Due economie complementari


L'ambasciata è molto interessata ad eventi di questo tipo perché servono ad approfondire le relazioni e la conoscenza tra i due paesi. In modo particolare sappiamo che c'è molto da fare per approfondire i rapporti tra il Venezuela e l'Italia. In un certo senso si tratta di due paesi complementari sul piano dello sviluppo economico, in quanto il Venezuela è ricchissimo di risorse naturali mentre l'Italia forse si è specializzata di più nella trasformazione, visto che non è ricca come il Venezuela di risorse naturali. Quindi credo che ci sia spazio per una collaborazione significativa tra i due paesi e mi auguro che anche questo evento sia un passo in avanti per far conoscere meglio il sistema Italia in questo paese.

di Gabriella Meneghello
Consigliere economica dell'Ambasciata d'Italia a Caracas


Mi piace ed approvo la scelta dell'Associazione Magna Grecia di un confronto a due voci, quella che parte dall'Italia e quella che parte da noi. La mia è soltanto una riflessione che parte dagli attentati dell'1 1 settembre che hanno cambiato in maniera irreversibile il nostro mondo. Ciò che è accaduto I'11 settembre e la guerra che ne è scaturita dimostrano in maniera drammatica che in questi ultimi anni è esistita informazione e non comunicazione. I mezzi di comuni¬cazione hanno fallito la loro missione, quella di avvicinare i popoli attraverso una loro conoscenza reale e capillare. Nel nostro mondo regolato dalla televisione, dal cinema, dall'immagine, apparentemente si portava nelle case di tutti anche volti e storie di persone che mai si incontrerebbero personalmente, e in quello di Internet si creava l'illusione del superamento dei confini permettendo l'invio di lettere e messaggi a nuovi amici in altri paesi.

Eravamo sicuri che i popoli avevano finalmente sconfitto lo spettro di una terza guerra mondiale. E la guerra è di nuovo entrata nelle nostre case. Cosa ne è della comunicazione dei popoli? È scomparsa, scomparsa come scompare dalle nostri menti l'immagine dei disastri costruiti nei set di Hollywood, scomparsa come scompaiono le immagini dei cartoni animati. Si impongo pertanto una riflessione ed un autocritica. La comunicazione globale è più che mai necessaria, Le notizie che mandavano per posta o corriere, gli inviati del 600 facevano la differenza fra le varie testate ed erano attese dai lettori anche se venivano pubblicate con venti o trenta giorni di ritardo. l'idea di comunicazione globale nell'800 è alla base della nascita delle grandi agenzie di informazione che creano una rete di corrispondenti in punti strategici del mondo e collaborano finanziariamente ai progetti di collegamento telegrafico sottomarino. Seguiranno l'evoluzione della televisione e del cinema. Marshall Mcdowell userà per la prima volta il termine di villaggio globale per descrivere la globalizzazione della comunicazione come un processo da e per tutto il mondo. Un mondo in cui le frontiere possono essere superate ed in cui non esiste più l'ignoranza nel senso di mancanza di conoscenza. Un'illusione le cui incrinature si sentono e si denunciano già da molto tempo. La tragedia americana ha messo in evidenza che anche nei paesi industrializzati l'informazione è insufficiente, manipolata e sempre più lontana dal fine che dovrebbe avere. Quello di adempiere al diritto dell'informazione sancito nella dichiarazione universale dei diritti umani. li grande capitale ha monopolizzato l'informazione trasformando in un grande business il nostro diritto.

La televisione via etere, via cavo, il cinema, la stampa a grande tiratura, le radio di maggiore diffusione, ed ora anche i siti Internet più frequentati sono concentrati in poche mani. Ne deriva un monopolio senza scrupolo che ormai da anni affoga tanti piccole e medie imprese editoriali. Nelle nostre case arriva un informazione generica massificata che tende più a vendere modelli di vita che a far conoscere e a dare voce alla realtà degli esseri umani. Lavorando in un giornale di emigrazione ho sempre creduto nell'importanza dell'informazione che sorge dal piccolo, dall'individuo. Senza la Voce d'Italia ben diversa sarebbe stata la storia di molti connazionali in Venezuela. Lo testimoniano le pagine scritte durante più di 50 anni. Pagine che negli anni della dittatura furono l'unico rifugio per tutti gli immigrati. Come tutti gli immigrati nel mondo rappresentano l'anello più debole della società e sono considerati come para fulmine per i mali che i governi del momento non riescono a risolvere. I mezzi di comunicazione che si riferiscono a piccole comunità servono oggi più che mai in quanto offrono un vero riflesso delle realtà minori. Servono per affiancare i grandi media restituendo all'informazione il suo ruolo di comunicazione.

di Marisa Bafile
Capo redattore del quotidiano in lingua italiana "La voce d'Italia"