Le necropoli rupestri di Pantalica


Risultati degli studi sui reperti archeologici

Il sito di Pantalica è costituito da un forte sperone roccioso tagliato dal territorio circostante dalle profonde e scenografiche incisioni delle vallate dell'Anapo a sud e del Calcinara a nord, e collegato, dalla parte di ovest, ai rilievi circostanti da uno stretto istmo, la sella di Filiporto, porta naturale di accesso al massiccio calcareo di 425 m. Su questa autentica fortezza naturale si costituì, in un contesto di affascinante integrità, il più cospicuo insediamento umano della Sicilia, in un lungo periodo che va dal XIII sec. a.C., al 730 a.C. e, cioè, tra la fine dell'espansione della civiltà micenea in Sicilia e l'affermarsi della colonizzazione greca di epoca storica. Pantalica oggi conserva miracolosamente, come in uno scrigno aperto, le straordinarie testimonianze del suo passato. Esse sono costituite principalmente da diverse migliaia di tombe grotticella artificiale (circa 5000) ricavate sulla fronte delle scenografiche cortine rocciose, spesso a picco sull'Anapo e sul Calcinara, e localizzate in raggruppamenti noti come Necropoli di Nord, di Nord. Lo studio dei sepolcri e dei materiali di corredo funerario ha consentito di definire lo sviluppo della cultura che proprio da Pantalica prende nome, e che è ampiamente diffusa in Sicilia.

La ricca gamma delle ceramiche, i manufatti metallici come fibule, specchi, coltelli, spade, rasoi, anelli, hanno permesso, in base soprattutto alle forme metalliche e ceramiche, di delineare le quattro fasi della cultura di cui sono espressione nel corso dei cinque secoli.
Il panorama di manufatti nel periodo più antico dello sviluppo della cultura di Pantalica dimostra come essa sia gelosa custode degli apporti che la civiltà micenea aveva travasato sul suolo siciliano, non solo, ma come essa, nelle manifestazioni architettoniche, negli indiscutibili progressi tecnologici e formali raggiunti nella produzione ceramica e nella bronzistica, dimostri capacità di nuove e originali manifestazioni. L'esemplificazione più evidente di questo processo è rappresentata dalla famosa costruzione realizzata sul punto più alto di Pantalica e che va sotto il nome di Anactoron, il palazzo del Principe.

L'edificio dalle possenti strutture rappresenta sicuramente il principale punto di riferimento dell'insediamento umano che doveva svilupparglisi intorno. Unico nel suo genere, e di impianto assolutamente unitario, appare come una compatta costruzione rettangolare di m 37,50 x 11,50, il cui corpo centrale è costituito da quattro ambienti delle medesime dimensioni e di circa 5 m e 50 di lato, allineati in senso NO/SE. Di questi ambienti, due sono raddoppiati simmetricamente all'estremità NO, mentre un corridoio fronteggia sulla stessa linea quelli della estremità SE. Da questa parte l'edificio termina con un vano che è il più grande di tutto il complesso monumentale. Costruito in tecnica megalitica, con blocchi di calcare conchiglifero in forma di enormi cubi o parallelepipedi, costituiva un autentico bastione di tutto il complesso costruttivo, forse punto turrito in rapporto a un solido muro di terrazzamento. Il vano così strutturalmente rilevante era anche sede di un'importante attività lavorativa. Infatti i reperti rinvenuti nel suo ambito - forme di fusione,asce di bronzo ed altri manufatti metallici intenzionalmente spezzati - denunciano un'attività di fonderia.

Gli altri ambienti del complesso rispondono, probabilmente, a una funzione abitativa. Gli studi rivolti a questa straordinaria costruzione preistorica senza precedenti sul suolo siciliano, l'hanno costantemente riportata agli schemi edilizi micenei avendo come confronto strutture murarie di Troia, Corinto e Micene. Indubbiamente "il palazzo" appare come epicentro della detenzione del potere di cui si intuiscono funzioni e prerogative che si rispecchiano nel controllo di attività produttive, importantissime per l'epoca (XIII sec a.C.), come la metallurgia attestata appunto dalla presenza della fonderia nel palazzo ove la compagine sociale di riferimento aveva la sua massima espressione. Purtroppo nulla si conosce delle dimore dell'abitato intorno al palazzo del Principe e ciò perché la ricerca archeologica non ha potuto finora eseguire sui luoghi indagini estese e sistematiche. È questo il motivo per cui la conoscenza della cultura di Pantalica è quasi totalmente desunta dall'esame dei contenuti delle migliaia di celle sepolcrali che "cingono di una funebre corona il monte di Pantalica".

Le opere di difesa di Filiporto sono altre testimonianze archeologiche rappresentative di Pantalica, realizzate sulla sella che da ovest la collega all'altipiano, sbarrata in antico da un gigantesco fossato, datato ad epoca storica, di circa 113 metri di lunghezza per una larghezza variante da 4 a 5,60 metri. Non si conoscono le eventuali preesistenze di questo apprestamento difensivo sul cui margine interno si distinguono i resti di una cortina muraria in blocchi squadrati, elevata probabilmente tra la fine del V e il IV sec a.C., e, solo in età bizantina, integrata, sull'altura sovrastante da est, da una torre e da un castello inesplorati. Ad età greca ellenistica risalgono i resti di quello che è stato ritenuto un santuario di Demetra e Kore identificato nell'area sotto stante al palazzo del Principe.

Se di Pantalica in età romana non si hanno ricordi archeologici e letterari, un consistente insediamento è documentato in età bizantina per gli stessi motivi di sicurezza che portarono le genti preistoriche in questo inaccessibile sito montano. Di epoca bizantina sono le tracce di riutilizzazione dell'anactoron e, come si è detto, delle opere di difesa a Filiporto, e tre consistenti agglomerati di abitazioni rupestri situati presso la sella di Filiporto con la chiesa di S. Micidiario, nel pendio che da sud limita il pianoro sommitale con l'oratorio di S. Nicolicchio e sul versante superiore della gola di Cavetta. Di età bizantina era ancora un tesoro costituito da migliaia di monete d'oro e da gioielli, sepolto in un vaso di bronzo alla fine del VII sec. È andato disperso subito dopo il ritrovamento avvenuto nel 1903 nel cortile dell'anactoron che, evidentemente, aveva conservato la funzione di dimora di personaggi di rango.

Dopo questo periodo, certamente dopo la conquista araba della presa di Siracusa nell'878, Pantalica non è stata più sede di uno stabile insediamento umano. Da allora "sulle imponenti rocce che racchiudono tanto tesoro di ricordi storici, domina solenne il silenzio dei sepolcri”.

Di Giuseppe Voza