L’intervento dell'Ambasciatore Petrone si incardina sulla trattazione di tre temi che riguardano i rapporti tra Italia e Brasile, osservati dall'ortica italiana: il livello quantitativo e qualitativo del flusso dell'informazione; l'intensità del flusso turistico; l'entità delle relazioni economiche e del traffico commerciale. Riguardo al livello d'informazione sul Brasile disponibile in Italia, l'Ambasciatore rileva che - nonostante la pervasiva e storicamente consolidata presenza italiana in questo Paese - la pur ampia bibliografia in lingua italiana, è riferita in gran parte alla letteratura brasiliana e ad alcuni aspetti tipici della cultura popolare, mentre è carente sul versante dell'indagine storica e dell'analisi del ruolo del Brasile nello scenario mondiale.
Di questo fenomeno è difficile reperire e capire le ragioni ma è facile intendere che esso costituisce un fattore d'indebolimento della relazione privilegiata che l'Italia ha con il Brasile. Peraltro, la prima impressione dell'Ambasciatore, desunta dalla lettura dei giornali brasiliani è che tale carenza sia reciproca e di similare connotazione: gli articoli che si pubblicano sull'Italia sono spesso di folklore o di curiosità spicciola mentre manca l'attenzione verso gli aspetti industriali e tecnologici e sulla realtà culturale di oggi. Il turismo - secondo dei tre temi - è, ad opinione dell'Ambasciatore, un veicolo che può contribuire a colmare il deficit informativo. A suo parere, la promozione meramente commerciale dell'attività turistica è penalizzante soprattutto per un Paese complesso, frammentato e policentrico come l'Italia, per il quale sarebbe più efficace creare delle specifiche occasioni d'interesse in ambito regionale.
Nel caso del Brasile, realtà ugualmente complessa, queste specificità regionali dovrebbero essere mutue. In tal senso, l'Ambasciatore Perrone ritiene che l'iniziativa dell'Associazione Internazionale Magna Grecia sia di grande interesse. Essa, infatti, focalizza l'attenzione sulle potenzialità turistiche di un territorio, il Mezzogiorno d'Italia, che è sconosciuto all' estero ed è ignorato dalle organizzazioni turistiche, non escluso il Brasile. Che fare per correggere questa situazione. Se si vuole attrarre l'interesse del turista, brasiliano nella fattispecie, ad esempio verso la Calabria o la Sicilia e distoglierlo dalla scelta tradizionale delle mete famose per la loro storia, e per il loro patrimonio artistico e monumentale come Venezia, Firenze, Roma, ecc., è necessario mostrargli che in Calabria o in Sicilia esistono attrazioni insospettate. Quindi, bisogna diffondere questa conoscenza attraverso mostre, rappresentazioni teatrali, rassegne cinematografiche, e ogni altra iniziativa di carattere culturale che risulti utile. Se, come è cerro che sia, la rappresentanza diplomatica italiana in Brasile avrà le risorse sufficienti, l'Ambasciatore dichiara che dal 2001 saranno avviate iniziative che riguardano il Sud d'Italia. A questi mezzi di diffusione selettivi vanno affiancate anche attività di diffusione culturale di massa che si identifica sostanzialmente nella musica popolare.
Si tratta di organizzare tournée in Brasile di esponenti italiani dello spettacolo la cui fama ha già travalicato i confini nazionali. Un terzo strumento di incentivazione del turismo italiano, segnatamente del Meridione, è quello della diffusione a mezzo stampa, sui media brasiliani. La difficoltà risiede nel fatto che in Brasile - Paese estesissimo e federale - non esistono giornali a diffusione nazionale e quindi la comunicazione non può essere univoca ma deve essere confezionata secondo le peculiarità di ciascuno dei quattro o cinque interlocutori. Infine, l'aspetto economico dei rapporti bilaterali che è strettamente connesso ai due precedenti. È convinzione dell'Ambasciatore Petrone che il turismo sia figlio delle relazioni economiche perché il flusso dell'informazione e dell'interesse molto spesso viaggia ed è alimentato dal flusso dei rapporti imprenditoriali, in particolare quelli della piccola e media impresa, che è la struttura portante dell'economia del nostro Paese. La presenza italiana in genere - e quindi anche l'imprenditoria - è fittamente ramificata nel territorio brasiliano ma sarebbe un gravissimo errore ritenere che questa condizione sia immutabile, come scolpita nella roccia. Tutt'altro. I dati più aggiornati dallo il senso di una tendenza negativa: rispetto all'indicatore del volume di investimenti esteri l'Italia che era il primo investitore in assoluto in Brasile, oggi è solo al sesto posto; nello scorso anno, su un valore complessivo di 30 miliardi di dollari entrati in Brasile solo 6 provenivano dall'Italia che si è vista superata da Spagna, Olanda, Stati Uniti. Lo stock complessivo degli investimenti italiani è ancora insuperato ma questo trend negativo è preoccupante anche perché è illusorio pensare che altri settori, come ad esempio il turismo, possano prosperare senza il sostegno di un intenso scambio industriale.
di Vincenzo Petrone
Ambasciatore d'Italia in Brasile



