Agatocle di Siracusa


L'uomo che per primo osò sfidare la potenza di Cartagine portando
la guerra in Africa (310 a.C.)

Il padre di Agatocle era arrivato a Siracusa nel periodo di Timoleonte, esule da Reggio, e vi aveva fatto fortuna con l'industria della ceramica. Morto Timoleonte, a Siracusa si era imposta un'oligarchia; una rivolta popolare, però, espulse gli oligarchi che, ottenuti aiuti e sostegno dai Cartaginesi, mossero contro Siracusa. E' allora che entra in scena Agatocle che aveva lasciato Siracusa durante l'oligarchia, recandosi nelle poleis italiote dove si era distinto come condottiero di mercenari. Tornato a Siracusa intorno al 322 a.c., Agatocle difese vittoriosamente la città contro gli oligarchi e le truppe fornite loro dai Cartaginesi. Ciò gli valse il favore del popolo Siracusa no. Prima fu eletto dall'assemblea Stratego e "custode della pace" e, poi, nel 316 a.c., Stratego con pieni poteri e "curatore dello Stato".

La sua ascesa politica lo portò, in pratica, ad ottenere i poteri di un sovrano assoluto. Per rafforzare il suo potere, Agatocle, da un lato, conferì la cittadinanza ai mercenari che aveva arruolato, dall'altro, eliminò, con uccisioni ed esili, quanti erano sospettati di essergli avversi. Polibio (IX, 23) ci riferisce che, consolidato il suo potere, Agatocle si adoperò nel cambiare la sua immagine di despota crudele in quella "più gentile e più mite" dei tiranni che avevano regnato nelle poleis siceliote. Come gli altri tiranni siracusani, egli sviluppò una politica di conquiste con un duplice scopo: assoggettare altre poleis siceliote e, così, essere in grado di affrontare con successo i Cartaginesi che si erano stabiliti in Sicilia, i quali non avrebbero certo accettato il suo espansionismo. Fu per questo motivo che Cartagine fornì subito consistenti aiuti alle aristocrazie di alcune città siceliote che si erano sentite minacciate da Agatocle. Nel 311 a.c. la città Agragante (Agrigento) resistette e non fu assoggettata ai siracusani 5010 grazie all'intervento di una flotta cartaginese. Agatocle per ritorsione invase l'epikràteia (= provincia) punica, cioè i territori siciliani soggetti a Cartagine. La guerra si generalizzò e le aristocrazie siceliote sentendosi più minacciate da Siracusa che dai "barbari" Cartaginesi, preferirono schierarsi con questi ultimi, così che Agatocle fu costretto a rientrare a Siracusa. A Siracusa, però, Agatocle concepì e realizzò un grandioso pro- getto. Armò rapidamente una flotta di 60 navi con le quali tra- sportò in Africa un esercito di mercenari. Una volta tutti i mercenari sbarcati a sud di Capo Bon, Agatocle, per eliminare ogni possibile idea di fuga e di ritorno in Sicilia, fece bruciare le navi e marciò contro Cartagine.

I Cartaginesi furono colti di sorpresa e poiché non avevano previsto invasioni del loro territorio africano, non disponevano di valide difese. Fu radunato in fretta un esercito ed inviato contro Agatocle; ma le truppe cartaginesi vennero sconfitte. Agatocle allora decise di fermarsi in territorio cartaginese e vi soggiornò dal 310 a.C, al 307 a.C, I Cartaginesi, per spingere Agatocle a lasciare l'Africa, risposero con l'assedio di Siracusa. a città siciliana, però, fu validamente difesa dal fratello di Agatocle, Antandro. Intanto in Africa, Agatocle si era assicurato l'appoggio di Ofella, che era stato compagno di Alessandro Magno e che ora governava Cirene in nome di Tolemeo I. Ofella aspirava ad ampliare il suo stato e a fame un regno africano ndipendente; anche se ciò, evidentemente, non rientrava nei piani di Tolomeo. E' in questo momento che si inserisce un oscuro episodio: una trama di Agatocle, con molta probabilità d'intesa con Tolemeo I, portò alla morte di Ofella e al conseguente passaggio dell'esercito di Ofella sotto gli ordini di Agatocle, senza che vi fosse stata alcuna reazione da parte egiziana. Il tiranno siracusano, tuttavia, non riuscì ad occupare Cartagine.

S'Impadronì, però, di importanti centri ad ovest di essa e così poté disporre di cantieri per la costruzione di navi. Nel 307 a.C.; dopo aver lasciato il grosso del suo esercito in Africa, ritornò in Sicilia e vi assoggettò le polèis greche che si erano alleate con i Cartaginesi. Poi riprese il mare e andò di nuovo in Africa, ove sciolse il suo costosissimo esercito. Fece, quindi, ritorno in Sicilia. Nel 306 a.C. fece una proposta di pace ai Cartaginesi che fu subito accettata: il fiume Halykos fu nuovamente dichiarato confine tra l'epikràteia cartaginese e il resto del territorio siciliano controllato dai greci ed ormai unificato sotto il potere di Agatocle. Nel 304 a.C, il tiranno siracusa no, imitando i successori di Alessandro Magno, assunse il titolo di basileus e sposò Teoxena, una figlia di Tolemeo I.

Come già il precedente tiranno siracusano, Dionisio I, Agatocle volle assicurarsi il controllo dello Stretto di Messina. A tal fine intervenne sia per sostenere Taranto contro Lucani e Messapii, sia alternando relazioni amichevoli e conflitti con i Brettii, sia occupando, nel 29S a.C, Crotone ed Ipponio. Riprese anche la politica adriatica di Dionisio conquistando Còrcira e Lèucade, che costituirono la dote della figlia Lanassa, sposa al re Pirro di Epiro. Il regno di Agatocle si dissolse con la sua morte, nel 289 a.C, La sua eredità fu quella tipica delle tirannidi: disordini e violenze, miseria materiale e morale; mali aggravati dalla presenza dei mercenari che ovviavano alla disoccupazione dei tempi di pace, con saccheggi e rapine.

di Alfonso Baldi