Alcuni aspetti della vita femminile nella Magna Grecia


Quali fossero le condizioni e il modo di vivere della donna nelle colonie greche d'Occidente non è facile dire, perché è arduo distinguere quanto è indigeno e quanto importato. Sicuramente si è trattato di una civiltà del tutto originale che produsse una realtà completamente diversa sia dal paese greco d'origine sia dal paese indigeno.
I coloni greci portarono nel lontano Occidente la propria lingua, la propria cultura, la propria religione, senza però imporle, dato che instaurarono generalmente con gli autoctoni una convivenza pacifica, anche perché, giungendo senza donne, dovevano affidare a matrimoni misti la continuità della specie (con rare eccezioni, come nel caso di Crotone e di Focea, dove si trattò di migrazioni in massa, o di Locri, alla cui fondazione avrebbero partecipato donne della nobiltà locrese greca).

Le spose dei coloni, costretti per mancanza di spazio sulle navi a partire da soli, sono dunque quasi esclusivamente indigene, e se sono "barbare" nel senso di non greche, Sicuramente non sono primitive. Hanno una propria cultura, che si mescola con quella greca, ma non si annulla, sicché possiamo ipotizzare che la condizione della donna nella Magna Grecia fosse diversa sia da quella greca sia da quella autoctona (vedi l'abito "a mantellina", riprodotto nell'illustrazione, di una serie di statuette locresi del VI secolo a.C. che non ha riscontri nel mondo greco).

La concessione pacifica di ragazze indigene non escludeva però il rapimento, nel caso non si fosse raggiunto un accordo: se ne possono trovare delle tracce nel culto di Persefone tanto in auge nella Magna Grecia, così come nella simbolica simulazione di ratto conservata nel rito del matrimonio. Se ci riferiamo genericamente alla condizione della donna nell'antica Grecia, bisogna ricordare che la donna a Sparta godeva di una situazione ben diversa da quella delle altre zone della Grecia, e in particolare di Atene, dove le donne vivevano praticamente segregate nel gineceo. I Dori di Sparta avevano conservato costumi che non avevano rapporti con il mondo greco; le donne spartane ricevevano un'educazione libera e all'aria aperta, godevano di una certa libertà sessuale, praticavano il nudismo per ragioni sportive, si occupavano delle questioni amministrative, dato che gli uomini erano costantemente assorbiti dagli obblighi militari. Così la vita domestica assumeva forme di matriarcato.

Anche a Mitilene di Lesbo le donne ricevevano un'educazione libera e raffinata: basta ricordare il famoso thiaso di Saffo. L'esistenza di poetesse come Corinna di Tanagra in Beozia, Telesilla di Argo, Prassila di Sicione è prova della partecipazione femminile alla vita pubblica e culturale delle città greche. Se si considera che le colonie greche d'Occidente erano per lo più d'origine peloponnesiaca o ionico-orientale, oltre alla già esaminata necessità di stabilire rapporti pacifici con il mondo indigeno, si può facilmente ipotizzare che fra i Greci d'Occidente la donna godesse di emancipazione e considerazione notevoli. Illuminanti, in questo senso, l'esistenza di una poetessa come Nosside di Locri e di donne della comunità pitagorica originarie di Crotone, Sibari, Metaponto, Taranto. E non è certo un caso che siano abitanti di Siracusa le donne messe in scena da Teocrito, che liberamente parlano male dei mariti, vanno sole tra la folla, chiacchierano di vestiti e belletti.

Significativa a questo proposito la grande quantità di "trousses" trovate nelle tombe femminili della Magna Grecia, di "alabastre"-portaprofumo, di specchi, tutte cose che nella Grecia classica appartenevano al mondo delle cortigiane. Specchi dalla raffinata decorazione provengono da Locri e Taranto, specchi sono raffigurati nelle numerose scene di gineceo e "toilette" dell'arte della Magna Grecia. A conferma della partecipazione delle donne alla vita pubblica c'è la grande quantità di gioielli pervenutaci dalle colonie greche d'Occidente: collane, orecchini, anelli, bracciali, senza dimenticare i fermagli per capelli, i diademi e le corone portati durante i banchetti e le feste religiose. Testimonianza di una partecipazione femminile alla vita cittadina delle colonie sono, inoltre, le numerose statuette muliebri in terracotta provenienti da Taranto, le cosiddette (tanagrine), con abiti dalla foggia ricercata ed elaborate acconciature come quella a "melone" o quella a "lampadion". Sappiamo ad esempio che una legge a Sibari imponeva di invitare le donne alle feste pubbliche con un anno di anticipo, affinché avessero il tempo di provvedere all'abbigliamento e agli accessori.

Non va comunque negato che sicuramente, come in tutto il mondo antico, anche nella Magna Grecia la funzione della donna, pur se con maggiore dignità e consapevolezza, è stata esercitata essenzialmente in casa, come dimostrano le numerose scene di gineceo della ceramica e della pittura magno-greche.

di Silvia Polettini