Io ringrazio ancora l'ambasciatore per le belle parole ed anche per l'accoglienza che ci ha fatto sin dal nostro arrivo in aeroporto con i suoi collaboratori. Ringrazio gli amici che hanno accettato il nostro invito e ci hanno seguito qui in Venezuela. lo desidero spendere due parole sulla nostra Associazione che è nata in contemporanea negli Stati Uniti ed in Italia su iniziativa di alcuni intellettuali e professori universitari ma soprattutto di un giornalista, che adesso non c'è più con noi, della Rizzoli Corporation, Gino Gullace, che ha dato vita, diciamo, anche al cuore del progetto dell'Associazione iniziando a scrivere degli articoli molti suggestivi che raccontavano la Magna Grecia. Gullace aveva fatto delle ricerche nelle biblioteche di Manatthan, traducendo dal greco antico in inglese, e quindi in italiano con un linguaggio accessibile. E così, raccontando le vicende di Pitagora, parlava di watergate a Pitagora per la sottrazione di alcuni suoi scritti, che non erano stati vergati dall'inventore della tavola pitogarica, perché Pitagora non scriveva, e che erano stati annotati dalla sua discepola, divenuta poi la moglie Teano. Qualche tempo dopo era stato Platone, recatosi in questi posti suggestivi, a tramandare queste storie, raccontando del suo viaggio in Italia. Gino ha reso piacevole ed interessante la storia della Magna Grecia, la vita ed il costume di queste città importanti sviluppatesi più di 2500 anni fa.
Noi oggi siamo qui e con noi c'è anche il nostro vice presidente che è venuto da New York, Mario Fratti, che rappresenta anche il nostro Presidente Onorario, il Governatore dello Stato di New York, George Pataki, che grazie alla nostra associazione ha ritrovato la parte materna delle sue radici. Il papà della mamma veniva da un paesino vicino Reggio Calabria che si chiama Pellaro. Figlio di un emigrante greco, aveva nel suo dna anche una radice che veniva da una civiltà altrettanto antica.
Noi lo abbiamo accompagnato in questo viaggio a ritroso. La sua è stata un'esperienza particolarissima perché si è trovato, assieme alla mamma ottantenne, in mezzo ad una fiumara, dove erano nati i suoi nonni materni, davanti ad un parente che non aveva mai conosciuto, che non parlava l'italiano, il loro cugino parlava solo il dialetto, perché era analfabeta, si chiamava "Cicciarolo lo Zappatore". Il governatore di New York si è chiuso in questa casa di legno, in mezzo la fiumara, io ero preoccupato per molteplici motivi, eravamo in una zona molto calda della provincia reggina, ma Pataki è uscito con un viso sereno ed appagato, dopo un viaggio non ideale ma reale nelle storia. Perché racconto questa vicenda? Perché la giudico una vicenda esemplare, la conferma che il problema degli italiani all'estero non è soltanto quello di cui oggi si parla, cioè il voto, l'aspettativa di coloro i quali anche di origine italiana vivono in questi paesi è spesso assai diversa da quella che immaginano i nostri rappresentanti politici. Le nostre comunità che vivono all'estero sono un mondo complesso, non è corretto parlare di italiani all'estero così come non è corretto parlare di italiani di origine. Diciamo che ci sono vari modi di esprimere la propria italianità, che vanno studiati e quindi alimentati perché tutte queste potenzialità di cui parlava l'ambasciatore, questa grande creatività che hanno i nostri italiani residenti e di origine, vengano utilizzate. E', insomma, un valore da raccogliere e da portare a casa.
E' il sentimento delle identità, delle radici che ha qualcosa forse di diverso e di più profondo rispetto alla nostalgia, è il desiderio di conoscere se stessi attraverso la propria storia e quindi le proprie radici, che un grande paese come l'Italia, ora che sono cadute anche le barriere ideologiche, deve sapere alimentare. Devo confessarvi che io sono molto preoccupato perché temo che le nostre comunità smarriscano il sentimento delle proprie radici se le politiche istituzionali e regionali non sono dirette ad rinsaldare questi legami in modo serio e soprattutto continuativo. perché il rischio è che i nostri italiani di origine perdano le radici. E' questo il senso del nostro messaggio, è il cuore del nostro progetto, pur rispettiamo naturalmente tutte le altre iniziative. lo, comunque, vorrei avviare il dibattito su tre temi che sono la partecipazione politica, la partecipazione culturale, e le prospettive economiche. Sull'aspetto della partecipazione politica noi abbiamo ascoltato il Ministro Tremaglia. Ne apprezziamo l'impegno politico prima in Parlamento e adesso nel governo per riconoscere il diritto di voto agli italiani all'estero, ma non possiamo fare a meno di esprimere qualche riserva su alcuni aspetti di questa legge. Intanto le vicende elettorali dei COMITES presso i nostri uffici consolari non hanno visto una grande partecipazione.
A New York, per esempio, ha votato meno del 6 per cento degli elettori e più o meno la stessa percentuale si è registrata anche qui in Venezuela. Voglio insomma dire che forse, invece di procedere ad una riforma costi-tuzionale, il nostro paese si sarebbe dovuto piuttosto preoccupare di definire tempi e modi opportuni per consentire ai nostri connazionali di esercitare un diritto già riconosciuto dalla nostra costituzione, così come fanno tutti i paesi del mondo, che consentono ai loro connazionali all'estero di votare per i candidati pre¬senti nei collegi di provenienza. Dico queste cose perché le ho ascoltate in giro per il mondo visitando le nostre comunità. Insomma io temo una spaccatura delle comunità, una lacerazione difficile da ricucire. Si affermerebbe chi ha più tempo e più mezzi per finire, poi, in un angolo del Parlamento, quasi un ghetto dorato, per fare che cosa non è molto chiaro.
Per quanto riguarda la partecipazione culturale, fondamentale rimane il ruolo dei media. lo pensavo che il passaggio dalla Rai Corporation a Rai International consentisse di soddisfare i bisogni dei nostri connazionali. Invece sento in giro molti mugugni, le nostre comunità sono scontente per quello che fa la Rai che pure riceve dalla Presidenza del Consiglio 70 miliardi ogni anno. Fondamentale è anche il ruolo delle Università, con cui, per quanto ci riguarda, abbiamo instaurato un rapporto di accordi, convenzioni, scambi di studenti, perché i numerosissimi studenti di origine italiana ,che non parlano l'italiano, sono non solo interessati, ma vogliono diventare essi stessi attori e protagonisti di questo circuito di ritorno, per cui amano un posto che non hanno mai visto ma ne conoscono profondamente il significato. Noi abbiamo fatto delle ricerche ed abbiamo scoperto che solo negli Stati Uniti 30 presidenti di università e circa un migliaio di docenti sono origine italiana di prima e seconda gener¬azione, e che il 50% delle Università Cattoliche sono di origine italiana.
L'ultimo aspetto riguarda quello economico, uno scenario enorme, tutto da esplorare. Pensate che solo il nostro sistema camerale è composto da 62 camere di commercio italiane all'estero presenti in 38 paesi con 30.000 aziende associate e 250.000 contatti di business. Ebbene noi chiediamo la razionalizzazione di tutte le strutture che si occupano di scambi economici. Cittadini di origine italiana ricoprono importanti ruoli e masse intere di italiani hanno in comune con noi non solo gli aspetti culturali ma anche gusti culinari, affinità ed esperienze. Quindi l'italianità costituisce un potente richiamo ed un eccellente opportunità che serve a creare o a consolidare relazioni economiche.
Concludendo voglio dire che una politica di rilancio della partnership anche tra Italia e Venezuela può avere quindi diversi punti di avvio. Questo nostro incontro vuole evidentemente richiamare su questa prospettiva le istituzioni interessate dei due paesi, le maggiori forze imprenditoriali, fondazioni ed associazioni culturali, organizzazioni turistiche. In ogni caso qualunque siano gli strumenti scelti per una politica di comunicazione essa è indispensabile nel momento cui l'Italia avverte pressante quest'esigenza di definire la propria identità di nazione moderna, ossia di rafforzare i legami con i suoi figli sparsi in tutto il mondo e di sviluppare una maggiore cooperazione con quei partner naturali come il Venezuela che oggi ci ospita.
Noi oggi siamo qui e con noi c'è anche il nostro vice presidente che è venuto da New York, Mario Fratti, che rappresenta anche il nostro Presidente Onorario, il Governatore dello Stato di New York, George Pataki, che grazie alla nostra associazione ha ritrovato la parte materna delle sue radici. Il papà della mamma veniva da un paesino vicino Reggio Calabria che si chiama Pellaro. Figlio di un emigrante greco, aveva nel suo dna anche una radice che veniva da una civiltà altrettanto antica.
Noi lo abbiamo accompagnato in questo viaggio a ritroso. La sua è stata un'esperienza particolarissima perché si è trovato, assieme alla mamma ottantenne, in mezzo ad una fiumara, dove erano nati i suoi nonni materni, davanti ad un parente che non aveva mai conosciuto, che non parlava l'italiano, il loro cugino parlava solo il dialetto, perché era analfabeta, si chiamava "Cicciarolo lo Zappatore". Il governatore di New York si è chiuso in questa casa di legno, in mezzo la fiumara, io ero preoccupato per molteplici motivi, eravamo in una zona molto calda della provincia reggina, ma Pataki è uscito con un viso sereno ed appagato, dopo un viaggio non ideale ma reale nelle storia. Perché racconto questa vicenda? Perché la giudico una vicenda esemplare, la conferma che il problema degli italiani all'estero non è soltanto quello di cui oggi si parla, cioè il voto, l'aspettativa di coloro i quali anche di origine italiana vivono in questi paesi è spesso assai diversa da quella che immaginano i nostri rappresentanti politici. Le nostre comunità che vivono all'estero sono un mondo complesso, non è corretto parlare di italiani all'estero così come non è corretto parlare di italiani di origine. Diciamo che ci sono vari modi di esprimere la propria italianità, che vanno studiati e quindi alimentati perché tutte queste potenzialità di cui parlava l'ambasciatore, questa grande creatività che hanno i nostri italiani residenti e di origine, vengano utilizzate. E', insomma, un valore da raccogliere e da portare a casa.
E' il sentimento delle identità, delle radici che ha qualcosa forse di diverso e di più profondo rispetto alla nostalgia, è il desiderio di conoscere se stessi attraverso la propria storia e quindi le proprie radici, che un grande paese come l'Italia, ora che sono cadute anche le barriere ideologiche, deve sapere alimentare. Devo confessarvi che io sono molto preoccupato perché temo che le nostre comunità smarriscano il sentimento delle proprie radici se le politiche istituzionali e regionali non sono dirette ad rinsaldare questi legami in modo serio e soprattutto continuativo. perché il rischio è che i nostri italiani di origine perdano le radici. E' questo il senso del nostro messaggio, è il cuore del nostro progetto, pur rispettiamo naturalmente tutte le altre iniziative. lo, comunque, vorrei avviare il dibattito su tre temi che sono la partecipazione politica, la partecipazione culturale, e le prospettive economiche. Sull'aspetto della partecipazione politica noi abbiamo ascoltato il Ministro Tremaglia. Ne apprezziamo l'impegno politico prima in Parlamento e adesso nel governo per riconoscere il diritto di voto agli italiani all'estero, ma non possiamo fare a meno di esprimere qualche riserva su alcuni aspetti di questa legge. Intanto le vicende elettorali dei COMITES presso i nostri uffici consolari non hanno visto una grande partecipazione.
A New York, per esempio, ha votato meno del 6 per cento degli elettori e più o meno la stessa percentuale si è registrata anche qui in Venezuela. Voglio insomma dire che forse, invece di procedere ad una riforma costi-tuzionale, il nostro paese si sarebbe dovuto piuttosto preoccupare di definire tempi e modi opportuni per consentire ai nostri connazionali di esercitare un diritto già riconosciuto dalla nostra costituzione, così come fanno tutti i paesi del mondo, che consentono ai loro connazionali all'estero di votare per i candidati pre¬senti nei collegi di provenienza. Dico queste cose perché le ho ascoltate in giro per il mondo visitando le nostre comunità. Insomma io temo una spaccatura delle comunità, una lacerazione difficile da ricucire. Si affermerebbe chi ha più tempo e più mezzi per finire, poi, in un angolo del Parlamento, quasi un ghetto dorato, per fare che cosa non è molto chiaro.
Per quanto riguarda la partecipazione culturale, fondamentale rimane il ruolo dei media. lo pensavo che il passaggio dalla Rai Corporation a Rai International consentisse di soddisfare i bisogni dei nostri connazionali. Invece sento in giro molti mugugni, le nostre comunità sono scontente per quello che fa la Rai che pure riceve dalla Presidenza del Consiglio 70 miliardi ogni anno. Fondamentale è anche il ruolo delle Università, con cui, per quanto ci riguarda, abbiamo instaurato un rapporto di accordi, convenzioni, scambi di studenti, perché i numerosissimi studenti di origine italiana ,che non parlano l'italiano, sono non solo interessati, ma vogliono diventare essi stessi attori e protagonisti di questo circuito di ritorno, per cui amano un posto che non hanno mai visto ma ne conoscono profondamente il significato. Noi abbiamo fatto delle ricerche ed abbiamo scoperto che solo negli Stati Uniti 30 presidenti di università e circa un migliaio di docenti sono origine italiana di prima e seconda gener¬azione, e che il 50% delle Università Cattoliche sono di origine italiana.
L'ultimo aspetto riguarda quello economico, uno scenario enorme, tutto da esplorare. Pensate che solo il nostro sistema camerale è composto da 62 camere di commercio italiane all'estero presenti in 38 paesi con 30.000 aziende associate e 250.000 contatti di business. Ebbene noi chiediamo la razionalizzazione di tutte le strutture che si occupano di scambi economici. Cittadini di origine italiana ricoprono importanti ruoli e masse intere di italiani hanno in comune con noi non solo gli aspetti culturali ma anche gusti culinari, affinità ed esperienze. Quindi l'italianità costituisce un potente richiamo ed un eccellente opportunità che serve a creare o a consolidare relazioni economiche.
Concludendo voglio dire che una politica di rilancio della partnership anche tra Italia e Venezuela può avere quindi diversi punti di avvio. Questo nostro incontro vuole evidentemente richiamare su questa prospettiva le istituzioni interessate dei due paesi, le maggiori forze imprenditoriali, fondazioni ed associazioni culturali, organizzazioni turistiche. In ogni caso qualunque siano gli strumenti scelti per una politica di comunicazione essa è indispensabile nel momento cui l'Italia avverte pressante quest'esigenza di definire la propria identità di nazione moderna, ossia di rafforzare i legami con i suoi figli sparsi in tutto il mondo e di sviluppare una maggiore cooperazione con quei partner naturali come il Venezuela che oggi ci ospita.
di Nino Foti



