La ricerca per crescere


Parlando di economia, dobbiamo tenere presente che qui esiste una comunità, quella italiana che vuole determinare scelte commerciali e produttive dei due paesi, quello di origine e quello nel quale si è insediato. E qui ci troviamo con una presenza importante di italiani, oltre un milione di persone di origine italiana ma soprattutto ci troviamo in un paese con cui l'Italia ha importanti rapporti economici, primo fra i paesi europei. E da qui dobbiamo partire, da questa posizione che certamente va migliorata, una posizione che ha permesso ad una comunità forte, da un punto di vista anche economico, che gode certo di un vantaggio competitivo. Qui c'è quello che si può chiamare un sistema Italia che, se lavoriamo bene, passiamo ampliare e credo che sia questa una della ragioni di questa iniziativa di Magna Grecia qui in Venezuela. Qui stiamo parlando non solo di un assistenza, che pure è dovuta all'emigrazione povera antica, ma di come partecipare allo sviluppo di questo paese. E allora partiamo da un dato importante. Qui c'è uno spazio importante per l'Italia perché si possono fornire tecnologie, perché si può offrire la nostra esperienza.

Ci sono dei problemi economici tra i due paesi ma sono quelli tipici tra un paese come l'Italia che è un paese industrializzato, ma con poche materi prime, ed il Venezuela con molte materie prime ma poco industrializzato. Ed è chiaro che si corre il rischio in un paese ricco di materie prime che ci siano le tuono produzioni, che non ci sia un sistema articolato, verso il quale invece bisogna camminare. Noi abbiamo l'esempio italiano di old economy, piccole e medie aziende con grande flessibilità e creatività che hanno saputo adattarsi anche velocemente ai cambiamenti. Possiamo essere un esempio per questa economia, per un'economia dove il 44% del PIL è dato dal petrolio? Certamente noi possiamo dare un contributo, un contributo importante aprendoci all'importazione da questo paese. Il fatto stesso che nell'ultimo periodo si è ridotto del 33% il divario in favore del Venezuela è in questo senso assai significativo. Ma certo questo non basta e dopo I'11 settembre dobbiamo tutti essere più attenti in tema di globalizzazione, dobbiamo evitare che qualcuno più debole sia penalizzato. E' una sfida e, per parte nostra, vogliamo accettare questa sfida, dando il nostro contributo. C'è un ruolo nuovo delle regioni che cercheremo di armonizzare anche all'interno di un quadro nazionale. Noi abbiamo però un sistema burocratizzato, che non è certo quello che apre di più agli investimenti esteri. C'è però la grande ricchezza della piccola e media impresa, che certo può essere in alcuni momenti un dato di debolezza.

C'è un altro dato che è quello della ricerca scientifica applicata all'impresa. Lo sa bene il presidente dell'Olivetti Galardi, che non c'è speranza per una grande impresa che non abbia il suo collegamento con la innovazione, con la ricerca tecnologica. C'è qui il ruolo delle università che sono legate alla realtà italiana. C'è, ancora, il piano dello sviluppo per l'agricoltura, ci sono spazi enormi. Anche su questo terreno occorre lavorare con persone specializzate per allargare l'attività produttiva. L'Italia è disponibile ad un lavoro che sia anche di parità nei rapporti economici e culturali. Noi, insomma, vogliamo investire, convinti che ci sono spazi per ampliare i rapporti economici e culturali. Non vogliamo perdere questo legame che è di sangue, partiamo con la convinzione che qui c'è una possibilità di ampliamento di questi rapporti ma sappiamo anche che il nostro impegno sarà fatto con quel coraggio e lealtà che si deve a tanti uomini e donne che sono venuti in questo paese e che vogliono avere un rapporto più produttivo con il paese d'origine, che è anche una culla di civiltà.

di Giuseppe Galati
Sottosegretario di Stato alle attività produttive