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Il gioco e la vittoria“E là ad Olimpia che si affrontano i corridori più veloci, là che si giudicano la forza, il valore, la resistenza alle fatiche. E il vincitore, per il resto della sua vita, conosce la felicità e la gioia che gli vengono dai giochi. È una gioia che si trasmette nel tempo, nei giorni: è la gloria, bene supremo per gli uomini". Pindaro (Olimpica I) L'esperienza sportiva è una componente fondamentale della civiltà greca, in quanto elemento portante della formazione dell'individuo e del cittadino. Attraverso i giochi il popolo greco, seppur diviso in città-stato indipendenti e spesso in lotta tra loro, riafferma la propria identità culturale e rinsalda i propri vincoli comuni.
I giochi pitici avevano luogo ogni quattro, presso Delfi, in onore di Apollo; i giochi istmici si svolgevano ogni due anni, nell'istmo di Corinto, in onore di Poseidone; i giochi nemei invece venivano celebrati, in onore di Zeus, ogni due anni; e, infine, i giochi più importanti, le Olimpiadi che si tenevano ogni quattro anni, in estate, a Olimpia nel Peloponneso, anch'essi in onore di Zeus; la loro durata era di sette giorni, di cui cinque dedicati alle gare e due al culto. Alle gare era ammessa la partecipazione di soli uomini. I giochi olimpici che acquistarono un'importanza tale da divenire anche punto di riferimento cronologico per la datazione dei fatti storici, ebbero luogo per la prima volta nel 776 a.C., con la gara dello stadio, prova di corsa sulla distanza di 1 stadio. In epoca successiva le gare olimpiche si moltiplicarono, comprendendo anche le prove di salto in lungo, giavellotto e disco, che vennero a costituire con la lotta e la corsa, le cinque prove del pentathlon.
I giochi con l'andare del tempo persero progressivamente il loro carattere dilettantistico e religioso-celebrativo: le città, consapevoli del valore propagandistico di una vittoria, mantenevano atleti che dovevano dedicarsi esclusivamente a questa attività. Con la conquista della Grecia da parte dei Romani, le cui manifestazioni agonistiche avevano essenzialmente carattere spettacolare e professionistico, i giochi persero del tutto la loro natura originaria. Nel 393 d.C., l'imperatore eodosio proibì le Olimpiadi (giunte alla 294sima edizione), ritenute spettacolo orgiastico e immorale, retaggio di un mondo pagano e inconciliabile ormai con il rigorismo etico e formale della nuova religione cristiana.
Nike, il gioco e la vittoria, Scelta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali per inaugurare il semestre di Presidenza italiana dell'Unione Europea, la mostra, organizzata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma e curata da Adriano La Regina, propone, attraverso circa settanta opere, tra statue, vasi, rilievi, mosaici, attrezzi del gioco insieme a corredi atletici venuti alla luce in contesti funerari, un itinerario immaginario che partendo dall'interno del ginnasio, il luogo dove nell'antica Grecia avveniva la formazione atletica dei giovani, giunge al momento della premiazione del vincitore. Significativa la scelta della sede: nell'immaginario collettivo il Colosseo è il simbolo della grandezza e della storia di Roma. Fu inaugurato da Tito nell'80 d.C. con giochi durati cento giorni.di Alessandro di Legge



