Platone

Platone è stato sempre al centro della riflessione occidentale. Un volume appena uscito (Giovanni Reale; Platone, alla ricerca della sapienza segreta; Rizzoli, pp.365), frutto di un lavoro condotto per quarant'anni, si sofferma sull'attualità del grande filosofo dell'antichità.
Platone, vissuto tra la fine del V sec. a.C. e la prima metà del IV secolo a.C., fu uno dei massimi interpreti di quella rivoluzione culturale che segnò il passaggio della civiltà prevalentemente orale alla civiltà della scrittura (rivoluzione simile, per alcuni aspetti, a quella che stiamo vivendo noi, che stiamo passando dalla civiltà della scrittura alla civiltà audiovisiva).
Allora il mondo delle conoscenze passava fondamentalmente attraverso i versi dei poemi di Omero: il sapere, cioè, veniva trasmesso per immagini poetiche, tramandate e perpetuate dalla memoria. Fu Platone che iniziò a sostituire le immagini con i concetti, quei concetti tanto cari al suo maestro Socrate, e che egli approfondì nella sua teoria delle idee. Prima di lui, anche i filosofi, ad esempio Senofone o Parmenide, usavano ancora la poesia come strumento di espressione: i messaggi, cioè, si comunicavano in versi. La dialettica di Platone, invece, si dipana su una nuova forma di comunicazione, basata sull'intreccio tra domanda e risposta. Nasce così il genere letterario del dialogo, come mezzo per accedere alla conoscenza.
Poiché la scrittura in prosa, però, potrebbe cristallizzarsi e quindi esaurire la sua vitalità, Platone, ergendosi contro i sofisti e i retori, sentì anche il bisogno di creare l'Accademia, in cui lo scritto veniva letto, capito, discusso e ulteriormente inverato. Platone pensò lo Stato in vista di una migliore realizzazione di ciò che l'uomo è o dovrebbe essere. Ecco perché la politeia di Platone ha una valenza fondamentalmente pedagogica. Mentre, oggi, per noi, la politica è finalizzata al vivere insieme, per Platone, invece, doveva servire all'uomo per realizzare meglio se stesso. Platone, certo, è conosciuto e studiato ovunque, in tutto il mondo; pochi sanno, però, che egli venne per ben tre volte a Siracusa al fine di realizzare la sua politeia e che, passando da Taranto, subì l'influsso del pitagorico Archita, con cui venne in contatto, e i cui suggerimenti ed indicazioni egli attuò nell'Accademia, fondata ad Atene.
Platone, vissuto tra la fine del V sec. a.C. e la prima metà del IV secolo a.C., fu uno dei massimi interpreti di quella rivoluzione culturale che segnò il passaggio della civiltà prevalentemente orale alla civiltà della scrittura (rivoluzione simile, per alcuni aspetti, a quella che stiamo vivendo noi, che stiamo passando dalla civiltà della scrittura alla civiltà audiovisiva).
Allora il mondo delle conoscenze passava fondamentalmente attraverso i versi dei poemi di Omero: il sapere, cioè, veniva trasmesso per immagini poetiche, tramandate e perpetuate dalla memoria. Fu Platone che iniziò a sostituire le immagini con i concetti, quei concetti tanto cari al suo maestro Socrate, e che egli approfondì nella sua teoria delle idee. Prima di lui, anche i filosofi, ad esempio Senofone o Parmenide, usavano ancora la poesia come strumento di espressione: i messaggi, cioè, si comunicavano in versi. La dialettica di Platone, invece, si dipana su una nuova forma di comunicazione, basata sull'intreccio tra domanda e risposta. Nasce così il genere letterario del dialogo, come mezzo per accedere alla conoscenza.
Poiché la scrittura in prosa, però, potrebbe cristallizzarsi e quindi esaurire la sua vitalità, Platone, ergendosi contro i sofisti e i retori, sentì anche il bisogno di creare l'Accademia, in cui lo scritto veniva letto, capito, discusso e ulteriormente inverato. Platone pensò lo Stato in vista di una migliore realizzazione di ciò che l'uomo è o dovrebbe essere. Ecco perché la politeia di Platone ha una valenza fondamentalmente pedagogica. Mentre, oggi, per noi, la politica è finalizzata al vivere insieme, per Platone, invece, doveva servire all'uomo per realizzare meglio se stesso. Platone, certo, è conosciuto e studiato ovunque, in tutto il mondo; pochi sanno, però, che egli venne per ben tre volte a Siracusa al fine di realizzare la sua politeia e che, passando da Taranto, subì l'influsso del pitagorico Archita, con cui venne in contatto, e i cui suggerimenti ed indicazioni egli attuò nell'Accademia, fondata ad Atene.



