La giornata di oggi si occupa di turismo. E' noto che per l'Italia è una risorsa importante e lo è anche per il Venezuela, cercheremo quindi di considerare questi aspetti tentando di capire come l'esperienza italiana possa servire al Venezuela e viceversa.
di Fausto Taverniti
Portavoce del presidente della Regione Calabria
Il Progetto Ritorno è un progetto di promozione turistico - culturale dell'area del Mezzogiorno d'Italia denominata dagli antichi romani Magna Grecia, la Grande Grecia, e che, per semplicità, individuiamo oggi nell'area compresa tra Napoli e la Sicilia. In questa porzione d'Italia si concentra circa il 60% del patrimonio archeologico, storico e artistico nazionale, mentre l'Italia, a sua volta, secondo l'UNESCO, racchiude circa il 60% del patrimonio archeologico mondiale. Il Mezzogiorno possiede quindi un immenso patrimonio storico, artistico, archeologico, religioso, naturale, che però è poco conosciuto perché manca un'informazione corretta. Infatti, purtroppo, i media ne parlano poco, e quando lo fanno, generalmente, lo fanno in maniera distorta, soffermandosi e prendendo spunto prevalentemente, da catastrofi naturali o da fatti di cronaca nera.
Il Progetto Ritorno si propone invece di presentare il Mezzogiorno sotto tutte le sue sfaccettature positive, quale area geografica degna del massimo interesse, nel cui ambito esistono migliaia di entità territoriali che vantano proprie caratteristiche, peculiari e distintive. E' per questo motivo che il Progetto Ritorno viene presentato dall'Associazione Internazionale Magna Grecia prioritariamente nei Paesi al di là dell'Atlantico, dal Canada all'Argentina sino all'Australia. Perché in questi Paesi, che pure ospitano importantissime comunità di origine italiana — in buona parte provenienti dal Sud - che hanno raggiunto livelli di eccellenza in tutti i settori d'attività, da quello politico a quello economico, da quello culturale e universitario a quello professionale — come abbiamo constatato anche qui in Venezuela — vi è necessità di una corretta informazione relativa al Mezzogiorno. II Progetto Ritorno è realizzato in collaborazione con le sei Regioni del Mezzogiorno: Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Regione Autonoma della Sardegna e Regione Siciliana, che sono oggetto di "Agenda 2000", cioè del programma di finanziamenti dell'Unione Europea, che prevede l'elargizione di decine di migliaia di miliardi di lire da destinare allo sviluppo di tutti i settori produttivi, della cultura, della formazione professionale, della difesa del territorio, ma che, purtroppo, fino ad oggi, sono stati utilizzati solamente in piccola parte, contrariamente a quanto avrebbe potuto e dovuto essere.
Che cosa s'intende, in sintesi, per "ritorno", e a chi è diretto il progetto? "Ritorno" significa invito a visitare l'area territoriale che ha dato le basi culturali alla civiltà occidentale e nella quale si sono stratificati 2.500 anni di storia; ritorno significa invito a riscoprire quella che per i coloni Greci che emigrarono nell'VIII, VII, VI e V secolo prima di Cristo rappresentava l'America d'allora, la terra dove, fondendosi con gli abitanti locali, diedero vita a una civiltà che è alla base della nostra attuale civiltà occidentale. Il Progetto Ritorno, quindi, è diretto non solo agli italiani di origine ma a tutti coloro che si riconoscono nei valori della civiltà occidentale. Quindi, nel caso del Venezuela, sono interessati al progetto anche gli abitanti di origine spagnola, portoghese, francese, inglese, tedesca e così via, ai quali vogliamo lanciare un messaggio: "venite in Italia, venite a visitare la Magna Grecia, venite a recuperare così le vostre radici culturali più profonde". Agli abitanti del Venezuela di origine italiana, a questo messaggio se ne aggiungerà un altro, forse ancora più pregnante: oltre a recuperare le vostre radici culturali profonde, venite a recuperare anche le vostre radici familiari, considerato che i vostri progenitori sono emigrati dal Meridione d'Italia in Venezuela.
Termino con una considerazione finale: il contatto con un maggior numero di turisti provenienti dai Paesi d'oltre oceano – e quindi anche dal Venezuela -, stimolati a venire in Italia dal "Progetto Ritorno", com¬porterà per molti italiani il sorgere del desiderio di recarsi all'estero per meglio conoscere i Paesi che i loro parenti, emigrati in passato, hanno contribuito a costruire, e ciò determinerà, nei fatti, anche un "ritorno" in senso inverso, cioè dall'Italia anche verso il Venezuela.
di Giorgio Cuminatto
Direttore del Progetto Ritorno
Il turismo occupa in posto rilevante in tutti i paesi del mondo, favorisce scambi di informazioni, conoscenze, culture, idee, di modi diversi di vita, contribuendo ad affratellare i popoli. Il Venezuela, terra di grande bellez¬za e varietà, può offrire molto allo sviluppo del turismo. Già nel 1500, rievocando una navigazione lungo queste splendide coste, il nostro Vespucci così si esprimeva: "Quello che vidi fu una infinitissima cosa di uccelli, di forme di vita e colori. Gli alberi erano di bellezza e di tanta soavità che pensammo fosse il Paradiso Terrestre" scriveva in una lettera indirizzata a Pier Francesco De Medici banchiere, cugino di Lorenzo il Magnifico. I giovani venezuelani ed italo-venezuelani sono consapevoli dell'importanza del turismo come generatore di posti di lavoro e di benessere del loro paese. Le istituzioni italiane presenti qui a cominciare da quella che ho l'onore di rappresentare, l'Istituto Italiano di Cultura, ricevono molte richieste da parte di aspiranti alla frequenza di corsi alberghieri in Italia. E non solo. Fra gli italiani e loro discendenti qui residenti assistiamo ad un fenomeno molto interessante che potremmo definire "turismo di ritorno". Ossia diretto alla scoperta della propria cultura, alle proprie radici mediante il contatto vivo con la patria d'origine. Sono convinto che il turismo dal Venezuela all'Italia e viceversa, paesi affratellati da vincoli di sangue e di cultura, possa espandersi sempre di più come esemplare segno di pace in un momento così difficile per il mondo.
di Francesco lurlaro
Direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di Caracas
Non mi soffermerò sulla filosofia del progetto Ritorno, ne ha parlato efficacemente Giorgio Cuminatto. Voglio piuttosto soffermarmi su come questo progetto va costruito, cogliendo anche il senso della novità del nuovo Governo italiano che non è solo nuovo perché costituito da forze politiche che non hanno governato mai, ma è nuovo anche negli obiettivi, nelle metodologie, nella volontà di raggiungere risultati attraverso percorsi assolutamente nuovi. E uno di questi percorsi è certamente la individuazione del turismo come settore strategico di una politica di sviluppo economico nel nostro paese. Non a caso sono stato nominato e delegato alla elaborazione di progetti per quanto riguarda il turismo culturale, termine sempre molto abusato in campagna elettorale da tutte le parti politiche ma mai concretizzato da una linea di azione operativa da parte di nessun governo.
La sfida è alta, quella di riuscire a trovare metodi, meccanismi, percorsi capaci di mettere a sistema il nostro patrimonio culturale che sono i veri giacimenti petroliferi che noi abbiamo e che non riescono a produrre alcuno o scarsissimi risultati sul piano della ricaduta economica ed occupazionale. Alcuni confondono il turismo culturale con il meccanismo di gestione e fruizione dei beni culturali. Questo è un aspetto del turismo culturale ma non è l'anima. Una novità è stata per esempio quella di introdurre nella legge finanziaria l'art. 22, nel quale si prevede la gestione privata dei musei e delle aree archeologiche e comunque di tutti quei beni che possono essere assegnati all'iniziativa privata. Questo è un aspetto che non ha precedenti, finora ai privati era stato affidato soltanto il servizio caffetteria dei musei, e noi abbiamo, non a caso, musei assolutamente invisitabili. In Italia spesso non abbiamo i traduttori all'ingresso per spiegare nelle varie lingue cosa vi è esposto. Ma non è questa l'anima del turismo culturale. L'anima del turismo culturale è cercare di individuare i pacchetti turistici che siano in grado di attrarre quei circa 50.000.000 di turisti che girano per interesse culturale.
Sembra paradossale ma l'Italia intercetta di questi solo una parte minima. Allora lo sforzo che noi stiamo portando avanti è quello di attrarre fette sempre più consistenti di questo turismo culturale ed il progetto Ritorno è, a nostro giudizio, uno straordinario veicolo perché si rivolge ad un bacino di soggetti che possono essere attratti dalla ricerca delle loro radici. Quindi il turismo di ritorno e quello culturale costituiscono le nuove frontiere dello sviluppo turistico e quindi economico del nostro paese. A me pare abbastanza paradossale che finora questa grande risorsa anche per il nostro turismo non sia stata sfruttata. Ed è tempo che qualcuno cominci a sfruttarla ed è una delle cose che vogliamo fare.
di Nicola Bono
Sottosegretario di stato ai beni culturali
di Fausto Taverniti
Portavoce del presidente della Regione Calabria
Il Progetto Ritorno è un progetto di promozione turistico - culturale dell'area del Mezzogiorno d'Italia denominata dagli antichi romani Magna Grecia, la Grande Grecia, e che, per semplicità, individuiamo oggi nell'area compresa tra Napoli e la Sicilia. In questa porzione d'Italia si concentra circa il 60% del patrimonio archeologico, storico e artistico nazionale, mentre l'Italia, a sua volta, secondo l'UNESCO, racchiude circa il 60% del patrimonio archeologico mondiale. Il Mezzogiorno possiede quindi un immenso patrimonio storico, artistico, archeologico, religioso, naturale, che però è poco conosciuto perché manca un'informazione corretta. Infatti, purtroppo, i media ne parlano poco, e quando lo fanno, generalmente, lo fanno in maniera distorta, soffermandosi e prendendo spunto prevalentemente, da catastrofi naturali o da fatti di cronaca nera.
Il Progetto Ritorno si propone invece di presentare il Mezzogiorno sotto tutte le sue sfaccettature positive, quale area geografica degna del massimo interesse, nel cui ambito esistono migliaia di entità territoriali che vantano proprie caratteristiche, peculiari e distintive. E' per questo motivo che il Progetto Ritorno viene presentato dall'Associazione Internazionale Magna Grecia prioritariamente nei Paesi al di là dell'Atlantico, dal Canada all'Argentina sino all'Australia. Perché in questi Paesi, che pure ospitano importantissime comunità di origine italiana — in buona parte provenienti dal Sud - che hanno raggiunto livelli di eccellenza in tutti i settori d'attività, da quello politico a quello economico, da quello culturale e universitario a quello professionale — come abbiamo constatato anche qui in Venezuela — vi è necessità di una corretta informazione relativa al Mezzogiorno. II Progetto Ritorno è realizzato in collaborazione con le sei Regioni del Mezzogiorno: Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Regione Autonoma della Sardegna e Regione Siciliana, che sono oggetto di "Agenda 2000", cioè del programma di finanziamenti dell'Unione Europea, che prevede l'elargizione di decine di migliaia di miliardi di lire da destinare allo sviluppo di tutti i settori produttivi, della cultura, della formazione professionale, della difesa del territorio, ma che, purtroppo, fino ad oggi, sono stati utilizzati solamente in piccola parte, contrariamente a quanto avrebbe potuto e dovuto essere.
Che cosa s'intende, in sintesi, per "ritorno", e a chi è diretto il progetto? "Ritorno" significa invito a visitare l'area territoriale che ha dato le basi culturali alla civiltà occidentale e nella quale si sono stratificati 2.500 anni di storia; ritorno significa invito a riscoprire quella che per i coloni Greci che emigrarono nell'VIII, VII, VI e V secolo prima di Cristo rappresentava l'America d'allora, la terra dove, fondendosi con gli abitanti locali, diedero vita a una civiltà che è alla base della nostra attuale civiltà occidentale. Il Progetto Ritorno, quindi, è diretto non solo agli italiani di origine ma a tutti coloro che si riconoscono nei valori della civiltà occidentale. Quindi, nel caso del Venezuela, sono interessati al progetto anche gli abitanti di origine spagnola, portoghese, francese, inglese, tedesca e così via, ai quali vogliamo lanciare un messaggio: "venite in Italia, venite a visitare la Magna Grecia, venite a recuperare così le vostre radici culturali più profonde". Agli abitanti del Venezuela di origine italiana, a questo messaggio se ne aggiungerà un altro, forse ancora più pregnante: oltre a recuperare le vostre radici culturali profonde, venite a recuperare anche le vostre radici familiari, considerato che i vostri progenitori sono emigrati dal Meridione d'Italia in Venezuela.
Termino con una considerazione finale: il contatto con un maggior numero di turisti provenienti dai Paesi d'oltre oceano – e quindi anche dal Venezuela -, stimolati a venire in Italia dal "Progetto Ritorno", com¬porterà per molti italiani il sorgere del desiderio di recarsi all'estero per meglio conoscere i Paesi che i loro parenti, emigrati in passato, hanno contribuito a costruire, e ciò determinerà, nei fatti, anche un "ritorno" in senso inverso, cioè dall'Italia anche verso il Venezuela.
di Giorgio Cuminatto
Direttore del Progetto Ritorno
Il turismo occupa in posto rilevante in tutti i paesi del mondo, favorisce scambi di informazioni, conoscenze, culture, idee, di modi diversi di vita, contribuendo ad affratellare i popoli. Il Venezuela, terra di grande bellez¬za e varietà, può offrire molto allo sviluppo del turismo. Già nel 1500, rievocando una navigazione lungo queste splendide coste, il nostro Vespucci così si esprimeva: "Quello che vidi fu una infinitissima cosa di uccelli, di forme di vita e colori. Gli alberi erano di bellezza e di tanta soavità che pensammo fosse il Paradiso Terrestre" scriveva in una lettera indirizzata a Pier Francesco De Medici banchiere, cugino di Lorenzo il Magnifico. I giovani venezuelani ed italo-venezuelani sono consapevoli dell'importanza del turismo come generatore di posti di lavoro e di benessere del loro paese. Le istituzioni italiane presenti qui a cominciare da quella che ho l'onore di rappresentare, l'Istituto Italiano di Cultura, ricevono molte richieste da parte di aspiranti alla frequenza di corsi alberghieri in Italia. E non solo. Fra gli italiani e loro discendenti qui residenti assistiamo ad un fenomeno molto interessante che potremmo definire "turismo di ritorno". Ossia diretto alla scoperta della propria cultura, alle proprie radici mediante il contatto vivo con la patria d'origine. Sono convinto che il turismo dal Venezuela all'Italia e viceversa, paesi affratellati da vincoli di sangue e di cultura, possa espandersi sempre di più come esemplare segno di pace in un momento così difficile per il mondo.
di Francesco lurlaro
Direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di Caracas
Non mi soffermerò sulla filosofia del progetto Ritorno, ne ha parlato efficacemente Giorgio Cuminatto. Voglio piuttosto soffermarmi su come questo progetto va costruito, cogliendo anche il senso della novità del nuovo Governo italiano che non è solo nuovo perché costituito da forze politiche che non hanno governato mai, ma è nuovo anche negli obiettivi, nelle metodologie, nella volontà di raggiungere risultati attraverso percorsi assolutamente nuovi. E uno di questi percorsi è certamente la individuazione del turismo come settore strategico di una politica di sviluppo economico nel nostro paese. Non a caso sono stato nominato e delegato alla elaborazione di progetti per quanto riguarda il turismo culturale, termine sempre molto abusato in campagna elettorale da tutte le parti politiche ma mai concretizzato da una linea di azione operativa da parte di nessun governo.
La sfida è alta, quella di riuscire a trovare metodi, meccanismi, percorsi capaci di mettere a sistema il nostro patrimonio culturale che sono i veri giacimenti petroliferi che noi abbiamo e che non riescono a produrre alcuno o scarsissimi risultati sul piano della ricaduta economica ed occupazionale. Alcuni confondono il turismo culturale con il meccanismo di gestione e fruizione dei beni culturali. Questo è un aspetto del turismo culturale ma non è l'anima. Una novità è stata per esempio quella di introdurre nella legge finanziaria l'art. 22, nel quale si prevede la gestione privata dei musei e delle aree archeologiche e comunque di tutti quei beni che possono essere assegnati all'iniziativa privata. Questo è un aspetto che non ha precedenti, finora ai privati era stato affidato soltanto il servizio caffetteria dei musei, e noi abbiamo, non a caso, musei assolutamente invisitabili. In Italia spesso non abbiamo i traduttori all'ingresso per spiegare nelle varie lingue cosa vi è esposto. Ma non è questa l'anima del turismo culturale. L'anima del turismo culturale è cercare di individuare i pacchetti turistici che siano in grado di attrarre quei circa 50.000.000 di turisti che girano per interesse culturale.
Sembra paradossale ma l'Italia intercetta di questi solo una parte minima. Allora lo sforzo che noi stiamo portando avanti è quello di attrarre fette sempre più consistenti di questo turismo culturale ed il progetto Ritorno è, a nostro giudizio, uno straordinario veicolo perché si rivolge ad un bacino di soggetti che possono essere attratti dalla ricerca delle loro radici. Quindi il turismo di ritorno e quello culturale costituiscono le nuove frontiere dello sviluppo turistico e quindi economico del nostro paese. A me pare abbastanza paradossale che finora questa grande risorsa anche per il nostro turismo non sia stata sfruttata. Ed è tempo che qualcuno cominci a sfruttarla ed è una delle cose che vogliamo fare.
di Nicola Bono
Sottosegretario di stato ai beni culturali



