I luoghi della cultura


La cultura è uno spazio aperto

Tutti i maggiori testimoniai del Grand Tour, da Goethe e Berckley alla stessa M.me de Stael e a Charles de Brosses, fino a Rilke e Benjamin, vedranno. nel Meridione, ''terra della luce", il polo opposto di quella terra del sole calante che è letteralmente l'Occidente. Facendo così del Sud la metafora di una soglia temporale, dell'anteriorità mitica che precede il cambio di marcia della storia. Di questa invenzione del Mediterraneo l'archeologia è veicolo materiale e simbolico. In questo tornante culturale, l'archeologia appare come una forma di allegoria, uno spazio topologico in cui la contemplazione delle rovine, dei resti del passato, si piega all'elaborazione di un lutto delle forme necessario a dirimere una controversia ereditaria su chi, tra Nord e Sud, abbia diritto a dirsi erede (figlio maturo proprio perché moderno) di quel passato illustre, e chi invece l'antico lo porta incarnato senza merito, come una reliquia vivente.

L’Antico è senza dubbio uno dei grandi emblemi del viaggio verso il regno delle madri mediterranee, quell'antico che dopo le scoperte archeologiche si imponeva come una sorta di modello segreto del presente che i colti rimodulavano nelle arti - nell'abbagliante biancore marmoreo dei Canova e dei Thorvaldsen, nel bronzo dei Gemito, e nella porcellana di Capodimonte - mentre il popolo l'antico l'aveva in corpo, 'lo viveva senza saperlo. Nel mito del Sud, come sorgente, rivive la nostalgia edenica dell'infanzia del mondo, al punto da suggerire a David H. Lawrence il sogno di uno spazio fuori del tempo ove ritrovare un "se stesso perduto,mediterraneo, anteriore". Ma, invertendo i segni del mito, la meridionalità si configura, all'opposto, come infantile fissazione ad uno stadio di mancato sviluppo, ad una condizione submoderna. Forse non è un caso che la convenzione descrittiva dei popoli del sud sia strettamente legata alla letteratura proto-etnografica sui selvaggi delle Americhe, sugli Duroni e gli Irochesi, e sui loro costumi comparati a quelli dei nostri antenati.

Se i popoli del mediterraneo diventano gli antichi attuali, la loro antichità viene descritta con il lessico del primitivismo. Mentre il "paese" meridionale diviene lo scenario archeologico e naturalistico della rievocazione del mondo classico, dando luogo al ricordo edenico del "paradiso abitato da diavoli" separando di fatto il luogo dagli uomini. La modernità si configura dunque come il passaggio di consegne tra i veri eredi degli antichi, ovvero i nordici che ne investono l'eredità diventando moderni, e i meridionali che invece restano antichi, senza emancipazione e senza sviluppo, fissati per sempre nel fermo-immagine di una storia prigioniera del mito. Ci sembra di poter dire che siamo perfettamente collocati entro "lo spirito del tempo" in cui la globalizzazione, per molti aspetti inevitabile, è una risposta efficace solo ed in quanto non agisce come un rullo compressore sulle culture locali e sulla capacità espressiva e creativa, oltre che sulla solidarietà, che esse sanno generare. Ad ogni modo è la contestualità, la contemporaneità di questi due elementi (stesso luogo, stesso tempo) a dare speranze ad un presente storico per altri aspetti non esaltante.

Le città dell'Italia Meridionale sono una fonte incredibile di messaggi e di percorsi culturali. Piccole o grandi, sono una realtà di una vivezza straordinaria, che stanno recuperando sia il valore imparagonabile dei loro patrimoni culturali sia il grande (e talvolta smarrito) rapporto con l'ambiente circostante. Presentare il Mezzogiorno in maniera positiva, dunque, è il primo passo per far sì che tutti i popoli di origine europea possano ritrovare in una parte dell'Italia origini comuni, un vero denominatore storico, culturale, filosofico, artistico, da cui gran parte della storia più recente d'Europa ha attinto.

Una rincorsa alle origini culturali e familiari che l'Italia propone ai paesi d'oltre mare che hanno un'origine occidentale. Antico e moderno, filosofia e informatica, dunque, possono diventare lo strumento comune di rilancio di un'industria del mezzogiorno italiano, capace di contribuire attraverso questo messaggio, rivolto a milioni di potenziali fruitori, allo sviluppo del Paese e capace di trasformare il progetto di sviluppo del turismo culturale nel Meridione d'Italia in un volano economico-sociale che contribuisca a ridare alla Magna Grecia quello splendore e quella centralità che ebbe, per secoli, tra il Mediterraneo e l'Europa.

di Pasquale Dapoto