Italiani d’America e d’Italia

Mai come in questo caso bisogna evitare di generalizzare: gli italiani d'America e per America intendiamo gli Stati Uniti, sono tanti, ma non si tratta di una comunità unica. Si tratta di tanti gruppi, purtroppo separati e distinti, che per molte cause hanno un rapporto diverso con l'Italia. Si può dire che tutti gli italiani degli Stati Uniti hanno un sentimento di affetto verso l'Italia: ma molti, ormai, sono e si sentono più "americani" che italiani ed è normale, oltre che giusto, che sia così'. Anzitutto qualche numero per dare un'idea della dimensione del problema. Secondo i dati dell'anagrafe consolare degli Stati Uniti vivono nel paese 200.000 cittadini italiani. I così detti "oriundi" cioè coloro che hanno almeno un nonno o una nonna italiani sono almeno 20 milioni. Ma queste cifre non corrispondono alla realtà: i cittadini italiani che vivono negli Stati Uniti sono almeno il doppio dei 200.000 registrati e questo soprattutto per due motivi: anzitutto perché molti sono giunti legalmente in America per risiedervi un periodo più o meno lungo per motivi di studio o per lavorare presso ditte italiane che hanno una sede negli Stati Uniti, ma non si sono mai recati al Consolato Italiano per registrarsi e non hanno mai avuto bisogno dei servizi del Consolato stesso per cui la loro presenza non risulta in alcun modo; in secondo luogo vi sono moltissimi cittadini italiani, specialmente giovani, che sono giunti in America come turisti (non occorre un "visto" sul passaporto) e vi sono rimasti oltre il periodo di 90 giorni legalmente consentito.
Essi non si sono mai recati e non si recano al Consolato Italiano nel timore di essere denunziati alle autorità americane:è un motivo senza fondamento che, peraltro, spesso si abbina a quello di non essere in regola con il servizio militare di leva in Italia. Comunque anche i cittadini italiani che risiedono più o meno temporaneamente negli Stati Uniti debbono essere divisi in varie categorie per quanto riguarda il loro rapporto con l'Italia. Anzitutto la grande maggioranza di essi non ha mai compiuto una vera e propria emigrazione: essi sono stati inviati o sono venuti negli USA per un breve periodo e per un breve periodo, due o tre anni, sono rimasti per poi rientrare in Italia od essere trasferiti altrove. Questi non hanno niente a che fare con i così detti "italo-americani", essi sono italiani a tutti gli effetti ed hanno con l'Italia un rapporto molto stretto, vi si recano frequentemente, trascorrono in Italia le loro vacanze ed hanno in Italia tutta la loro famiglia, a parte coniuge e figli che hanno portato con sè.
Provano per l'Italia lo stesso sentimento degli italiani residenti in Italia, con differenze di carattere politico, regionale etc. Altri sono rimasti in America più a lungo del previsto, i figli si sono sposati con americani ed hanno tendenza a restare negli USA pur continuando a sentirsi soprattutto italiani. Il fatto che molto spesso gli italiani venuti in America per motivi di studio o di lavoro abbiano avuto la tendenza a restare più a lungo del previsto è dovuto ad una delle grandi qualità di questo paese: poiché la popolazione americana è molto eterogenea per motivi etnici, di origine geografica, religione etc. non esiste, negli Stati Uniti un gruppo di maggioranza come nei paesi europei, ma vi sono, invece, moltissimi gruppi tutti minoritari per cui chiunque, da ovunque arrivi, con qualunque colore di pelle o credo religioso etc. si sente a suo agio. Molti di questi italiani rimasti a lungo in America, hanno acquistato anche la cittadinanza americana: con la legge del 1992, infatti, essi hanno potuto diventare cittadini degli Stati Uniti senza dover rinunziare, come avveniva precedentemente, alla cittadinanza italiana. Anche questo gruppo di italiani è rimasto molto legato all'Italia dove è rimasta una buona parte della famiglia ed anche dei propri interessi finanziari, ma è anche molto legata alla nuova patria americana di cui apprezza i molti meriti e conosce i molti difetti.
Finora abbiamo parlato degli italiani arrivati in America recentemente, diciamo negli ultimi 10 o 15 anni. Essi probabilmente (è impossibile avere cifre esatte) costituiscono circa una metà dei 400.000 cittadini italiani residenti negli USA. L'altra metà è costituita dai così detti "italo-americani" che hanno esercitato la facoltà di riacquistare la cittadinanza italiana per merito delle legge del 1992, cittadinanza che essi avevano perduto quando, precedentemente a tale data, avevano acquistato la cittadinanza americana. E la decisione di voler riacquistare la cittadinanza italiana, per sé e per i figli minorenni, è già una prova di grande attaccamento all'Italia, anche se è certamente vero che molti lo hanno fatto anche per far avere ai figli un passaporto europeo che permette loro di risiedere e lavorare nei vari paesi della Unione Europea.
Per questi "italo-americani" come per quelli molto più numerosi - si parla appunto di 20 o 25 milioni di persone - che non hanno riacquistato e spesso non potevano riacquistare la cittadinanza italiana, è avvenuto un fenomeno molto importante ed interessante, che riguarda proprio il loro rapporto con l'Italia. I loro nonni o bisnonni sono arrivati in America a cavallo tra il 1800 ed il 1900 ed è stata, la loro, una emigrazione di carattere economico: come scrisse Tocqueville, emigravano i poveri ed i perseguitati. Gli italiani, come gli irlandesi emigrarono in cerca di lavoro. Gli ebrei come gli ugonotti fuggirono perché perseguitati e portarono con sé cultura oltre a tradizione. Gli italiani come gli irlandesi portarono tradizione, fede religiosa e buona volontà, ma spesso parlavano soltanto una lingua dialettale. Per gli irlandesi arrivati in America non vi era, comunque, il problema della lingua inglese. Per gli italiani si: il loro problema era imparare l'inglese, diventare il più presto possibile americani, dimenticare la loro componente italiana che costituiva più una discriminazione negativa che altro.
Ma, a loro grandissimo merito, quegli italiani mandarono i figli a scuola ed i loro nipoti si sono inseriti nella società americana a tutti i livelli. E molti di essi, elevandosi economicamente, culturalmente e socialmente hanno scoperto che la loro origine italiana è in realtà molto onorevole dal punto di vista culturale ed artistico: i musei americani sono pieni della dimostrazione che la storia culturale italiana non è seconda a nessun altra. Ed è accaduto che se i nonni quasi si vergognavano delle loro origini italiane , i nipoti ne traggono invece un motivo
di orgoglio e quasi si rammaricano di non conoscere abbastanza bene l'Italia e di non parlare correntemente e correttamente la lingua italiana. C'è attualmente, negli Stati Uniti, un grande interesse per oriundi italiani, ma moltissimi americani di altre origini etniche. Orgogliosi delle loro origini italiane gli "italo-americani" hanno un forte sentimento di affetto per l'Italia, si recano in Italia ogni volta che possono anche per andare a vedere i paesi di origine e ritrovare, quando possibile, cugini e nipoti. Essi sono i maggiori consumatori di prodotti alimentari ed altro importati dall'Italia ed i maggiori propagandisti di tutto ciò che è italiano. Purtroppo, molto spesso, la loro conoscenza dell'Italia di oggi è relativa e la loro comprensione del sistema politico italiano molto scarsa: amano l'Italia e vorrebbero che il sistema politico italiano fosse come quello degli Stati Uniti!. In sostanza sono ormai molto più americani che italiani: i loro interessi politici, finanziari e sociali sono americani. Non hanno alcun desiderio nè alcun programma di rientrare in Italia.
Dall'Italia gli italiani d'America si sentono trascurati. In Italia si parla e si scrive molto del fatto che gli italiani sparsi nel mondo costituiscono un grande patrimonio ed una grande ricchezza. Il che è certamente vero. Ma quando si tratta di far meglio conoscere l'Italia all'estero, di investire i capitali necessari per far capire agli oriundi e ai non oriundi come è e cosa fa l'Italia di oggi, che l'Italia di oggi non è più quella di 50 anni fa, le iniziative concrete italiane sono molto scarse.
Molte scarsa egualmente, se non addirittura inesistente, ogni iniziativa italiana per far conoscere meglio agli italiani d'Italia la reale consistenza e l'importanza politica, economica e sociale delle comunità italiane all'estero. Con l'approvazione della recente legge che permette agli italiani all'estero di votare per corrispondenza e di eleggere i loro rappresentanti al parlamento italiano si è svegliato un certo interesse, sopratutto politico, da parte dell'Italia verso le comunità all'estero.
Ma per mantenere vivo l'affetto degli italiani all'estero e degli oriundi italiani verso l'Italia occorre che l'Italia faccia di più e meglio quanto necessario. Attualmente non solo paesi come la Francia, che hanno sempre fatto il possibile ed investito grosse somme per "vendere" se stessi, ma anche tantissimi altri paesi più o meno piccoli, che non hanno certamente da presentare tradizioni e pregi culturali, prodotti e turismo come l'Italia fanno molta propaganda per se stessi.
L'Italia, non solo per mantenere vivo l'affetto degli oriundi, ma anche per promuovere i propri prodotti ed il turismo dovrebbe moltiplicare le proprie iniziative.
di Gastone Ortona Orefice
Essi non si sono mai recati e non si recano al Consolato Italiano nel timore di essere denunziati alle autorità americane:è un motivo senza fondamento che, peraltro, spesso si abbina a quello di non essere in regola con il servizio militare di leva in Italia. Comunque anche i cittadini italiani che risiedono più o meno temporaneamente negli Stati Uniti debbono essere divisi in varie categorie per quanto riguarda il loro rapporto con l'Italia. Anzitutto la grande maggioranza di essi non ha mai compiuto una vera e propria emigrazione: essi sono stati inviati o sono venuti negli USA per un breve periodo e per un breve periodo, due o tre anni, sono rimasti per poi rientrare in Italia od essere trasferiti altrove. Questi non hanno niente a che fare con i così detti "italo-americani", essi sono italiani a tutti gli effetti ed hanno con l'Italia un rapporto molto stretto, vi si recano frequentemente, trascorrono in Italia le loro vacanze ed hanno in Italia tutta la loro famiglia, a parte coniuge e figli che hanno portato con sè.
Provano per l'Italia lo stesso sentimento degli italiani residenti in Italia, con differenze di carattere politico, regionale etc. Altri sono rimasti in America più a lungo del previsto, i figli si sono sposati con americani ed hanno tendenza a restare negli USA pur continuando a sentirsi soprattutto italiani. Il fatto che molto spesso gli italiani venuti in America per motivi di studio o di lavoro abbiano avuto la tendenza a restare più a lungo del previsto è dovuto ad una delle grandi qualità di questo paese: poiché la popolazione americana è molto eterogenea per motivi etnici, di origine geografica, religione etc. non esiste, negli Stati Uniti un gruppo di maggioranza come nei paesi europei, ma vi sono, invece, moltissimi gruppi tutti minoritari per cui chiunque, da ovunque arrivi, con qualunque colore di pelle o credo religioso etc. si sente a suo agio. Molti di questi italiani rimasti a lungo in America, hanno acquistato anche la cittadinanza americana: con la legge del 1992, infatti, essi hanno potuto diventare cittadini degli Stati Uniti senza dover rinunziare, come avveniva precedentemente, alla cittadinanza italiana. Anche questo gruppo di italiani è rimasto molto legato all'Italia dove è rimasta una buona parte della famiglia ed anche dei propri interessi finanziari, ma è anche molto legata alla nuova patria americana di cui apprezza i molti meriti e conosce i molti difetti.
Finora abbiamo parlato degli italiani arrivati in America recentemente, diciamo negli ultimi 10 o 15 anni. Essi probabilmente (è impossibile avere cifre esatte) costituiscono circa una metà dei 400.000 cittadini italiani residenti negli USA. L'altra metà è costituita dai così detti "italo-americani" che hanno esercitato la facoltà di riacquistare la cittadinanza italiana per merito delle legge del 1992, cittadinanza che essi avevano perduto quando, precedentemente a tale data, avevano acquistato la cittadinanza americana. E la decisione di voler riacquistare la cittadinanza italiana, per sé e per i figli minorenni, è già una prova di grande attaccamento all'Italia, anche se è certamente vero che molti lo hanno fatto anche per far avere ai figli un passaporto europeo che permette loro di risiedere e lavorare nei vari paesi della Unione Europea.
Per questi "italo-americani" come per quelli molto più numerosi - si parla appunto di 20 o 25 milioni di persone - che non hanno riacquistato e spesso non potevano riacquistare la cittadinanza italiana, è avvenuto un fenomeno molto importante ed interessante, che riguarda proprio il loro rapporto con l'Italia. I loro nonni o bisnonni sono arrivati in America a cavallo tra il 1800 ed il 1900 ed è stata, la loro, una emigrazione di carattere economico: come scrisse Tocqueville, emigravano i poveri ed i perseguitati. Gli italiani, come gli irlandesi emigrarono in cerca di lavoro. Gli ebrei come gli ugonotti fuggirono perché perseguitati e portarono con sé cultura oltre a tradizione. Gli italiani come gli irlandesi portarono tradizione, fede religiosa e buona volontà, ma spesso parlavano soltanto una lingua dialettale. Per gli irlandesi arrivati in America non vi era, comunque, il problema della lingua inglese. Per gli italiani si: il loro problema era imparare l'inglese, diventare il più presto possibile americani, dimenticare la loro componente italiana che costituiva più una discriminazione negativa che altro.
Ma, a loro grandissimo merito, quegli italiani mandarono i figli a scuola ed i loro nipoti si sono inseriti nella società americana a tutti i livelli. E molti di essi, elevandosi economicamente, culturalmente e socialmente hanno scoperto che la loro origine italiana è in realtà molto onorevole dal punto di vista culturale ed artistico: i musei americani sono pieni della dimostrazione che la storia culturale italiana non è seconda a nessun altra. Ed è accaduto che se i nonni quasi si vergognavano delle loro origini italiane , i nipoti ne traggono invece un motivo
di orgoglio e quasi si rammaricano di non conoscere abbastanza bene l'Italia e di non parlare correntemente e correttamente la lingua italiana. C'è attualmente, negli Stati Uniti, un grande interesse per oriundi italiani, ma moltissimi americani di altre origini etniche. Orgogliosi delle loro origini italiane gli "italo-americani" hanno un forte sentimento di affetto per l'Italia, si recano in Italia ogni volta che possono anche per andare a vedere i paesi di origine e ritrovare, quando possibile, cugini e nipoti. Essi sono i maggiori consumatori di prodotti alimentari ed altro importati dall'Italia ed i maggiori propagandisti di tutto ciò che è italiano. Purtroppo, molto spesso, la loro conoscenza dell'Italia di oggi è relativa e la loro comprensione del sistema politico italiano molto scarsa: amano l'Italia e vorrebbero che il sistema politico italiano fosse come quello degli Stati Uniti!. In sostanza sono ormai molto più americani che italiani: i loro interessi politici, finanziari e sociali sono americani. Non hanno alcun desiderio nè alcun programma di rientrare in Italia.Dall'Italia gli italiani d'America si sentono trascurati. In Italia si parla e si scrive molto del fatto che gli italiani sparsi nel mondo costituiscono un grande patrimonio ed una grande ricchezza. Il che è certamente vero. Ma quando si tratta di far meglio conoscere l'Italia all'estero, di investire i capitali necessari per far capire agli oriundi e ai non oriundi come è e cosa fa l'Italia di oggi, che l'Italia di oggi non è più quella di 50 anni fa, le iniziative concrete italiane sono molto scarse.
Molte scarsa egualmente, se non addirittura inesistente, ogni iniziativa italiana per far conoscere meglio agli italiani d'Italia la reale consistenza e l'importanza politica, economica e sociale delle comunità italiane all'estero. Con l'approvazione della recente legge che permette agli italiani all'estero di votare per corrispondenza e di eleggere i loro rappresentanti al parlamento italiano si è svegliato un certo interesse, sopratutto politico, da parte dell'Italia verso le comunità all'estero.
Ma per mantenere vivo l'affetto degli italiani all'estero e degli oriundi italiani verso l'Italia occorre che l'Italia faccia di più e meglio quanto necessario. Attualmente non solo paesi come la Francia, che hanno sempre fatto il possibile ed investito grosse somme per "vendere" se stessi, ma anche tantissimi altri paesi più o meno piccoli, che non hanno certamente da presentare tradizioni e pregi culturali, prodotti e turismo come l'Italia fanno molta propaganda per se stessi.
L'Italia, non solo per mantenere vivo l'affetto degli oriundi, ma anche per promuovere i propri prodotti ed il turismo dovrebbe moltiplicare le proprie iniziative.
di Gastone Ortona Orefice



