Turismo di ritorno tra economia locale e globalizzazione


Il ruolo della politica è quello di interpretare i fenomeni sociali ed economici e proporre le soluzioni che questi fenomeni impongono. Quindi parlare di turismo e di sviluppo economico svincolati dal quadro di riferimento della economia mondiale investita dal fenomeno della globalizzazione è rimanere fuori dal contesto. La globalizzazione è un fenomeno che da più parti si è tentato di esorcizzare come un nemico da abbattere. Il "popolo di Seartle'', però, fa più rabbia che tenerezza, perché usa un modo assolutamente non corretto di affrontare problemi che impongono soluzioni complesse. La globalizzazione è il campo di calcio dove le squadre entrano e giocano, è il sistema che impone la logica di società aperte, contro il vecchio sistema delle società chiuse, in cui ogni stato governava con economie domestiche, con livelli di pensione superiori alle possibilità economiche oggettive e faceva quadrare i conti con misure di protezionismo economico. Il mondo ha conosciuto altre due epoche di globalizzazione travolte ambedue da conflitti mondiali, ma la globalizzazione non deve essere combattuta, deve essere governata e disciplinata, impone la globalizzazione delle scelte politiche che consentano ai vari Paesi di svolgere il loro ruolo in un mare aperto, non più in acque protette.

Entro il sistema economico internazionale il turismo è il settore economico che più di tutti rischia di avere conseguenze pesanti dalla globalizzazione dei sistemi. La globalizzazione pone un primo problema: appiattisce tutti i livelli delle economie internazionali verso il basso nella concorrenza basata sui costi, solo proporzionata ad un problema di prezzi e di competitività incentrata sulla quantità e sul relativo onere di acquisto. La globalizzazione, invece, deve comportare per tutti i paesi la ricerca di una concorrenza basata non solo sui costi ma sulla originalità della proposta che pertanto diventa valore aggiunto. Questo convegno va oltre il problema del flusso turistico Italia/Brasile. Non è un problema di pacchetti turistici. È un problema di taglio diverso da dare alle politiche perché lo scenario è cambiato. Il problema, quindi, non è come fare a promuovere l'immagine dell'Italia nel mondo ma invertire il processo e chiedersi quale soggetti bisogna individuare per recepire un messaggio che susciti l'interesse a recarsi in Italia. E questo costituisce proprio Il primo elemento di positività e di originalità del progetto ritorno. Un paese come l'Italia che conta su comunità all' estero tanto numerose quanto sono i cittadini residenti in patria ha un bacino potenziale di 60 milioni di turisti-visitatori. Naturalmente non tutti sono in grado di realizzare questo viaggio ma l'emigrazione italiana si è insediata in Paesi il cui livello di vita è medio-alto e i nostri "connazionali" si collocano in questa fascia sociale.

La questione è che questi italiani d'origine non hanno sufficiente consapevolezza per fare determinate scelte. Ma il turismo di ritorno non si esaurisce solo nell'individuare i soggetti a cui inviare il messaggio e provocare lo stimolo per far nascere l'interesse. È anche un strumento per creare un flusso turistico costante non solo di carattere culturale ma anche di carattere economico perché il turismo di ritorno è un formidabile strumento per attrarre capitali che è uno degli elementi di debolezza del nostro Mezzogiorno perché pochi sanno che il Sud d'Italia ha uno scarsissimo livello di sviluppo turistico anche perché solo il 25% dell'offerta alberghiera è ubicata nel Sud mentre l'altro 75% si trova da Roma in su. C'è, quindi, un problema strutturale. Dunque, quanti italiani residenti all'estero sarebbero in grado d'investire nella loro terra d'origine trovando ragioni sociali, personali, culturali, molto più interessanti che altrove? E, di converso, quanti italiani, potrebbero ritenere interessante, in questo ambito, andare ad investire in Brasile, Argentina o altrove? Questo è il significato profondo dell'intuizione che ha avuto l'Associazione Internazionale Magna Grecia che ha anche dimostrato la volontà e la determinazione di attuarla. Il compimento di questo programma comporta, tra l'altro, una definizione del ruolo degli Enti Locali la cui attività è stata finora pregevole ma disarticolata.

Anche da questo punto di vista l'Associazione svolge un ruolo prezioso coordinando, come in questo caso la presenza contemporanea di molte amministrazioni locali. Un altro elemento cardine dello sviluppo del turismo di ritorno deve essere l'ENIT che, però, può promuovere prodotti specifici se e quando questi esistano. Quindi, gli Enti Locali devono costituirsi in sistema e produrre progetti integrati di sviluppo turistico. Se si vuole promuovere il turismo di ritorno è indispensabile puntare sulle specificità locali, dai prodotti alimentari al patrimonio artistico- ambientale, passando per l'artigianato, trasmesse attraverso un messaggio chiaro ed attraente. Questo è il senso profondo di una proposta che è culturale ma offre immense ricadute di ordine economico e sociale per lo sviluppo della realtà meridionale.

di Nicola Bono