlo a nome del governo e non so cosa ne pensi il Ministro degli Affari Esteri, posso solo pensare che il futuro di questo governo si misura anche e soprattutto con la sua politica internazionale. E la politica internazionale va fatta anche in raccordo con le nostre presenze all'estero. Se questo è vero, allora significa che va cambiato tutto il modello che noi ci siamo dati, sia per quanto riguarda le scuole, sia per i consolati, le missioni, gli ambasciatori. Anche il problema dell'assegno sociale certamente va visto in un quadro di riferimento diverso perché purtroppo vanno fatti i conti. Se noi vogliamo ottenere dei risultati dobbiamo essere tutti partecipi, ognuno per la parte che lo riguarda. Drago ha fatto una proposta importante anche provocatoria se volete, che presuppone, però, un'organizzazione diversa, che comporta la presenza non degli immigrati ma del paese dove gli immigrati sono realtà forte e viva., in un rapporto di collaborazione, un percorso soprattutto di andata e di ritorno, per costruire una politica estera forte, collocando in termini nuovo il problema delle nostre comunità e rompendo con le difficoltà del passato. Certo ci sono sempre le emergenze, ci sono sempre i piccoli problemi , che però ci devono aiutare a costruire i grandi temi ed i grandi disegni politici. Oggi bisogna guardare in alto con un respiro molto più ampio se vogliamo dare risposte forti e vere e fare giustizia alla storia del nostro paese e di tanti paesi che hanno ospitato i nostri connazionali.
di Mario Tassone
Vice Ministro alle infrastrutture, con delega per i trasporti



