Goethe e la Magna Grecia


1786 cronaca di un viaggio

Alle tre del mattino del 3 settembre 1786 l'autore del Werther lascia, sotto il falso nome di Jean Philippe Moeller, la città di Karlsbad per visitare l'Italia, "la terra dove crescono i limoni". I due anni trascorsi in Italia rappresenteranno per il poeta di Weimar una Wiedergeburt, una rinascita intellettuale e artistica. Le impressioni del viaggio raccolte nei suoi diari e la corrispondenza dell'epoca costituiranno ventotto anni dopo, esattamente nel 1816, le fonti del suo famoso scritto Die italianische Reise ("Viaggio in Italia"); un'opera che non è la semplice descrizione di un viaggio ma dalle cui pagine traspare l'ammirazione del suo autore per le bellezze delle città italiane e per i suoi paesaggi e soprattutto la felicità di essere in una terra nella quale ogni pietra e ogni pianta narra di un antico e glorioso passato.

Dopo alcune brevi soste nelle città di Verona, Venezia e Ferrara, l'autore giunge nella caput mundi. A Roma, Goethe può finalmente ammirare con i suoi stessi occhi ciò che era a lui noto solo dai suoi studi: "Tutti i sogni della mia gioventù li vedo ora vivere. Tutto è ora davanti a me; ovunque vado, scopro in un mondo nuovo cose che mi son note; tutto è come me l'ero figurato, e al tempo stesso tutto nuovo". Goethe resta affascinato dalla moltitudine di monumenti e palazzi che lo circondano, soprattutto dal Colosseo: "Quando si contempla una cosa simile, tutto il resto appare un'inezia. E' così grande che la mente non riesce a comprenderlo in sé; piccola è l'immagine che la memoria ne serba e, quando si torna a vederlo, fa l'effetto di esser più grande di prima".

Ammirare i quadri di Raffaello è, per lui, come far visita per la prima volta a dei vecchi amici di penna; al cospetto del Giudizio Universale di Michelangelo nella Cappella Sistina, Goethe non può far altro che "guardare e ammirare" mentre a Villa Pamphilj, Villa Mellini e Villa Madama, il poeta tedesco trascorre le ore in speculazioni botaniche, ammirando piante mai viste prima. Seppur travolto completamente dalle bellezze romane, Goethe non vede l'ora di visitare la città partenopea, dove arriva il 25 febbraio del 1787. Poter finalmente contemplare il Vesuvio con i propri occhi riempie il suo cuore di gioia. Man mano che la città si fa sempre più vicina, Goethe sente di trovarsi in un'altra terra; la città di Napoli, "piena di allegria, di libertà, di vita ", lo affascina in maniera straordinaria: "Se a Roma si studia volentieri, qui si desidera soltanto vivere.

Qui si ha veramente la sensazione dell'infinità dello spazio. Senza dubbio, vale la pena di sognare così. Napoli è un paradiso dove ciascuno vive in una sorta d'ebbrezza obliosa ". Durante il suo soggiorno a Napoli Goethe non manca di visitare il museo di Capodimonte, la reggia di Caserta, Pompei ed Ercolano.
Il desiderio di imparare e di visitare altri luoghi spinge Goethe a lasciare la gioiosa e impetuosa città di Napoli; la sua avventura nella nostra bella terra prosegue in direzione della Sicilia. Ciò che colpisce subito Goethe è il paesaggio che si presenta davanti ai suoi occhi: "Non c'è parola atta a descrivere la chiarità vaporosa che alitava intorno alle coste nello stupendo pomeriggio al nostro arrivo a Palermo. La purezza dei contorni, la morbidezza dell'assieme, la gamma delle sfumature, l'armonia che univa cielo, mare e terra. Chi lo ha visto l'avrà in cuore per tutta la vita". Goethe osa addirittura affermare che "l'Italia, senza Sicilia, non lascia alcuna immagine nell'anima: qui è la chiave di tutto".
Uno dei luoghi della Sicilia che più affascina Goethe è il giardino pubblico di Palermo: "E' il luogo più stupendo del mondo. Nonostante la regolarità del suo disegno, ha un che di fatato; risale a pochi anni or sono, ma ci trasporta in tempi remoti. Verdi aiuole circondano piante esotiche, spalliere di limoni si incurvano in eleganti pergolati, alte palizzate d'oleandri screziate di mille fiori rossi, simili a garofani, avvincono lo sguardo".

Dopo aver letto queste righe nasce subito il desiderio di vedere con i propri occhi questo giardino così come gli altri splendidi luoghi descritti nel libro.
Goethe non apprezza solo i monumenti e i paesaggi italiani ma anche alcune delle caratteristiche della nostra lingua e della nostra gestualità per cui noi italiani siamo famosi all'estero: "La grazia innata alla lingua italiana dava rilievo alla sceltezza e alla giustezza delle sue parole, sottolineate dal vivace gestire abituale agli 'italiani e che conferisce al loro modo d'esprimersi un immenso fascino".

Le bellezze descritte da Goethe nella sua opera rappresentano solo una piccola parte di ciò che la nostra terra offre. Dal viaggio del cancelliere di Weimar sono trascorsi più di due secoli e, da allora, la fisionomia delle nostre città è indubbiamente notevolmente cambiata, ma con il tempo la nostra terra si è anche arricchita.
Passato e presente continuano a convivere nelle nostre città e le loro vie, così come i loro abitanti, sono pronti ad accogliere tutti coloro che hanno il desiderio di conoscere la nostra storia e la nostra cultura e che sanno apprezzare le meraviglie della natura.

di Ilaria Tramontano