Locri: Magna Grecia dai mille volti
Visitare Locri, una delle città più documentate della Magna Grecia, per il turista significa tuffarsi nel passato. I resti archeologici, immersi negli odori della natura selvaggia, aiutano a ricostruire il mito della Magna Grecia. Tesori d'inesauribile bellezza custodiscono le nostre origini occidentali. La colonizzazione greca nella Locride ha rappresentato, infatti, un momento fondamentale per la formazione della civiltà europea.
L'inganno dei Locresi sbarcati a Capo Zefirio
Risalgono al 730-720 a.C. i primi contatti tra Locri e il mondo ellenico. Nei corredi funerari di questo periodo, accanto alle ceramiche degli indigeni di Janchina (l'insedia¬mento locale), compaiono vasi con decorazioni geometriche simili a quelle contemporanee prodotte in Grecia, nell'isola di Eubea. Questi ritrovamenti testimoniano pacifici scambi commerciali tra le due popolazioni.
Non così tranquilli si possono definire i rapporti con i greci della Locride Ozolia o Opunzia, regione povera e montuosa della Grecia centrale. A differenza degli Eubei, i Locresi non furono di passaggio e arrivarono con l'intenzione di occupare le terre e sfruttarne le risorse agricole.
Sbarcarono e si stabilirono a Capo Zefirio (oggi Capo Bruzzano), un alto promontorio, chiamato così perché proteggeva da Zefiro, il vento d'Occidente. Da qui l'appellativo di Locresi "Epizefirii", cioè insediati presso il Capo Zefirio. In un primo tempo, strinsero patti di pace con le popolazioni indigene e si impegnarono a rispettarli «finché avessero calcato la stessa terra e avuto testa sulle spalle»; ma ben presto li violarono. Riempirono, al momento del giuramento, i calzari di sabbia e misero sulle spalle, nascoste dai mantelli, delle teste d'aglio. Eliminati la sabbia e l'aglio sciolsero i patti, senza il pericolo di offendere gli dei testimoni del giuramento.
Fu breve il soggiorno dei coloni nella zona di Zefirio. Attirati dalle terre più fertili dell'altopiano di Janchina (venticinque chilometri più a nord), qui si stabilirono dopo aver annientato l'insediamento indigeno. C'è contrasto sulla data precisa della fondazione di Locri Epizefirii. Due sono le tradizioni tramandate. Eusebio, vescovo di Cesarea (IV d.C.) fa riferimento all'anno 673 a.C. , mentre Strabone (geografo greco di età augustea) alla fine dell'VIII a.C.
Magna Grecia da non perdere
MAGNA GRECIA DA NON PERDERE
I pinakes in frantumi del santuario di Persefone alla Mannella
UAntiquarium, situato nei pressi della zona archeologica di Locri, lungo la statale centosei, custodisce il materiale ricavato dagli scavi, tra cui i Pinakes locresi. Sono il più prezioso reperto dell'arte della Magna Grecia. Quadretti votivi (cento-settantasei finora riconosciuti), risalenti al quinto secolo a.C., celebrano soprattutto il mito della dea Persefone: il suo rapimento da parte di Hades, dio dell'oltretomba, la sua discesa agli inferi e le sue nozze. La maggior parte dei pinakes, di terracotta colorata, è stata rinvenuta dagli scavi di Paolo Orsi negli anni 1908¬1912, in contrada Mannella dove sorgeva il santuario dedicato dai Locresi a Persefone. I fedeli appendevano i pinakes alle pareti del tempio. Li sostituivano, però, periodicamente con altri più nuovi.
Quelli tolti dalle pareti venivano gettati a terra e ridotti in frammenti; resi inutilizzabili avevano l'unico scopo di venerare la dea. Nessun esemplare intero è giunto sino ai nostri giorni. Ancora oggi, a distanza di duemilacinquecento anni, nelle grotte di tufo sulla rocca di Gerace, a pochi chilometri da Locri, si continuano a realizzare i pinakes. La tecnica utilizzata è quella originaria, tramandata segretamente da padre in figlio. Non segreti, ma visibili (alle spalle dell'Antiquarium) i resti del recinto sacro del santuario locrese di Persefone alla Mannella, uno dei più celebri e suggestivi luoghi sacri dell'antichità.
Le Cento Camere di Locri
A circa centocinquanta metri dall'Antiquaríum, parallelamente alla strada statale centosei, ci sono le rovine del complesso urbanistico dell'antica Locri "Centocamere". L'unico esemplare scoperto in tutta la Magna Grecia. Secondo gli archeologi, il nome "Centocamere" deriva dalle cento case di nobili famiglie o dalle cento e più botteghe dove veniva lavorata l'argilla. La città di Locri era dotata, sin dal VI a.C., di uno schema urbanistico regolare che si estendeva in un'ampia area pianeggiante a ridosso della costa. Una fitta rete di strade strette (stenopoi) rettilinee e parallele, tagliate perpendicolarmente da poche larghe strade (plateiai), consentiva una viabilità organizzata ed efficiente.
Durante gli scavi, effettuati a partire dagli anni Cinquanta, sono venuti alla luce interi quartieri, officine industriali e fornaci per la lavorazione dei laterizi, della creta e dell'argilla. Rinvenuti, inoltre, diverse abitazioni, a pianta rettangolare, affiancate una all'altra, acquedotti e un'intera area sacra comprendente un edificio (Stòa) e alcuni pozzi votivi (Bothroz).
Si possono ammirare anche i resti delle mura di cinta della città, costruite in blocchi squadrati di arenaria (pietra friabile locale). Le mura circondavano l'antica Locri per oltre sette chilometri e culminavano con due torri, per difesa e avvistamento, sui colli di Castellace e di Mannella.
Il santuario Marasà: a "pranzo" con gli dei
In contrada Marasà sorge l'unico tempio fonico della Magna Grecia ritrovato. Il santuario, edificato con calcare duro, ha avuto tre fasi di realizzazione, dal VII al V a.C. circa.
Oggi si può visitare l'altare rettangolare del V secolo a.C., ben conservato. Intorno all'ara, lunga tredici metri e posta all'aperto, si riunivano i fedeli. L'uccisione di un animale era il sacrificio rituale. Le carni venivano arrostite e mangiate, mentre le parti non commestibili bruciate in modo che il fumo giungesse agli dei. La cerimonia rappresentava un "pranzo comune" per rafforzare i rapporti tra gli dei e i fedeli. Non si sa a quale divinità il tempio fosse dedicato.
Oltre all'altare rimangono la base di una colonna, le fondamenta di una torre circolare e una condotta idrica.
L'eco del teatro greco-romano
Situato in contrada Pirettina il teatro dell'antica Locri, costruito nel IV a.C., testimonia la diffusione nella città della cultura teatrale greca. Il teatro aveva una capienza di oltre quattromila spettatori. Rimangono i resti della gradinata per il pubblico (cavea), costituita da blocchi di pietra e ricavata in una cavità naturale ai piedi delle colline. Questa struttura creava una notevole eco che ancora oggi, ponendosi al centro dello spazio dell'orchestra, è possibile avvertire.
Alla scoperta della costa di Locri

Mare cristallino e cucina dai sapori freschi
Locri, insieme a Siderno, Marina di Gioiosa Jonica e Roccella Jonica, costituisce una delle più invitanti mete della costa dei Gelsomini. Un mare blu dalle mille sfumature, tra i più puliti d'Italia, e il clima sempre mite fanno di questo pezzo di costa un'oasi di freschezza per i tanti visitatori, anche nella bassa stagione. L’ ambiente ideale per i bagni da maggio a settembre o per praticare cure olio terapeutiche.
In estate, durante il giorno la spiaggia immensa ospita idi attrezzati; la sera i lungomari consentono di gustare, nei numerosi bar, gelati e granite artigianali e di fare piacevoli passeggiate.
Una cucina genuina e, nello stesso tempo, leggera, accompagnata dagli ottimi vini locali, si trova in tutti i ristoranti. Le antiche ricette calabresi vengono eseguite utilizzando i prodotti coltivati nella zona e il pesce, sempre fresco, del pescoso mare Jonio.
Il ricco artigianato locale e tradizioni popolari, rimaste inalterate, donano la sensazione che nella Locride il tempo si sia per incanto fermato.
Dormire tra gelsomini e agrumi
Situato a cinquanta metri dalla spiaggia, sulla statale centosei tra Locri e Siderno, il "Grand Hotel President" si affaccia sullo Jonio offrendo panorami suggestivi e indimenticabili. Centodieci camere, per un totale di duecentocinquanta posti letto con tutti i comforts, immerse tra il verde degli agrumi e dei gelsomini. Due sale ristorante, salone per ricevimenti, american bar, sale per meeting e congressi da venti a cinquecento posti. Due campi da tennis illuminati, piscina, solarium, sala giochi, discoteca, piano-bar, parcheggio privato, spiaggia riservata e attrezzata.
La particolare posizione permette di raggiungere in pochi minuti il centro archeologico di Locri.
In collaborazione con il "Grand Hotel President" opera la "Dafne", una cooperativa di servizi turistici che fornisce ai gruppi che soggiornano nella Regione guide turistiche, accompagnatori, trasferte in pullman.
Prezzo medio camera singola £ 90.000, doppia £ 140.000.
Di sera
Per trascorrere divertenti serate il "Ricaroka", a Marina di Gioiosa Jonica, offre musica dal vivo e ristorazione e, a pochi metri distante, il "Golosia" intrattiene tutte le sere i suoi clienti con gustosi gelati e un professionale piano-bar.
Cucina prelibata a base di pesce al "Gambero Rosso" di Marina Gioiosa Jonica (£40.000-70.000) e a "Il Gabbiano" di Siderno Marina (£.40.000-60.000).
Pietanze tipiche all’Enoteca" di Marina di Gioiosa Jonica, dove vi consigliamo di assaggiare un calice di "Greco di Bianco".
Come arrivare
In auto/pullman
Autostrada Salerno-Reggio Calabria, uscita Rosarno, proseguimento per Marina di Gioiosa Jonica, SS 106 per Siderno-Locri.
In treno
Vetture dirette da tutte le linee principali per Roccella Jonica - Siderno - Locri.
In aereo
Da tutti gli aeroporti con scalo a Lamezia Terme o Reggio Calabria.
In barca
Di recente, inaugurato a Roccella Jonica, uno dei porti turistici con più posti barca in Italia.
Il personaggio
Zaleuco: il legislatore incastrato dalle sue stesse leggi
Secondo la tradizione, poco dopo la fondazione, Locri ebbe ad opera del legislatore Zaleuco il più antico codice scritto d'Europa.
Zaleuco - pastore o nobile - nacque a Locri e qui visse intorno al 660 a.C., periodo in cui promulgò le sue leggi che, secondo Demostene, rimasero in vigore per oltre duecento anni.
Il legislatore locrese sarebbe stato vittima delle sue stesse leggi. Pagò con uno dei suoi occhi la pena inflitta al figlio che, colto in adulterio era stato condannato, secondo le leggi del padre, alla cecità completa.
Limitare la vendetta privata tra famiglie era lo scopo della legislazione di Zaleuco. Le pene erano commisurate ai diversi reati. Alcune norme, inoltre, stabilivano la risoluzione delle controversie tra i cittadini mediante il pagamento del prezzo fisso di un riscatto.
• A niuno è dato alienare il suo patrimonio, se non gli accadesse qualche sventura, riconosciuta dal pubblico.
• Ai Locresi non è dato posseder né schiavi né schiave.
• Doversi privare degli occhi gli adulteri.
• Vietarsi alle donne indossar vesti dorate e seriche e abbellirsi con ricercatezza se non per prendere marito.
• Dover le donne maritate vestir bianche vesti nel camminar pel foro coi domestici, e seguite da un'ancella. Le altre nubili potere indossare vesti di vari colori.
• Non presentarsi col ferro nell'adunanza del Senato.
• Condannarsi ad un'ammenda chi, ritornando da lontane regioni, chiedesse novità.
• Condannarsi a morte quell'infermo che avesse bevuto vino contro il divieto del medico.
• Essere vietato piangere i morti, anzi banchettare, dopo aver dato sepoltura ai cadaveri.
• Vietarsi di intraprendere un giudizio fra due se prima non sfasi tentata la conciliazione.
• Impedirsi la vendita dei commestibili, se non dagli stessi produttori.
• Condannarsi a morte il ladro.
• Cavare un occhio a che ne cavò uno ad un altro.
• Colui che proponesse al Senato una riforma o sostituzione di una legge vigente, dovesse tenere un laccio al collo, pronto a strozzarlo se la proposta non venisse accettata.
di Rosa Polito
L'inganno dei Locresi sbarcati a Capo Zefirio
Risalgono al 730-720 a.C. i primi contatti tra Locri e il mondo ellenico. Nei corredi funerari di questo periodo, accanto alle ceramiche degli indigeni di Janchina (l'insedia¬mento locale), compaiono vasi con decorazioni geometriche simili a quelle contemporanee prodotte in Grecia, nell'isola di Eubea. Questi ritrovamenti testimoniano pacifici scambi commerciali tra le due popolazioni.
Non così tranquilli si possono definire i rapporti con i greci della Locride Ozolia o Opunzia, regione povera e montuosa della Grecia centrale. A differenza degli Eubei, i Locresi non furono di passaggio e arrivarono con l'intenzione di occupare le terre e sfruttarne le risorse agricole.
Sbarcarono e si stabilirono a Capo Zefirio (oggi Capo Bruzzano), un alto promontorio, chiamato così perché proteggeva da Zefiro, il vento d'Occidente. Da qui l'appellativo di Locresi "Epizefirii", cioè insediati presso il Capo Zefirio. In un primo tempo, strinsero patti di pace con le popolazioni indigene e si impegnarono a rispettarli «finché avessero calcato la stessa terra e avuto testa sulle spalle»; ma ben presto li violarono. Riempirono, al momento del giuramento, i calzari di sabbia e misero sulle spalle, nascoste dai mantelli, delle teste d'aglio. Eliminati la sabbia e l'aglio sciolsero i patti, senza il pericolo di offendere gli dei testimoni del giuramento.
Fu breve il soggiorno dei coloni nella zona di Zefirio. Attirati dalle terre più fertili dell'altopiano di Janchina (venticinque chilometri più a nord), qui si stabilirono dopo aver annientato l'insediamento indigeno. C'è contrasto sulla data precisa della fondazione di Locri Epizefirii. Due sono le tradizioni tramandate. Eusebio, vescovo di Cesarea (IV d.C.) fa riferimento all'anno 673 a.C. , mentre Strabone (geografo greco di età augustea) alla fine dell'VIII a.C.
Magna Grecia da non perdere
MAGNA GRECIA DA NON PERDERE
I pinakes in frantumi del santuario di Persefone alla Mannella
UAntiquarium, situato nei pressi della zona archeologica di Locri, lungo la statale centosei, custodisce il materiale ricavato dagli scavi, tra cui i Pinakes locresi. Sono il più prezioso reperto dell'arte della Magna Grecia. Quadretti votivi (cento-settantasei finora riconosciuti), risalenti al quinto secolo a.C., celebrano soprattutto il mito della dea Persefone: il suo rapimento da parte di Hades, dio dell'oltretomba, la sua discesa agli inferi e le sue nozze. La maggior parte dei pinakes, di terracotta colorata, è stata rinvenuta dagli scavi di Paolo Orsi negli anni 1908¬1912, in contrada Mannella dove sorgeva il santuario dedicato dai Locresi a Persefone. I fedeli appendevano i pinakes alle pareti del tempio. Li sostituivano, però, periodicamente con altri più nuovi.
Quelli tolti dalle pareti venivano gettati a terra e ridotti in frammenti; resi inutilizzabili avevano l'unico scopo di venerare la dea. Nessun esemplare intero è giunto sino ai nostri giorni. Ancora oggi, a distanza di duemilacinquecento anni, nelle grotte di tufo sulla rocca di Gerace, a pochi chilometri da Locri, si continuano a realizzare i pinakes. La tecnica utilizzata è quella originaria, tramandata segretamente da padre in figlio. Non segreti, ma visibili (alle spalle dell'Antiquarium) i resti del recinto sacro del santuario locrese di Persefone alla Mannella, uno dei più celebri e suggestivi luoghi sacri dell'antichità.
Le Cento Camere di Locri
A circa centocinquanta metri dall'Antiquaríum, parallelamente alla strada statale centosei, ci sono le rovine del complesso urbanistico dell'antica Locri "Centocamere". L'unico esemplare scoperto in tutta la Magna Grecia. Secondo gli archeologi, il nome "Centocamere" deriva dalle cento case di nobili famiglie o dalle cento e più botteghe dove veniva lavorata l'argilla. La città di Locri era dotata, sin dal VI a.C., di uno schema urbanistico regolare che si estendeva in un'ampia area pianeggiante a ridosso della costa. Una fitta rete di strade strette (stenopoi) rettilinee e parallele, tagliate perpendicolarmente da poche larghe strade (plateiai), consentiva una viabilità organizzata ed efficiente.
Durante gli scavi, effettuati a partire dagli anni Cinquanta, sono venuti alla luce interi quartieri, officine industriali e fornaci per la lavorazione dei laterizi, della creta e dell'argilla. Rinvenuti, inoltre, diverse abitazioni, a pianta rettangolare, affiancate una all'altra, acquedotti e un'intera area sacra comprendente un edificio (Stòa) e alcuni pozzi votivi (Bothroz).
Si possono ammirare anche i resti delle mura di cinta della città, costruite in blocchi squadrati di arenaria (pietra friabile locale). Le mura circondavano l'antica Locri per oltre sette chilometri e culminavano con due torri, per difesa e avvistamento, sui colli di Castellace e di Mannella.
Il santuario Marasà: a "pranzo" con gli dei
In contrada Marasà sorge l'unico tempio fonico della Magna Grecia ritrovato. Il santuario, edificato con calcare duro, ha avuto tre fasi di realizzazione, dal VII al V a.C. circa.
Oggi si può visitare l'altare rettangolare del V secolo a.C., ben conservato. Intorno all'ara, lunga tredici metri e posta all'aperto, si riunivano i fedeli. L'uccisione di un animale era il sacrificio rituale. Le carni venivano arrostite e mangiate, mentre le parti non commestibili bruciate in modo che il fumo giungesse agli dei. La cerimonia rappresentava un "pranzo comune" per rafforzare i rapporti tra gli dei e i fedeli. Non si sa a quale divinità il tempio fosse dedicato.
Oltre all'altare rimangono la base di una colonna, le fondamenta di una torre circolare e una condotta idrica.
L'eco del teatro greco-romano
Situato in contrada Pirettina il teatro dell'antica Locri, costruito nel IV a.C., testimonia la diffusione nella città della cultura teatrale greca. Il teatro aveva una capienza di oltre quattromila spettatori. Rimangono i resti della gradinata per il pubblico (cavea), costituita da blocchi di pietra e ricavata in una cavità naturale ai piedi delle colline. Questa struttura creava una notevole eco che ancora oggi, ponendosi al centro dello spazio dell'orchestra, è possibile avvertire.
Alla scoperta della costa di Locri

Mare cristallino e cucina dai sapori freschi
Locri, insieme a Siderno, Marina di Gioiosa Jonica e Roccella Jonica, costituisce una delle più invitanti mete della costa dei Gelsomini. Un mare blu dalle mille sfumature, tra i più puliti d'Italia, e il clima sempre mite fanno di questo pezzo di costa un'oasi di freschezza per i tanti visitatori, anche nella bassa stagione. L’ ambiente ideale per i bagni da maggio a settembre o per praticare cure olio terapeutiche.
In estate, durante il giorno la spiaggia immensa ospita idi attrezzati; la sera i lungomari consentono di gustare, nei numerosi bar, gelati e granite artigianali e di fare piacevoli passeggiate.
Una cucina genuina e, nello stesso tempo, leggera, accompagnata dagli ottimi vini locali, si trova in tutti i ristoranti. Le antiche ricette calabresi vengono eseguite utilizzando i prodotti coltivati nella zona e il pesce, sempre fresco, del pescoso mare Jonio.
Il ricco artigianato locale e tradizioni popolari, rimaste inalterate, donano la sensazione che nella Locride il tempo si sia per incanto fermato.
Dormire tra gelsomini e agrumi
Situato a cinquanta metri dalla spiaggia, sulla statale centosei tra Locri e Siderno, il "Grand Hotel President" si affaccia sullo Jonio offrendo panorami suggestivi e indimenticabili. Centodieci camere, per un totale di duecentocinquanta posti letto con tutti i comforts, immerse tra il verde degli agrumi e dei gelsomini. Due sale ristorante, salone per ricevimenti, american bar, sale per meeting e congressi da venti a cinquecento posti. Due campi da tennis illuminati, piscina, solarium, sala giochi, discoteca, piano-bar, parcheggio privato, spiaggia riservata e attrezzata.
La particolare posizione permette di raggiungere in pochi minuti il centro archeologico di Locri.
In collaborazione con il "Grand Hotel President" opera la "Dafne", una cooperativa di servizi turistici che fornisce ai gruppi che soggiornano nella Regione guide turistiche, accompagnatori, trasferte in pullman.
Prezzo medio camera singola £ 90.000, doppia £ 140.000.
Di sera
Per trascorrere divertenti serate il "Ricaroka", a Marina di Gioiosa Jonica, offre musica dal vivo e ristorazione e, a pochi metri distante, il "Golosia" intrattiene tutte le sere i suoi clienti con gustosi gelati e un professionale piano-bar.
Cucina prelibata a base di pesce al "Gambero Rosso" di Marina Gioiosa Jonica (£40.000-70.000) e a "Il Gabbiano" di Siderno Marina (£.40.000-60.000).
Pietanze tipiche all’Enoteca" di Marina di Gioiosa Jonica, dove vi consigliamo di assaggiare un calice di "Greco di Bianco".
Come arrivare
In auto/pullman
Autostrada Salerno-Reggio Calabria, uscita Rosarno, proseguimento per Marina di Gioiosa Jonica, SS 106 per Siderno-Locri.
In treno
Vetture dirette da tutte le linee principali per Roccella Jonica - Siderno - Locri.
In aereo
Da tutti gli aeroporti con scalo a Lamezia Terme o Reggio Calabria.
In barca
Di recente, inaugurato a Roccella Jonica, uno dei porti turistici con più posti barca in Italia.
Il personaggio
Zaleuco: il legislatore incastrato dalle sue stesse leggi
Secondo la tradizione, poco dopo la fondazione, Locri ebbe ad opera del legislatore Zaleuco il più antico codice scritto d'Europa.
Zaleuco - pastore o nobile - nacque a Locri e qui visse intorno al 660 a.C., periodo in cui promulgò le sue leggi che, secondo Demostene, rimasero in vigore per oltre duecento anni.
Il legislatore locrese sarebbe stato vittima delle sue stesse leggi. Pagò con uno dei suoi occhi la pena inflitta al figlio che, colto in adulterio era stato condannato, secondo le leggi del padre, alla cecità completa.
Limitare la vendetta privata tra famiglie era lo scopo della legislazione di Zaleuco. Le pene erano commisurate ai diversi reati. Alcune norme, inoltre, stabilivano la risoluzione delle controversie tra i cittadini mediante il pagamento del prezzo fisso di un riscatto.
• A niuno è dato alienare il suo patrimonio, se non gli accadesse qualche sventura, riconosciuta dal pubblico.
• Ai Locresi non è dato posseder né schiavi né schiave.
• Doversi privare degli occhi gli adulteri.
• Vietarsi alle donne indossar vesti dorate e seriche e abbellirsi con ricercatezza se non per prendere marito.
• Dover le donne maritate vestir bianche vesti nel camminar pel foro coi domestici, e seguite da un'ancella. Le altre nubili potere indossare vesti di vari colori.
• Non presentarsi col ferro nell'adunanza del Senato.
• Condannarsi ad un'ammenda chi, ritornando da lontane regioni, chiedesse novità.
• Condannarsi a morte quell'infermo che avesse bevuto vino contro il divieto del medico.
• Essere vietato piangere i morti, anzi banchettare, dopo aver dato sepoltura ai cadaveri.
• Vietarsi di intraprendere un giudizio fra due se prima non sfasi tentata la conciliazione.
• Impedirsi la vendita dei commestibili, se non dagli stessi produttori.
• Condannarsi a morte il ladro.
• Cavare un occhio a che ne cavò uno ad un altro.
• Colui che proponesse al Senato una riforma o sostituzione di una legge vigente, dovesse tenere un laccio al collo, pronto a strozzarlo se la proposta non venisse accettata.
di Rosa Polito



