La "Mappa di Soleto"


Appartiene alla Magna Grecia la più antica carta geografica esistente del mondo occidentale

Dal 10 al 12 marzo 2005, in Francia, a Montpellier, per iniziativa dell'Università Paul-Valéry, si è svolto un importante Convegno internazionale dove sono state approfondite le problematiche afferenti la "Mappa di Soleto". All'interessante incontro di studi, hanno partecipato esperti di parecchi paesi.

La "Mappa di Soleto" è un ostrakon, cioè un frammento di vaso di terracotta, e più precisamente di vaso attico a vernice nera, sul quale è incisa la linea costiera della Penisola Salentina con tredici nomi di località, la cui posizione è segnata da un punto, come nella moderna consuetudine cartografica. 1 mari (Ionio e Adriatico) sono evidenziati con delle linee a zig-zag. Alcune di queste località, documentate nella Mappa, sono ancora esistenti, nelle stesse aree e con i medesimi nomi (Otranto, Soleto, Ugento, Leuca ... ). Questo frammento di vaso è chiamato "Mappa di Soleto" perché è stato rinvenuto a Soleto (in provincia di Lecce), il 21 agosto 2003, durante alcuni scavi archeologici condotti dell'Università di Montpellier e diretti dall'archeologo belga Thierry Van Compernolle, che vi ha lavorato fin dal 1991. Costituisce la più antica carta geografica, ad oggi conosciuta, del mondo occidentale; questo frammento di vaso è datato V sec. a.C. e, dunque e, ha più di 2.500 anni. La mappa di Soleto obbliga a riscrivere la storia degli inizi della cartografia antica e a rivedere la storia della Penisola Salentina, in particolare quella concernente le relazioni tra gli lapigi Messapi (cioè gli italioti abitanti la Messapia, oggi l'attuale Penisola Salentina) e i vicini Greci.

Spesso, infatti, l'apporto culturale delle popolazioni indigene dell'Italia Meridionale e della Sicilia, è stato sminuito, anche se inconsciamente, sia a causa dell'enorme abbondanza delle fonti letterarie greche e romane esistenti, che si dilungano soltanto sulle loro rispettive culture e non parlano, se non per inciso, delle culture indigene, sia a causa della scarsissima documentazione a noi pervenuta, proveniente direttamente da quelle popolazioni.

E' significativo il contesto linguistico del frammento scoperto. Lo studio dei toponimi della Mappa di Soleto ha condotto a scoprirvi, tra i tredici nomi di località menzionati, due toponimi greci accanto a undici toponimi indigeni. Non è soltanto una testimonianza concreta dei rapporti tra culture del V sec. a.C., ma, come si è detto, è soprattutto la più antica rappresentazione grafica di uno spazio reale, cioè di una carta geografica, che riguarda la civiltà occidentale. Dalle fonti letterarie si conosceva che agli antichi Greci, ancor prima dei Romani, era già chiaro il concetto di mappa e che essi erano interessati a rappresentare aree realmente esistenti. Sapevamo che ne erano state tracciate alcune, ma fino ad oggi non era stata mai scoperta nessuna carta geografica di quel periodo.

Questo reperto archeologico, con la raffigurazione del "Capo lapigio", come lo chiamavano gli antichi, cioè dell'attuale Salento meridionale, si trova al Museo Nazionale Archeologico di Taranto.

di Nicolò Imbevi