I Bronzi di Riace


Questa volta perseverare non fa bene, falsa la conoscenza, tramanda racconti e leggende che fanno a pugni con gli accadimenti e la storia. Questo accade perché alcune pagine di storia antica del Mediterraneo e soprattutto della Calabria non vengono aggiornate, non tengono conto dei nuovi elementi di conoscenza emersi dagli scavi archeologici degli ultimi decenni che hanno potuto approfondire la ricerca grazie alle nuove e più sofisticate tecnologie.
Succede così che molti non sanno che l'antichissima città di Lokroi preesisteva già prima dell'arrivo degli avventurieri telestai eubei - greci, nemici giurati di Atene, venuti sulla costa orientale della Calabria dai mari dell'arcipelago Egeo.

Questa città non è stata fondata dagli eubei greci ma deve la sua fondazione agli Ausoni, scesi, agli inizi del millennio a.c., dagli Appennini laziali, coadiuvati dai vicini confinanti Villanoviani dell'alto Settentrione d'Italia. Documenti attendibili provano che gli Eubei, toccate le coste calabresi, non attaccarono la città, divenuta, nel frattempo, anche grazie ai buoni rapporti con il dominante impero persiano, il più eccellente modello di città euroitalica dell'estremo sud della penisola. Essi strinsero con gli Ausoni un patto di non belligeranza (che poi rispettarono solo parzialmente), accettando di convivere nel rispetto degli usi e dei costumi degli indigeni anche perché avevano ormai interrotto ogni rapporto con lo Stato e con gli ambienti ateniesi. La conferma di questo graduale processo di integrazione fra gli Eusebei (ex greci) e gli Ausoni (italo - calabri) è reperibile nei molti reperti, nelle opere d'arte e nei monumenti venuti alla luce durante gli ultimi scavi, in particolare quelli condotti dalla Sovrintendenza archeologica di Reggio Calabria nei siti di Lokroi e dell'antica Kaulon, che hanno fornito agli studiosi segni e cifre fino ad allora sconosciuti.

Esaminando con grande attenzione e senza pregiudizi questo prezioso patrimonio di opere d'arte e di monumenti ho potuto ricostruire, in uno studio di recente pubblicazione, l'evoluzione di Lokroi e della Calabria, che ebbero la massima espressione nel periodo aureo che va dal 550 al 450 avanti Cristo. Nei vari siti individuati nelle aree di Lokroi e Kaulon ed in quelle di Hipponion, Medma e Rhegium sono presenti elementi che riconducono a varie etnie, in particolare fenicia, persiana ed etrusca. Per cui è da escludere l'ipotesi di una influenza del mondo classico greco sulle arti e sull’architettura di queste aree: il mondo greco era ancorato a correnti arcaiche e classiche orienteggianti entro schemi lineari, ovoidali - sinuosi, mentre le arti del Mediterraneo, della Calabria e di Lokroi avevano linearità rettangolari. La stessa lingua di Lokroi non derivava da quella attica e semmai era un mix di meticciato e di dialetti locali.

Pertanto Lokroi, più che essere definita città di Magna Grecia (un termine peraltro improprio, coniato evasivamente e non senza una punta d'ironia dallo storico romano Strabone), deve essere considerata una città di identità mediterranea, che, in tutti i campi dalla scienza alle arti, si distingueva per la sua spiccata originalità, frutto dell'incontro con le culture evolute persiana ed etrusca, e per nulla influenzata dalla cultura ateniese.
Indizi assai significativi sono presenti nel tempio di Kaulon, che, per la sua tipologia orientale, era presumibilmente dedicato a Mitra, divinità indoeuropea - persiana e i cui resti sono stati trovati a ridosso del faro di Monasterace. Qui, tra i reperti che sono stati rinvenuti, ho individuato blocchi di granito scolpiti con motivi architettonici che corrispondono a quelli della Reggia di Persepoli di Ciro e Dario (Iran). Un altro indizio interessante è presente nel colonnato destro della navata centrale della Cattedrale di Gerace: i capitelli hanno gli stessi motivi della Reggia di Persepoli, segno che sono stati sicuramente prelevati dal tempio di Kaulon e trasportati a Gerace.

L'ipotesi di una presenza persiana in quest'area della Calabria è suffragata anche e soprattutto dalla famosa statua della dea Persefone in Trono (460 a.c.), che si trovava nel tempio della Mannella di Lokroi, che da qui fu trafugata e che si trova adesso allo Staatliche Museum di Berlino: questa statua somiglia in modo straordinario alla statua di Dario in Trono che sovrasta i monumentali altorilievi della Reggia di Persepoli. Lo stesso nome della dea deriva dalla lingua persiana ed è sinonimo del nome stesso della Reggia: Persepoli è diventata Persefone per decisione della casta matriarcale del Tempio della Mannella, collegato strettamente con quello di Kaulon. Dai greci la dea era chiamata Kore e dai romani Proserpina. La recente scoperta, nell'area del Tempio, di una fonderia da parte della sovrintendenza della Calabria che ha operato in collaborazione con la facoltà di architettura dell'Università di Reggio Calabria, consente di formulare una ipotesi del tutto inedita sulla provenienza di uno dei due guerrieri, più noti come i Bronzi di Riace. Questa straordinaria scultura, che contrassegniamo con la lettera B e che si può fare risalire al 520 a.c., potrebbe essere stata fusa nella fonderia del tempio di Kaulon. Lo si deduce da due elementi: innanzitutto il portamento eretto e marziale ci ricorda le monumentali scene marziali della Reggia di Persepoli e poi la tinta bronzea verde chiaro deriva dalle terre di fusione tipiche del luogo. L'altro guerriero bronzeo, che contrassegniamo con la lettera A, potrebbe, invece, essere stato forgiato in una fonderia etrusca. A questa conclusione sono pervenuto osservando la tinta bronzea verde scuro, che è determinata dalla terra rossiccia del Lazio, più nota come pozzolana, usata dagli etruschi per la fusione ed analizzando anche gli arti dello stesso Bronzo, molto simili a quelli di bronzi e statue conservate nei musei etruschi del Vaticano e di Villa Giulia a Roma.

L'evoluzione unitaria dell'arte mediterranea e di quella della Calabria è anche legata agli eventi politici che si sono consumati nell'area e che hanno indotto le diverse etnie ad allearsi fra di loro per contenere e respingere l'espansione dell'egemonia ateniese: ad ovest si sono coalizzati etruschi e punito - fenici di Cartagine con Mozia (Sicilia), Tharros (Sardegna) ed Ibiza (Spagna), mentre ad est l'impero persiano si è alleato con i fenici di Tiro e con i greci autonomi delle setrapie anatolesi persiane. Gli Eubei di Lokroi, nemici storici di Atene e di Pericle che nel 460 a.c. occupò la loro isola nativa dell'Egeo, non restarono estranei a questi processi, ne furono essi stessi protagonisti al punto che Atene appoggiò la polis di Crotone nella guerra contro Lokroi. Si è potuta così sviluppare un'autonoma cultura mediterranea, che in Calabria si è insediata soprattutto nell'area Lokroi - Kaulon ed in quella Hipponion - Medma. Qui le arti hanno raggiunto livelli straordinari, come testimoniano le opere pervenute fino a noi, fra l'altro uno dei due Bronzi di Riace, la statua di Persefone, il Trono Ludovisi, il trono di Boston, la suonatrice di flauto, i Dioscuri, tra i migliori capolavori della nostra antichità. La grande città di Lokroi, popolata dagli Ausoni e dagli Eubei, è stata un' importante crocevia delle arti, delle scienze e delle leggi, protagonista del periodo aureo euro - italico orientale.

di Nik Spatari