La personificazione del libro nella letteratura antica


La personificazione del libro consiste nell'attribuire a un'entità inanimata, quale appunto il foglio di papiro o la pergamena, alcune caratteristiche fisiche e psicologiche umane: la capacità di muoversi, camminare, pensare, provare sentimenti e parlare, o anche solo, semplicemente, la capacità di percepire le parole che l'autore o altri le rivolgono.
Il ricorso al modulo, da parte dei vari autori antichi (e soprattutto di Catullo, Orazio, Ovidio e Marziale), ha determinato una rappresentazione spesso molto divertente e colorita delle loro stesse opere letterarie. Orazio ad esempio presenta il primo libro delle sue epistole come un puer smanioso di allontanarsi da casa e di farsi conoscere da un vasto pubblico.

Ovidio, in esilio a Tomi, invia a Roma i libri delle Tristezze come fossero dei veri e propri messaggeri del poeta. Essi infatti hanno il compito di portare a Roma notizie del loro autore e persino di rispondere alle domande dei lettori. Il terzo libretto, giunto nella capitale come un peregrinus, cerca una guida che lo aiuti a trovare rifugio presso una delle biblioteche pubbliche della città. La personificazione dei libretti ovidiani è caratterizzata anche dal fatto che il poeta attribuisce al suo libro una veste editoriale che, pur essendo materiale, nelle componenti costitutive, mostra una notevole umanizzazione. li libro ha pertanto un'andatura zoppicante (con riferimento al metro elegiaco) e nel complesso presenta un aspetto triste e dimesso. La veste editoriale è considerata da Ovidio come un corpo che riveste l'opera letteraria, rispecchiando contemporaneamente i suoi contenuti e gli stati d'animo del poeta. Personificare un testo letterario quindi per gli autori antichi significava soprattutto fornire una personalità ad un oggetto concreto.

Non tutti i casi di impiego di quest'ultima immagine raggiungono tut¬tavia la complessità e l'originalità di Orazio e di Ovidio: si trovano infatti casi in cui la personificazione è garantita appena da un breve tocco di umanizzazione, attraverso l'attribuzione al libro di un solo aggettivo o di un verbo indicante un'azione umana. Vasta è in ogni caso la gamma degli strumenti retorici impiegati dagli autori antichi che presentano il modulo della personificazione del libro. E' interessante, in particolare, l'analisi della dottrina dei trattatisti antichi di retorica, soprattutto intorno alla figura della prosopopea, della sermocinatio e dell'apostrofe: figure coinvolte nell'immagine che ci interessa dato che si può distinguere fra i casi in cui il libro è personificato attribuendogli la capacità di comprendere il linguaggio umano (soprattutto attraverso la figura dell'apostrofe), quelli in cui si mostra in grado di parlare proprio come una persona (sermocinatio) e i casi infine in cui gli si attribuisce una sostanza fisica a metà fra "libraria" e "umana".

Il modulo della personificazione del libro coinvolge infatti numerose problematiche legate anche alla dialettica fra concreto e astratto (il libro può essere considerato infatti come l'insieme di astratto contenuto letterario e di concreto materiale scrittorio). Vi sono elementi retorici e poetici pre-esistenti al motivo e che nel loro complesso hanno poi contribuito alla sua origine: la personificazione della parte materiale di cui è costituito il libro ha infatti come precedenti la rappresentazione animata degli oggetti, diffusissima ad esempio nella commedia plautina; la componente astratta del libro (il contenuto) ha invece i suoi predecessori nelle raffigurazioni antropomorfe di entità astratte (quali ad esempio Fama, luventus, Tempus ecc.) e, nel caso particolare della poesia, nell'appello alle Muse come personificazione del prodotto letterario.
Interessante la personificazione del canto nella letteratura greca arcaica. Il rivolgersi di Pindaro al proprio canto, perché si porti lontano dal suo poeta ed esprima parole di lode agli atleti, può infatti essere considerato come un antenato della personificazione dell’'opera letteraria scritta.

E' ovvio che se si traccia una storia della "personificazione del libro", se ne riscontra l'evoluzione, nonché le motivazioni che l'hanno determinata.
La spinta principale che ha contribuito allo sviluppo del motivo è il bisogno dell'autore di trovare un originale approccio con il pubblico dei lettori. Ovidio in esilio riconosce ad esempio nel testo letterario personificato l'unico mezzo che possiede per intrattenere gli amici e i parenti lontani e per mantenere vivo il suo ricordo negli ambienti culturali della capitale. I poemi dei Tristia hanno così anche il compito di realizzare le forme di un approccio meno diretto e compromettente con l'imperatore Augusto.
In Marziale il rivolgersi del poeta al libro crea invece una divertente variante per il diretto approccio con il destinatario. Il pubblico al quale Marziale si rivolge nei componimenti in cui compare la personificazione del libro in alcuni casi corrisponde al generico pubblico di lettori, mentre in altri compare il riferimento alle singole personalità cui il poeta ha inviato in omaggio i versi come forma di saluto o di ringraziamento.

Lo scopo dell'invio del libro ad un personaggio illustre in Marziale - e prima di lui anche in Ovidio - può coin-cidere con la speranza dell'autore di trovare un protettore che possa conservare a lungo il suo prodotto letterario, garantendogli così nel tempo una fama certa e duratura La personificazione del libro può anche servire agli autori antichi per esprimere un personale contrasto interiore. Il rimprovero oraziano al liber puer insofferente delle "catene" paterne e la decisione finale del poeta di affidare il giovane ribelle al suo destino sono indicativi della presenza nell'autore di due opposti stati d'animo: il timore per una più ampia pubblicazione da un lato e dall'altro la consapevolezza che la diffusione delle opere letterarie è l'unico modo per conseguire la fama poetica sperata Questo genere letterario è stato ripreso nelle successive letterature europee in latino e in volgare: fra esse prevale la tipologia dell'invio della propria opera letteraria perché compia un viaggio e porti così il suo omaggio al destinatario.

Fra tarda antichità e Medioevo si evolve la forma di un vero e proprio itinerarium del libro, che evidenzia probabilmente anche le difficoltà di comunicazione - e di comunicazione letteraria - proprie di quelle età. Sidonio Apollinare, ad esempio nel carme di congedo alla sua raccolta poetica, esorta il libro a intraprendere un viaggio e a raggiungere in sua vece gli amici più cari, passando in rassegna dettagliatamente le diverse tappe che il libro dovrà attraversare. L'indirizzarsi alla propria opera letteraria e la personificazione del libro diventeranno moduli frequentissimi nelle letterature moderne, da Dante e Cavalcanti, passando per Chaucer e Swift, per arrivare infine al caso (diverso ma per molti aspetti analogo) degli uomini-libro che sono al centro di un romanzo contemporaneo come Fahrenheit 451 di Ray Bracibury.

di Laura Giusti