Archimede

Il personaggio e le vicissitudini delle sue opere
Archimede è una figura molto nota, anche se i suoi tratti ci sono pervenuti attraverso aneddoti trasfigurati dal mito. Tutti, infatti, abbiamo appreso in qual modo Archimede, durante la seconda guerra punica, abbia respinto l'assalto dei Romani contro la sua città, Siracusa, cioè usando i leggendari specchi ustori. Così come tutti abbiamo sentito ripetere quella sua frase: "Datemi un punto d'appoggio e vi solleverò il mondo!". Oppure la famosa battuta: "Eureka! Eureka!" [Ho trovato! Ho trovato!], quando intuì, mentre faceva il bagno, la legge fisica del galleggiamento. Il suo pensiero più significativo, in particolare il contributo dato alle matematiche, però, rimane circoscritto agli addetti ai lavori.
Benché gli storici antichi ne avessero parlato a lungo, di lui è arrivata a noi soprattutto l'immagine di uno scienziato geniale, ma alquanto originale, per non dire un po' strambo. E l'Archimede Pitagorico di Disney contribuisce a perpetuare lo stereotipo del genio bizzarro. Nell'epoca antica Archimede godeva una grandissima fama di matematico, di fisico, di inventore, di ingegnere, di tecnologo. Le sue opere avevano un posto di rilievo nella Biblioteca di Alessandria d'Egitto, la rinomata capitale culturale di quei tempi.
Linvasione barbarica dell'Impero romano d'Occidente, come sappiamo, portò all'oblio dei testi greci e latini, compresi quelli di Archimede. E fu attraverso gli Arabi, nei secoli IX-X, che le opere di Archimede, dopo essere state raccolte a Bisanzio, ricominciarono a spuntare in Occidente. Si dovrà attendere il XIII sec. prima che si potesse avere una prima traduzione latina dal testo originario greco, realizzata dal domenicano fiammingo Guglielmo di Moerbeke. Il testo greco pervenuto al domenicano, apparteneva alla serie di manoscritti greci che Carlo d'Angiò aveva trovato negli archivi svevo-normanni di Federico Il, a Palermo, la cui corte allora costituiva un centro di riverbero culturale, e che il re angioino aveva regalato al Papa, in segno di riconoscenza per aver ricevuto dal Pontefice il regno. Ancora oggi questo manoscritto greco e l'autografo della relativa traduzione latina, si trovano nella Biblioteca Vaticana. Ma è soprattutto verso la metà del Quattrocento che gli umanisti, riesumando i testi greci, riiniziarono a studiare a fondo Archimede.
Marshall Clagett ci ha raccontato in cinque documentatissimi volumi (Archimedes in the Middle Ages, University of Wisconsin Press, Madison 1964 e American Philosophical Society, Philadelphia 1978-84) la storia dei testi di Archimede dal Medio Evo al XVI secolo. La quasi contemporanea invenzione della stampa a caratteri mobili, permise la rapida diffusione del pensiero di Archimede. L’ editio princeps dei testi greci affiancati dalla traduzione latina, del corpus di Archimede, si ebbe nel 1544, a Basilea.
L'Interesse per Archimede andò subito oltre i circoli umanistici eabbracciò larghi strati, comprendenti ingegneri, uomini d'arme, mercanti, artisti. Inizialmente, infatti, venne studiato per le potenziali applicazioni pratiche delle sue teorie. Intanto le edizioni delle opere di Archimede si moltiplicavano ed erano ora i matematici che lo ponevano al centro dei loro interessi passando, in questo modo, dalla geometria greca classica a nuove e più generali metodologie. Le opere di meccanica di Archimede costituirono una delle basi scientifiche della formazione di Galileo Galilei. Il merito del siracusano, infatti, era stato quello di ignorare tutti i preconcetti ed usare una metodologia basata sulla verifica dei dati suggeriti dall'osservazione diretta. E' ispirandosi ad Archimede che Galilei diventerà il padre del metodo sperimenale, concepirà una nuova visione del mondo e affermerà che la realtà della natura conosciuta deve esprimersi con una rappresentazione matematica. Archimede si trova così al centro di quel rinnovamento matematico e di quella rivoluzione galileiana che, mutando gli orizzonti scientifici del XVII secolo, condurrà alla scienza moderna.
di Valeria de Vigna
Archimede è una figura molto nota, anche se i suoi tratti ci sono pervenuti attraverso aneddoti trasfigurati dal mito. Tutti, infatti, abbiamo appreso in qual modo Archimede, durante la seconda guerra punica, abbia respinto l'assalto dei Romani contro la sua città, Siracusa, cioè usando i leggendari specchi ustori. Così come tutti abbiamo sentito ripetere quella sua frase: "Datemi un punto d'appoggio e vi solleverò il mondo!". Oppure la famosa battuta: "Eureka! Eureka!" [Ho trovato! Ho trovato!], quando intuì, mentre faceva il bagno, la legge fisica del galleggiamento. Il suo pensiero più significativo, in particolare il contributo dato alle matematiche, però, rimane circoscritto agli addetti ai lavori.
Benché gli storici antichi ne avessero parlato a lungo, di lui è arrivata a noi soprattutto l'immagine di uno scienziato geniale, ma alquanto originale, per non dire un po' strambo. E l'Archimede Pitagorico di Disney contribuisce a perpetuare lo stereotipo del genio bizzarro. Nell'epoca antica Archimede godeva una grandissima fama di matematico, di fisico, di inventore, di ingegnere, di tecnologo. Le sue opere avevano un posto di rilievo nella Biblioteca di Alessandria d'Egitto, la rinomata capitale culturale di quei tempi.
Linvasione barbarica dell'Impero romano d'Occidente, come sappiamo, portò all'oblio dei testi greci e latini, compresi quelli di Archimede. E fu attraverso gli Arabi, nei secoli IX-X, che le opere di Archimede, dopo essere state raccolte a Bisanzio, ricominciarono a spuntare in Occidente. Si dovrà attendere il XIII sec. prima che si potesse avere una prima traduzione latina dal testo originario greco, realizzata dal domenicano fiammingo Guglielmo di Moerbeke. Il testo greco pervenuto al domenicano, apparteneva alla serie di manoscritti greci che Carlo d'Angiò aveva trovato negli archivi svevo-normanni di Federico Il, a Palermo, la cui corte allora costituiva un centro di riverbero culturale, e che il re angioino aveva regalato al Papa, in segno di riconoscenza per aver ricevuto dal Pontefice il regno. Ancora oggi questo manoscritto greco e l'autografo della relativa traduzione latina, si trovano nella Biblioteca Vaticana. Ma è soprattutto verso la metà del Quattrocento che gli umanisti, riesumando i testi greci, riiniziarono a studiare a fondo Archimede.
Marshall Clagett ci ha raccontato in cinque documentatissimi volumi (Archimedes in the Middle Ages, University of Wisconsin Press, Madison 1964 e American Philosophical Society, Philadelphia 1978-84) la storia dei testi di Archimede dal Medio Evo al XVI secolo. La quasi contemporanea invenzione della stampa a caratteri mobili, permise la rapida diffusione del pensiero di Archimede. L’ editio princeps dei testi greci affiancati dalla traduzione latina, del corpus di Archimede, si ebbe nel 1544, a Basilea.
L'Interesse per Archimede andò subito oltre i circoli umanistici eabbracciò larghi strati, comprendenti ingegneri, uomini d'arme, mercanti, artisti. Inizialmente, infatti, venne studiato per le potenziali applicazioni pratiche delle sue teorie. Intanto le edizioni delle opere di Archimede si moltiplicavano ed erano ora i matematici che lo ponevano al centro dei loro interessi passando, in questo modo, dalla geometria greca classica a nuove e più generali metodologie. Le opere di meccanica di Archimede costituirono una delle basi scientifiche della formazione di Galileo Galilei. Il merito del siracusano, infatti, era stato quello di ignorare tutti i preconcetti ed usare una metodologia basata sulla verifica dei dati suggeriti dall'osservazione diretta. E' ispirandosi ad Archimede che Galilei diventerà il padre del metodo sperimenale, concepirà una nuova visione del mondo e affermerà che la realtà della natura conosciuta deve esprimersi con una rappresentazione matematica. Archimede si trova così al centro di quel rinnovamento matematico e di quella rivoluzione galileiana che, mutando gli orizzonti scientifici del XVII secolo, condurrà alla scienza moderna.
di Valeria de Vigna



