Magna Grecia che cosa? Alfredo è un italo — americano di seconda generazione, poco più che trentenne, i suoi genitori sono siciliani, non parla l'italiano e neppure il dialetto dei suoi genitori, anche se ogni anno viene in vacanza in Italia, a Formia ed ogni tanto va anche in Sicilia. Ma non ha proprio idea di che cosa sia stata e sia la Magna Grecia, non ne ha sentito parlare, meno che mai ne ha studiato a scuola o qualcuno a New York o in Italia gliene ha mai fanno cenno. Ho incontrato Alfredo, a New York, alla del ricevimento offerto alla delegazione italiana della Associazione Internazionale Magna Grecia, che partecipava nella metropoli americana alla settimana italiana della Magna Grecia. Alfredo è uno degli oltre 400 soci della Columbus Foundation, che organizza ogni anno la grande sfilata del Columbus Day, uno dei club più esclusivi di New York, al quale sono ammessi, mi spiega Mario Fratti, autore di teatro d'origine abruzzese da molti anni nella metropoli statunitense e vice presidente dell'associazione Magna Grecia, gli italo — americani con conti in banca milionari (in dollari), una Foundation che si è anche imposta per le molte iniziative benefiche a favore della comunità d'origine italiana.
Sia pure per grandi linee ho indicato ad Alfredo l'area territoriale della Magna Grecia, da Napoli in giù fino a Palermo, gli ho parlato di Crotone e Pitagora, di Sibari e della dolce vita, di Siracusa e del suo teatro greco, di Locri e delle tavolette votive, di Reggio e dei Bronzi di Riace. Credo di avere stimolato la sua curiosità, comunque mi ha assicurato che nel prossimo viaggio in Italia inserirà qualche tappa magnogreca. Come Alfredo sono tanti, la stragrande maggioranza, gli italo —americani che ignorano l'esistenza della Magna Grecia, non conoscono la sua storia, non sanno quanto ricco ed interessante sia il patrimonio d'arte esposto nei musei di ciascuna regione o recuperato nelle aree archeologiche, non sanno che la civiltà occidentale è nata in queste regioni del Mezzogiorno d'Italia, le stesse regioni d'origine dei loro padri e dei loro nonni. Nel nostro microcosmo, in Calabria come in Puglia o in Sicilia, siamo convinti, forse, d'essere l'ombelico del mondo, pensiamo che gli altri, soprattutto i molti che vivono oltre Atlantico, in continenti lontani, conoscano la nostra storia ed il nostro patrimonio d'arte e di cultura. Ed invece così non è. Negli States l'Italia è Roma o Firenze o Venezia o Napoli. Solo pochi sanno che c'è anche Taormina e che si trova in Sicilia.
Ecco perché a New York ha suscitato grande interesse il video presentato dal direttore archeologo del museo di Napoli Pasquale Dapoto e che ricostruisce virtualmente la villa dei papiri di Ercolano. Ecco perché trova sempre maggiori consensi questa idea dell'Associazione Internazionale Magna Grecia di fare conoscere nel mondo il patrimonio culturale che questa antica civiltà ha elaborato ed accumulato più di 2500 anni fa. E', peraltro, la missione che all'associazione ha affidato il suo fondatore e primo presidente Gino Gullace, giornalista d'origini magnogreche (era nato a Ferruzzano, pochi chilometri più a sud di Locri, in Calabria) vissuto a lungo negli USA, profondo conoscitore della storia e dei costumi delle città della Magna Grecia e che il suo successore Nino Foti porta avanti con caparbia determinazione, nonostante difficoltà ed incomprensioni di vario genere.
Questa seconda volta di Magna Grecia a New York (un'iniziativa analoga c'era stata nel 97) è stata un autentico successo. La delegazione dell'associazione, guidata da Foti, era altamente rappresentativa. Di essa facevano parte ben quattro esponenti del governo italiano, i vice ministri alle infrastrutture Mario Tassone e Ugo Martinat ed i sottosegretari Nicola Bono ai beni culturali e Giuseppe Galati alle attività produttive, il presidente della Rai Antonio Baldassarre (che ha ricevuto a New York la targa di Gerardo Sacco del premio internazionale Magna Grecia), il vice presidente del Banco di Sardegna Ivano Spalanzani, il direttore generale di Artingiancassa Gianfranco Verzaro, i presidenti delle province di Roma Silvano Moffa e di Salerno Alfonso Andria, il presidente del consiglio provinciale di Roma Alberto Pascuci, l'assessore al turismo del comune di Napoli, Nicola Oddati, il presidente del consiglio di indirizzo e vigilanza dell'INPS Aldo Smolizza, il presidente della commissione controllo e vigilanza del consiglio comunale di Roma Gianfranco Bafundi, il portavoce del presidente della regione Calabria Fausto Taverniti, il maestro orafo Gerardo Sacco di Crotone, autore delle targhe dei premi Magna Grecia. Con l'assistenza e la collaborazione del console generale italiano a New York, Giorgio Radicati, la delegazione di Magna Grecia ha incontrato, preso contatti e si è confrontata con gli ambienti che contano della comunità italo — americana di New York. Alla Columbus Foundation è stato avviato un rapporto da approfondire con il presidente Lawrence E. Auriana, influente personaggio di Wall Street.
E così è accaduto anche con il GEI, gruppo esponenti italiani, un'associazione cui aderiscono importanti uomini d'affari d'origine italiana, presieduta da Lucio Caputo, origini siciliane, diventato assai noto in Italia dopo l'attentato alle due torri. Aveva l'ufficio in uno dei due grattacieli e si è salvato scendendo a piedi dal 90esimo piano, nonostante il divieto dei pompieri che poi sono morti nel crollo dell'edificio. Alla New York University è stata avviata una preziosa collaborazione con la Casa Italiana della baronessa Mariuccia Zerilli — Marimò. Sono diventati più organici i rapporti con la NIAF, la potente organizzazione che raccoglie gli italo — americani residenti negli USA, non solo perché l'altro premio internazionale Magna Grecia è stato consegnato al presidente Frank J. Guarini, per molti anni deputato del congresso, titolare di uno dei più accorsati studi legali della metropoli statunitense.
Con loro il confronto si è svilup¬pato sui temi istituzionali della democrazia e sulle questioni eco-nomiche con l'occhio rivolto soprattutto alle prospettive di interscambio e di maggiore cooperazione finanziaria. Temi di cui il vice ministro Tassone ed il sottosegretario Galati hanno parlato, in un incontro riservato, con il ministro dell'economia dello Stato di New York Gargano.
All'Enit di New York, sulla Quinta Strada, con l'intervento del direttore generale dell'ente Piergiorgio Togni, si è parlato di turismo culturale e di radici in rapporto anche al Progetto Ritorno messo a punto dall'Associazione Magna Grecia ed offerto alle regioni ed agli enti locali meridionali per promuovere, attraverso gli strumenti multimediali, la conoscenza delle singole realtà regionali e stimolare, ripete l'ideatore di questo progetto Giorgio Cuminatto, l'interesse soprattutto delle nuove generazioni e convincerle a riappropriarsi delle proprie radici. Un percorso tutto da esplorare in Italia, secondo il presidente di Magna Grecia Nino Foti, il quale, citando una recente indagine, ha rilevato che soltanto il 7 per cento dei residenti all'estero torna in Italia nelle regioni d'origine, contro l'oltre 20 per cento di irlandesi o francesi. Esiste, dunque, un bacino estremamente vasto di potenziali turisti da indirizzare soprattutto verso le regioni del Sud, che sono quelle di provenienza dei loro genitori o dei loro nonni. Un bacino che però va stimolato attraverso un'incisiva azione di promozione. "La cultura è il petrolio dell'Italia" ha più volte ri-petuto, nelle manifestazioni di New York, Stefano Acunto, chairman dell'Italian Academy Foundation e presidente delle edizioni CINN, ma questo enorme patrimonio artistico – culturale va fatto conoscere per diventare un forte elemento di richiamo e di attrazione. Come, appunto, attraverso questa iniziativa delle Settimane della Magna Grecia, sta tentando di fare l'asso-ciazione presieduta da Nino Foti.
All'Enit, dove è stata confermata la netta ripresa del turismo statuni¬tense verso l'Italia, ho incontrato uno dei tanti agenti di viaggio che operano a New York. Gli ho chiesto dell'offerta turistica meridionale, del gradimento del mercato americano verso le aree della Magna Grecia. Sconsolato mi ha confessato di averle dovute togliere dal suo pacchetto perché i suoi clienti ne ignoravano l'esistenza. E' la conferma di quanto sia ancora lungo il cammino e quanto sia necessario moltiplicare le iniziative promozionali anche oltre Atlantico, in un mercato potenzialmente interessante. E' anche la conferma di quanto sia stata felice ed opportuna l'intuizione, più di 15 anni fa, di Gino Gullace e di come sia necessario, accanto ad altre iniziative, sostenere anche l'attività che l'associazione da lui fondata via via va proponendo.
di Enzo Arcuri
Sia pure per grandi linee ho indicato ad Alfredo l'area territoriale della Magna Grecia, da Napoli in giù fino a Palermo, gli ho parlato di Crotone e Pitagora, di Sibari e della dolce vita, di Siracusa e del suo teatro greco, di Locri e delle tavolette votive, di Reggio e dei Bronzi di Riace. Credo di avere stimolato la sua curiosità, comunque mi ha assicurato che nel prossimo viaggio in Italia inserirà qualche tappa magnogreca. Come Alfredo sono tanti, la stragrande maggioranza, gli italo —americani che ignorano l'esistenza della Magna Grecia, non conoscono la sua storia, non sanno quanto ricco ed interessante sia il patrimonio d'arte esposto nei musei di ciascuna regione o recuperato nelle aree archeologiche, non sanno che la civiltà occidentale è nata in queste regioni del Mezzogiorno d'Italia, le stesse regioni d'origine dei loro padri e dei loro nonni. Nel nostro microcosmo, in Calabria come in Puglia o in Sicilia, siamo convinti, forse, d'essere l'ombelico del mondo, pensiamo che gli altri, soprattutto i molti che vivono oltre Atlantico, in continenti lontani, conoscano la nostra storia ed il nostro patrimonio d'arte e di cultura. Ed invece così non è. Negli States l'Italia è Roma o Firenze o Venezia o Napoli. Solo pochi sanno che c'è anche Taormina e che si trova in Sicilia.
Ecco perché a New York ha suscitato grande interesse il video presentato dal direttore archeologo del museo di Napoli Pasquale Dapoto e che ricostruisce virtualmente la villa dei papiri di Ercolano. Ecco perché trova sempre maggiori consensi questa idea dell'Associazione Internazionale Magna Grecia di fare conoscere nel mondo il patrimonio culturale che questa antica civiltà ha elaborato ed accumulato più di 2500 anni fa. E', peraltro, la missione che all'associazione ha affidato il suo fondatore e primo presidente Gino Gullace, giornalista d'origini magnogreche (era nato a Ferruzzano, pochi chilometri più a sud di Locri, in Calabria) vissuto a lungo negli USA, profondo conoscitore della storia e dei costumi delle città della Magna Grecia e che il suo successore Nino Foti porta avanti con caparbia determinazione, nonostante difficoltà ed incomprensioni di vario genere.
Questa seconda volta di Magna Grecia a New York (un'iniziativa analoga c'era stata nel 97) è stata un autentico successo. La delegazione dell'associazione, guidata da Foti, era altamente rappresentativa. Di essa facevano parte ben quattro esponenti del governo italiano, i vice ministri alle infrastrutture Mario Tassone e Ugo Martinat ed i sottosegretari Nicola Bono ai beni culturali e Giuseppe Galati alle attività produttive, il presidente della Rai Antonio Baldassarre (che ha ricevuto a New York la targa di Gerardo Sacco del premio internazionale Magna Grecia), il vice presidente del Banco di Sardegna Ivano Spalanzani, il direttore generale di Artingiancassa Gianfranco Verzaro, i presidenti delle province di Roma Silvano Moffa e di Salerno Alfonso Andria, il presidente del consiglio provinciale di Roma Alberto Pascuci, l'assessore al turismo del comune di Napoli, Nicola Oddati, il presidente del consiglio di indirizzo e vigilanza dell'INPS Aldo Smolizza, il presidente della commissione controllo e vigilanza del consiglio comunale di Roma Gianfranco Bafundi, il portavoce del presidente della regione Calabria Fausto Taverniti, il maestro orafo Gerardo Sacco di Crotone, autore delle targhe dei premi Magna Grecia. Con l'assistenza e la collaborazione del console generale italiano a New York, Giorgio Radicati, la delegazione di Magna Grecia ha incontrato, preso contatti e si è confrontata con gli ambienti che contano della comunità italo — americana di New York. Alla Columbus Foundation è stato avviato un rapporto da approfondire con il presidente Lawrence E. Auriana, influente personaggio di Wall Street.
E così è accaduto anche con il GEI, gruppo esponenti italiani, un'associazione cui aderiscono importanti uomini d'affari d'origine italiana, presieduta da Lucio Caputo, origini siciliane, diventato assai noto in Italia dopo l'attentato alle due torri. Aveva l'ufficio in uno dei due grattacieli e si è salvato scendendo a piedi dal 90esimo piano, nonostante il divieto dei pompieri che poi sono morti nel crollo dell'edificio. Alla New York University è stata avviata una preziosa collaborazione con la Casa Italiana della baronessa Mariuccia Zerilli — Marimò. Sono diventati più organici i rapporti con la NIAF, la potente organizzazione che raccoglie gli italo — americani residenti negli USA, non solo perché l'altro premio internazionale Magna Grecia è stato consegnato al presidente Frank J. Guarini, per molti anni deputato del congresso, titolare di uno dei più accorsati studi legali della metropoli statunitense.
Con loro il confronto si è svilup¬pato sui temi istituzionali della democrazia e sulle questioni eco-nomiche con l'occhio rivolto soprattutto alle prospettive di interscambio e di maggiore cooperazione finanziaria. Temi di cui il vice ministro Tassone ed il sottosegretario Galati hanno parlato, in un incontro riservato, con il ministro dell'economia dello Stato di New York Gargano.
All'Enit di New York, sulla Quinta Strada, con l'intervento del direttore generale dell'ente Piergiorgio Togni, si è parlato di turismo culturale e di radici in rapporto anche al Progetto Ritorno messo a punto dall'Associazione Magna Grecia ed offerto alle regioni ed agli enti locali meridionali per promuovere, attraverso gli strumenti multimediali, la conoscenza delle singole realtà regionali e stimolare, ripete l'ideatore di questo progetto Giorgio Cuminatto, l'interesse soprattutto delle nuove generazioni e convincerle a riappropriarsi delle proprie radici. Un percorso tutto da esplorare in Italia, secondo il presidente di Magna Grecia Nino Foti, il quale, citando una recente indagine, ha rilevato che soltanto il 7 per cento dei residenti all'estero torna in Italia nelle regioni d'origine, contro l'oltre 20 per cento di irlandesi o francesi. Esiste, dunque, un bacino estremamente vasto di potenziali turisti da indirizzare soprattutto verso le regioni del Sud, che sono quelle di provenienza dei loro genitori o dei loro nonni. Un bacino che però va stimolato attraverso un'incisiva azione di promozione. "La cultura è il petrolio dell'Italia" ha più volte ri-petuto, nelle manifestazioni di New York, Stefano Acunto, chairman dell'Italian Academy Foundation e presidente delle edizioni CINN, ma questo enorme patrimonio artistico – culturale va fatto conoscere per diventare un forte elemento di richiamo e di attrazione. Come, appunto, attraverso questa iniziativa delle Settimane della Magna Grecia, sta tentando di fare l'asso-ciazione presieduta da Nino Foti.
All'Enit, dove è stata confermata la netta ripresa del turismo statuni¬tense verso l'Italia, ho incontrato uno dei tanti agenti di viaggio che operano a New York. Gli ho chiesto dell'offerta turistica meridionale, del gradimento del mercato americano verso le aree della Magna Grecia. Sconsolato mi ha confessato di averle dovute togliere dal suo pacchetto perché i suoi clienti ne ignoravano l'esistenza. E' la conferma di quanto sia ancora lungo il cammino e quanto sia necessario moltiplicare le iniziative promozionali anche oltre Atlantico, in un mercato potenzialmente interessante. E' anche la conferma di quanto sia stata felice ed opportuna l'intuizione, più di 15 anni fa, di Gino Gullace e di come sia necessario, accanto ad altre iniziative, sostenere anche l'attività che l'associazione da lui fondata via via va proponendo.
di Enzo Arcuri



