Il contesto storico: Atene e Siracusa


Come si sa, la battaglia di Salamina (480 a. C.) segnò la svolta decisiva nella guerra dei Greci contro i Persiani e, allo stesso tempo, costituì l'inizio della rapida egemonia di Atene e del suo sviluppo culturale ed economico. L'affermazione di Atene raggiunse il massimo splendore con Pericle. Questo periodo, descritto da Tucidide in una forma idealizzata, costituisce quasi il mito della civiltà classica, sebbene sia durato molto poco, appena un cinquantennio.
Dopo, infatti, inizierà la contrapposizione tra Atene e Sparta (431 a.C.): è la cosiddetta Guerra del Peloponneso che segnerà la fine dell'egemonia di Atene e l'inizio della supremazia di Sparta. Ciò avverrà soprattutto a causa dello spregiudicato Alcibiade che riuscirà ad imporre la spedizione in Sicilia contro Siracusa, sia agli aristocratici ateniesi, avidi di ricchezze, che al popolo ateniese, credulone, sicuro d'impadronirsi non solo dell'isola, ma anche di Cartagine e del Mar Mediterraneo, fino alla Colonne d'Ercole. L'avventura siciliana, però, fallirà miseramente e segnerà il declino di Atene.

Nella cultura greca antica il 480 a. C. è reputato un anno fondamentale: sia per la madre patria, a causa della definitiva sconfitta persiana a Salamina, che permise ai Greci di non perdere la propria libertà contro un potentissimo invasore; sia per le colonie della Magna Grecia, a causa della grave sconfitta inflitta ai Cartaginesi presso Imera (in Sicilia). Due memorabili vittorie, riportate contro nemici ben più forti e ben più numerosi. La battaglia di Imera del 480 a. C. permise a Siracusa di vivere un periodo di pace, di sicurezza e di grande prosperità. Il vincitore dei Cartaginesi ad Imera fu Gelone, il tiranno di Siracusa (il termine tiranno, indicava il detentore del potere civile e militare).

Gelone era un uomo ambizioso, dinamico ed energico. Tiranno di Gela, contrasse matrimonio con Damarete, la bella figlia del suo vicino Terone, tiranno di Agrigento. I destini di Gela e di Agrigento furono così riuniti. Poco dopo il partito aristocratico di Siracusa invitò Gelone a governare la città: questi accolse subito la proposta, costituendo, di fatto, una triplice confederazione, e i cittadini siracusani lo accolsero con entusiasmo, perché stanchi delle loro lotte intestine. E' in questa atmosfera che Gelone fu obbligato ad affrontare, con i suoi confederati, l'attacco cartaginese ad Imera, da cui uscì vincitore. I soldati cartaginese fatti prigionieri furono impiegati nella realizzazione di monumentali costruzioni che fecero di Siracusa una delle città più importanti dell'antichità. Il regno di Gelone, però, ebbe una durata molto breve ed egli non poté vedere completata nessuna delle opere intraprese.

A Gelone, morto nel 478 a. C., successe il fratello Ierone, che lo aveva sostituito a Gela, quando si era allontanato per andare a Sairacusa. Ierone, nuovo tiranno di Siracusa, si dimostrò un abile ed interessato patrono delle arti e delle lettere. Invitò molti dei nomi più illustri del suo tempo, così che vi trovarono generosa accoglienza il grande tragico Eschilo e gli epigoni della lirica corale, Simonide e Pindaro.