Divinitą o demone?


Il satiro danzante : un viaggio di 2400 anni

Quando la bellissima statua bronzea fu ripescata nel canale di Sicilia, le agenzie di stampa scrissero che a finire nella rete dei pescatori era stato "Eolo", il dio del Vento. Fu una curiosa caratteristica a suggerire agli esperti la sua attuale identità: le orecchie a punta; è questo infatti il particolare che la identifica come "Satiro", cioè un demone che, con le ninfe, accompagnava Dioniso, il dio greco del vino e dell' ebbrezza. L'appellativo "danzante" gli viene, invece, dal fatto che è rappresentato in un vorticoso passo di danza, mentre compie un salto e sta per atterrare sul piede destro, che probabilmente costituiva il punto di ancoraggio alla base. L'artista ha saputo conferire all'imponente mole di bronzo una straordinaria armonia: la gamba sinistra è flessa all'indietro, la testa, anch'essa abbandonata all'indietro e piegata sul lato sinistro, ha i capelli in ciocche mosse dal vento, il busto è inarcato e ruotato e le braccia aperte, forse portate in alto. Il volto è ravvivato dagli occhi intarsiati di marmo bianco, dove si trovavano incastonate le cornee (mancanti), probabilmente in pietra dura o in pasta di vetro. Il reperto ha un peso complessivo di 108 Kg (96 il corpo, 12 la gamba sinistra staccata) per 2,45 metri di altezza (il busto privo della gamba misura 163cm); lo spessore medio delle pareti metalliche è di circa 6/7 mm e sono mancanti entrambe le braccia e la gamba destra.

"Quattro anni per restituire al Satiro lo splendore offuscato dal tempo".
Nel settembre del '98 il Satiro fu trasportato a Roma per essere affidato all'Istituto Centrale per il Restauro (I.C.R.), che ha già restituito al loro splendore vari capolavori dell'antichità, tra i quali ricordiamo i Bronzi di Riace, il monumento equestre di Marco Aurelio e l'Efebo di Selinunte. Il tempo e il mare hanno lasciato sul satiro spesse incrostazioni e tracce di organismi marini, la cui rimozione ha richiesto quattro anni di paziente restauro. I trattamenti effettuati durante il lungo lavoro hanno richiesto vari cambiamenti di posizione della statua. Per evitarle traumi è stato appositamente realizzato un grande supporto metallico composto da due semi-cilindri che la avvolgevano e proteggevano negli sposta menti necessari. Infine, per sostenere e consolidare tutto l'insieme, è stata sistemata all'interno del reperto una struttura fissa in
acciaio che ne permetterà anche il fissaggio su un basamento antisismico. Il tutto avrà un peso complessivo di 140 kg e sarà posto in una vetrina ad atmosfera controllata per prevenire nuovi fenomeni corrosivi.

"Bellezza e perfezione classica : opera di Prassitele ?"
Secondo l’I.C.R., la statua potrebbe risalire al periodo successivo alla conquista della Grecia da parte dei romani, I quando il Mediterraneo fu animato da un notevole commercio di opere d'arte destinate all'aristocrazia di Roma. Di quel periodo restano più che altro repliche in marmo realizzate dai copisti romani, gran parte degli originali in bronzo è infatti andata perduta. Dunque, la realizzazione del Satiro si collocherebbe tra il IV sec. a. c., se si trattasse di un originale greco, ed il I - III secolo a. c., nel caso in cui fosse una copia tardo-ellenistica. L'analisi del metallo ha rilevato una percentuale di piombo abbastanza alta, circa 16 - 17%, questo valore, tipico dei manufatti di età romana, avvalorerebbe l'ipotesi che si tratti di una copia. Non vi sono, tuttavia, tracce di calco e non è da escludere che anche le scuole greche del IV secolo a.c. usassero il piombo in questa percentuale. Secondo lo storico dell'arte Paolo Moreno, la bellezza e perfezione classica dell'opera e l'elevato livello della fusione, farebbero pensare ad un capolavoro di Prassitele. Determinare con precisione l'età di questo reperto, in ogni caso, non sarà facile poiché la lunga permanenza in mare ha eliminato ogni traccia delle terre di fusione necessarie per l'analisi.

"70.000 visitatori per il Satiro Danzante a Roma".
Terminato il restauro, il Satiro Danzante è stato esposto presso la Camera dei deputati, l'esposizione, inaugurata il 31 marzo 2003 dal Presidente Pier Ferdinando Casini, alla presenza del Presidente della Repubblica, Carlo Azelio Ciampi, inizialmente doveva avere una durata di un mese, ma, vista la notevole affluenza di pubblico, è stata prolungata sino al 2 giugno, Festa della Repubblica. L'evento, reso possibile dalla cooperazione di Camera dei Deputati, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Regione Sicilia e Comune di Roma, in due mesi ha attratto oltre 70.000 visitatori, ad una media di ben 1.250 al giorno. Il 2 giugno 2003 il Satiro Danzante ha lasciato Montecitorio per trasferirsi al Museo Capitolino, nella sala degli Orazi e Curiazi, dove è visitabile dal 6 giugno e fino a quando non farà ritorno a Mazara del Vallo per essere collocato in un apposito Museo realizzato nella ex Chiesa di Sant' Egidio, adiacente al Museo Archeologico Regionale di Palermo "Antonino Salinas".

di Alessandro Pedrelli