Un italo americano illustre il giudice Edward D.Re

Una verde collina a Queens, il campus della St. John's University, un edificio marrone, di quelli nuovi, squadrati, che sembra si distacchino dal prato. Non ci sono molti studenti in giro, forse c'è già aria di vacanza.
E' questo l'inusuale panorama newyorkese che ci si offre dopo aver attraversato una città splendida che l'aria gelida sembra faccia brillare, scintillante per il Natale e fibrillante per il nuovo millennio.
Il giudice Re ci aspetta; siamo un po' in ritardo a causa della lunga corsa in metropolitana. Sapeva-mo d'incontrare una personalità importante e ci aspettavamo una figura imponente, un giudice forse... anche in toga, come alcune foto lo ritraggono. Ed invece ci viene incontro un uomo gio-vanile, con un fisico snello, ancora scattante, dallo sguardo vivace. Ci fa accomodare di fronte a lui, in uno studio semplice, essenziale, tappezzato di foto, di ricordi. Giriamo lo sguardo intorno: Kennedy, Johnson, Paolo VI, una giovane famiglia numerosa, sono gli ultimi anni di questo millennio che ci attraggono come tanti Flash, disseminati sulle parete e sulle librerie.
Si dispiace che siamo arrivati in subway; è trop¬pa lontana questa nuova sede; "è stata scelta per-ché c'è tanto verde intorno".
Inizia a parlare, è molto gentile e garbato nei modi e nelle parole. Parla un italiano, fluente, morbido come l'inglese che ha tanto studiato per eliminare qualunque accento che avesse potuto esporlo in qualche modo a motteggi, e ride, parla e ride. Noi siamo lì, seduti ad intervistarlo e invece è lui che ci conduce su e giù per la sua vita, ci fa attraversare il suo pensiero, i suoi ricordi, gli incontri, le scelte, le occasioni; il diritto romano, sua madre, suo zio l'ammiraglio e poi la sua isola Salina in cui approda ogni anno, lui come uno di quei navigatori che ha celebrato, la sua Peggy, i suoi ragazzi. No, non ricordi intrisi di nostalgia, ma quadri gioiosi, brevi, essenziali, pregni di storia, di cultura.
La legge, il diritto, è questo il suo grande amore. "La legge è un sistema strumentale per il proseguimento della giustizia e la giustizia è un aspetto della moralità che implica un trattamento giusto ed equo per tutti". Ecco sembra quasi di percepire, man mano che va avanti, come un'onda magnetica che si irradia da questa affascinante personalità, via via si amplifica e, sì, il giudice Re ci ha conquistati.
Il caso, le occasioni, lo studio che ti permette di coglierle, l'America che ti premia se vali.
Gli incontri che cambiano una vita come quello con la moglie di Johnson: una sera ad un ricevimento, una chiacchierata mondana, la signora si informa sui suoi trascorsi militari e lui scherzando le risponde che ha comandato sì, su tanti Stati, ma solo da luogotenente. Una battuta di spirito che viene apprezzata; l'indomani riceve un regalo, dei gemelli da polso e una carri per entrare nel box del Senato. Un mese dopo, l'assassinio di Kennedy; Johnson è Presidente e chiama con sé il giudice, ed è la inattesa svolta politica. Ed anche le occasioni mancate, accettate con filosofica serenità e volte positivamente al ritrovamento di antichi interessi.
Le radici culturali ricercate, lo studio sempre più approfondito, in un paese in movimento, che non ha radici e forse anche per questo pronto ad accogliere quelle di ognuno e a fonderle insieme perché la vera radice su cui si fonda è l'essere umano, e quindi il diritto. E ancora la storia, gli anni della guerra, così scopriamo man mano, l'insegnante, il giurista, il giudice, l'antico marinaio, il marito ancora teneramente innamorato della sua Peggy, l'uomo di successo, l'orgoglioso padre di famiglia.
Lungo questo cammino, emerge in lui la sintesi tra i valori radicati dell'umanesimo cattolico e quelli acquisiti del pragmatico mondo anglosassone. E questo incontro è mediato da una cultua che esalta il genio italiano e incanalandolo attraverso studi seri e profondi lo innalza al di sopra dei comuni individui.
Si potrebbe riassumere insieme al Presidente della Corte Suprema Burger, con tre parole, ciò che caratterizza il giudice Re: intelligenza, industriosità e integrità.
E' soprattutto, di sicuro, un uomo sereno, il giudice Re, essenziale ma consapevole, con quel po' di autoironia che distingue un uomo intelligente. Non c'è in lui traccia di superbia che, s'intuisce, lui aborrisce.
Infine si conclude così il nostro incontro; ci accompagna all'ascensore e si congeda da noi scusandosi di non poterci ricondurre in macchina sino a casa, a causa di un appuntamento precedente, perché è così che si deve fare coni " paesani ".
Questo giudice che ha varcato traguardi eccezionali anche per un americano, incarna sicuramente l'uomo che si è fatto da solo, ma testimonia anche e, finalmente, l'attualità del successo dell'uomo di cultura mediterranea che trae dalle lontane radici magno-greche la linfa per svettare come l'albero maestro di quella nave che probabilmente lo portò tanti anni fa nel nuovo mondo.
Arrivo in Usa
E' nato in Italia, a Santa Marina Salina, nelle isole Eolie (Messina), il 14 ottobre 1920. Il padre Antonio, un marittimo, era partito per gli Stati Uniti qualche anno dopo essersi sposato: vi ottenne la cittadinanza americana e richiamò moglie e figli. Edoardo Re è arrivato in America all'età di 8 anni, con la madre, la signora Marina, e la sorella Nancy, di due anni più piccola di lui.
Studi
"Una bella pagella di seconda elementare perché la maestra sapeva che dovevo partire", è il suo bagaglio scolastico italiano. Ma il sacrificio, la tenacia e la forza di volontà sono i cardini su cui è stato "costruito" l'uomo americano di cultura e di successo. L'impegno e la dedizione ai doveri scolastici, infatti, sono stati intensi. La madre lo ha seguito con intelligenza, infondendogli ottimismo e, allo stesso tempo, prudenza; delicatezza e, contemporaneamente, fermezza. Non tante parole tra di loro, ma l'esempio quotidiano, nel ricordo del marito, facendo leva sulle sue personali risorse e senza risparmiare energie.
Ha voluto applicarsi a fondo non solo nelle varie discipline studiate, ma anche nella conoscenza della lingua inglese, curando con scrupolo persino la pronuncia, per non avere particolari inflessioni della voce, affinché, parlando, non si avvertisse che era uno straniero. Non perché avesse timore di dirsi di origine italiana, bensì perché voleva essere giudicato solo per la validità o meno delle sue affermazioni.
E' arrivato così ali' University Degree con lode, in Business Administration (1941) presso la St. John's University, e, successivamente, a quello, con la massima lode, in Legge, presso la stessa Università. Racconta, non senza una punta di compiacenza, che era stato incaricato di tenere il discorso ufficiale di commiato della sua classe.
Servizio militare
Il giudice Re ha iniziato la sua vita militare da soldato semplice e si è congedato con il grado di colonnello. Divenuto caporale e, poi, sergente, fu impiegato come istruttore di diritto militare e interprete presso un gruppo di soldati francesi. Da sergente maggiore (first sergeant) fu inserito in una squadriglia composta, oltre che da americani, anche da soldati francesi, cinesi e sudamericani.
Promosso ufficiale è stato trasferito al Dipartimento Giudiziario dell'Aviazione (Judge Advocate General Department US Air Force) come avvocato difensore e giudice nelle corti militari.
Insegnamento
Espletato il servizio militare, è ritornato agli studi, conseguendo nel 1950 il Dottorato in Scienze Giuridiche alla Facoltà di Legge presso la New Yorles University.
Nel decennio 1951-61 è impegnato a tempo pieno come professore alla Facoltà di Legge della St. John's University. E' un periodo intenso di studio scientifico e di attività didattica, in cui dà prova dei suoi doni naturali e del suo sapere. La sua integrità morale, la sua competenza e la passione che pone nel compiere i suoi doveri, lo additano come una persona di grandi qualità e sarà presto chiamato a prestigiosi incarichi.
Matrimonio
Nel frattempo sposa una sua studentessa, diventata, poi, avvocato. E' Margaret Anne Corcoran, detta Peggy, nel suo diminutivo irlandese. Quando l'ha presentata per la prima volta alla madre, questa, a voce bassa e parlando eccezionalmente in dialetto siciliano per non farsi capire da lei, gli ha chiesto che cosa fosse capace di fare in casa, nell'accudire cioè alle faccende domestiche. E il giudice Re soggiunge che sua madre non sospettava proprio che la sua futura moglie non avesse mai lavorato in casa, dato che le sue condizioni sociali glielo avevano permesso. Tuttavia aggiunge che ha presto imparato a saper fare. Anzi, quando c'era da affrontare una novità in casa, ammiccando e ridendo si dicevano fra loro: "ma che sa fare?".
La Commissione Vertenze con l'Estero
Nel 1961 inizia ad assumere grosse responsabilità. Viene nominato Presidente della Commissione Usa per le vertenze con l'estero (Foreign Claims Settlement Commission of the United States), da John E Kennedy; incarico che gli sarà confermato anche da Lyndon B. Johnson e che conserverà fino al 1968. In quest'attività ha avuto il compito di dirimere le controversie di diritto internazionale, con giurisdizione su tutti i contenziosi provenienti da danni di guerra (o da nazionalizzazioni ed espropriazioni) tra gli Usa e i Paesi esteri, compito che ha portato Edward D. Re a trattare con i Governi di varie parti del mondo e a recarsi presso gli uffici della Commissione ubicati in Germania, in Polonia e nelle Filippine.
Sono stati i suoi studi giuridici a renderlo noto (il suo nome figurava già nel "Chi è" americano) e ad indicarlo come idoneo a ricoprire quest'incarico; allo stesso tempo, egli, nell'assolverlo, vi ha portato l'acutezza della dottrina esposta nei suoi scritti, fin dal volume pubblicato nell'ormai lontano 1951, proprio su "Foreign Confiscations in Anglo-American Law”.
Riconoscimenti ed onorificenze
Il 1961 è anche l'anno in cui è nominato dal Papa Giovanni XXIII Consulente della Delegazione della Santa Sede alla Conferenza delle Nazioni Uniti sulle droghe e i narcotici. Ma questi sono anche gli anni in cui la sua cultura, potenziata dalle qualità umane, è conosciuta ed apprezzata anche fuori dalla sua abituale cerchia, per cui iniziano ad essergli attribuiti attestati d'onore e riconoscimenti.
In Italia, l'Università dell'Aquila gli conferisce il Dottorato honoris causa in Pedagogia; seguiranno poi le Università di Verona, Bologna, Urbino e quella americana di Roma. Anche l'Università Pontificia Lateranense lo insignisce della Laurea ad honorem. Ma i riconoscimenti onorifici più numerosi, ovviamente, gli vengono tributati negli Usa. Dottorati in Legge dalla St. John's Universisty di New York, dal St. Mary's College a Notre Dame nell'Indiana, dal Maryville College del Sacro Cuore a St. Louis. E dalla De Paul University di Chicago, il Dottorato in Lettere Umane. Un suo amico enumera ben 20 Lauree ad honorem da lui ricevute. I premi e le onorificenze si moltiplicano: ci limitiamo a ricordare solo il "Pro Patria" e il "Cavalieri di Colombo", perché attestano la stima da parte della Comunità nazionale e la Gran Croce di Cavaliere della Repubblica Italiana.
Sottosegretario di Stato
Ha conosciuto Lyndon B. Johnson e la sua Signora, da Vice Presidente. Quando Johnson, dopo l'assassinio di Kennedy, assume la Presidenza, lo chiama a collaborare con lui e lo nomina Assistente Segretario di Stato per l'Educazione e gli Affari culturali del Ministero degli Affari Esteri, con giurisdizione sul famoso programma Fulbright. Ed Edward D. Re, oltre che per le sue qualità culturali e i suoi studi giuridici, si mette in evidenza per il suo attaccamento al dovere, per il suo senso di responsabilità e per il suo spirito di sacrificio.
Il cattolico
Il giudice Re dà anche un valido contributo per il legittimo inserimento dei cattolici nella vita pubblica statunitense, cioè in un paese a maggioranza protestante. E' rimasto famoso un suo discorso, pubblicato nel "Congressional Record" del giugno 1960 (il giornale del Congresso), pronunciato per contribuire a superare antichi sospetti e vetuste critiche con le quali si faceva spesso confusione tra missione del Papa e politica, tra dogmi religiosi e sistemi democratici.
La Corte del Commercio Internazionale degli Usa
Nel gennaio del 1969 lo troviamo Magistrato Federale: è nominato membro dal Presidente Johnson e, poi nel marzo 1977, dal Presidente Carter, Presidente della Corte Doganale degli Stati Uniti (United States Customs Court). Secondo la Costituzione americana tutti i giudici federali rimangono in carica a vita e la rimozione è possibile soltanto con il processo di "impeachment". Il giudice Re è Presidente della United States Court of International Trade dal 1980, la Corte costituzionale degli Stati Uniti fondata sull'art. 3 della Costituzione Usa che istituisce la Corte Suprema e le corti federali degli Stati Uniti, La Corte ha competenza esclusiva d'interpretare tutte le leggi e le disposizioni federali che regolano il commercio internazionale Usa.
Altri incarichi
E' lunga la serie di tutti gli incarichi giudiziari assunti da Edward D. Re. Ne ricordiamo solo alcuni. Membro di diritto della Commissione Giudiziaria degli Usa dal 1986, membro del Comitato Esecutivo nominato nel 1990 dal Presidente della Corte Suprema Rehnquist e, poi, membro del Comitato per la Pianificazione di Lungo Termine del Consiglio Giudiziario. Su designazione del Presidente della Corte Suprema è stato designato ad esercitare le sue funzioni in molte Corti d'Appello degli Usa. E della Corte Suprema degli Stati Uniti è stato un significativo candidato; la sua autorità, infatti, faceva e fa testo in materia di "common law", cioè quella fonte di diritto, peculiare nei sistemi giuridici anglosassoni, che trae origine dal complesso dei precedenti giurisprudenziali.
Né si può passare sotto silenzio la sua lunga militanza nel l'ordine degli Avvocati Statunitensi, dove ha presieduto la Sezione di Diritto Internazionale e Comparato. Così come è da ricordare la sua attiva partecipazione in molte organizzazioni professionali e il suo ruolo di fecondo conferenziere attraverso tutti gli Stati Uniti, in Inghilterra, in Italia, in Nigeria e Turchia. Due Associazioni, fra tante, vogliamo menzionare: l'Associazione Internazionale di giuristi italo-americani, di cui è stato Presidente per molti anni, contribuendo ad avvicinare le diversità dei due "diritti" e giungendo così a migliorare le procedure di estradizione, e l'Associazione Internazionale dei giudici di cui è ancora rappresentante presso le Nazioni Unite.
Vita familiare
E' un'attività intensa ed operosa, la sua, svolta con grande passione. Ma il magistrato e lo studioso non hanno compresso o modificato il suo carattere personale, la sua vita familiare. Rimane un uomo cordiale, affabile. La "giustizia" per lui non è occasione per assumere rigidità formalistiche, ma un modo di esprimere la sua personalità di uomo e di credente. Vive una vita familiare semplice, ma profondamente sentita, senza pericolosi velletarismi. Ha avuto ben dodici figli, cinque maschi e sette femmine. Lo racconta con semplicità, senza l'aria di dare testimonianza di nessun tipo, senza voler esprimere etichette, ma solo con gioia, la gioia di comunicare l'esistenza stessa. Chi lo conosce assicura che la sua non è solo una famiglia prolifica, ma unita, calda, ricca di affetti e di ideali.
Gli scritti
Non si pensi che la sua sia stata una vita soprattutto di azione. Egli è stato ed è un uomo di studio. E la sua cultura giuridica è legata sia all'antica Roma, la madre del diritto, che alla Roma cristiana, espressione di valori fondanti la civiltà occidentale. Ecco perché nei suoi scritti ha sviluppato spesso il tema del contributo di Roma al diritto comune inglese. Secondo il giudice Re, per assicurare una valida convivenza civile e sociale, è necessario saldare le nuove forme con gli autentici valori provenienti dall'esperienza del passato.
La bibliografia dei suoi scritti giuridici è lunga e, in questa sede, ci asteniamo dal tratteggiarla. Inizia nel 1942 con un articolo, pubblicato sulla "St. John's Law Review". I temi trattati più frequentemente concernono il diritto internazionale e le tematiche sull'equità; alcune sue opere sono diventate dei testi fondamentali ed hanno raggiunto svariate edizioni. Un posto non indifferente occupa la trattazione sui Diritti Umani ed egli ritiene che il misconoscimento di essi è la causa fondamentale del possibile tracollo della vita sociale e civile.
Un'altra tematica costante è quella che potremmo chiamare il filone "italiano". Ricordiamo qualche titolo: Ruolo degli Italiani nella storia americana, Giovanni da Verrazano, Colombo e i primi navigatori italiani in quanto fondatori del pluralismo americano, Le nostre radici magno-greche.
Ritorno all'insegnamento
Dopo più di 23 anni di attività come giudice federale, si è ritirato dal servizio attivo (1991) ed è ritornato a tempo pieno all' insegnamento presso la Facoltà di Diritto alla St. John's University, cioè, per dirlo con le sue stesse parole, "al suo primo amore". A tempo pieno, perché egli non ha mai lasciato la docenza: anche quando ha ricoperto incarichi governativi, infatti, ha continuato a realizzare la sua vocazione didattica sia alla St. John's University che al Centro Giuridico dell'Università di Georgetown che all'Istituto di Studi Legali di New York.
Ed è là, alla St. John's University, in piena attività di professore, che l'abbiamo incontrato: un elegante gentiluomo con un sorriso aperto che mette subito a proprio agio.
E' stato ed è stimato da tutti gli americani, come si può costatane da queste rapide note. Per la sua multiforme attività è stato definito "un uomo rinascimentale"; altri lo hanno avvicinato a Tommaso Moro. Ma il suo cuore continua a rimanere profondamente attaccato all'Italia e alle problematiche degli italoamericani. Mario Cuomo, che lo ha avuto come professore, parla di lui come "uno dei giganti che ci hanno reso più facile il cammino", cioè il raggiungimento di posizioni di prestigio da parte dei figli degli immigrati italiani.
Forse il ritratto migliore che si può fare di lui, lo si può avere da una sua stessa affermazione: "La forza morale di noi italoamericani - ama ripetere il giudice Re - proviene dalle nostre origini, dalle nostre radici. Noi sappiamo proiettarci nel futuro, senza però separarci mai dal nostro passato, cioè da quella cultura mediterranea che ha plasmato tutto l'Occidente".
di Silvana Campisi
E' questo l'inusuale panorama newyorkese che ci si offre dopo aver attraversato una città splendida che l'aria gelida sembra faccia brillare, scintillante per il Natale e fibrillante per il nuovo millennio.
Il giudice Re ci aspetta; siamo un po' in ritardo a causa della lunga corsa in metropolitana. Sapeva-mo d'incontrare una personalità importante e ci aspettavamo una figura imponente, un giudice forse... anche in toga, come alcune foto lo ritraggono. Ed invece ci viene incontro un uomo gio-vanile, con un fisico snello, ancora scattante, dallo sguardo vivace. Ci fa accomodare di fronte a lui, in uno studio semplice, essenziale, tappezzato di foto, di ricordi. Giriamo lo sguardo intorno: Kennedy, Johnson, Paolo VI, una giovane famiglia numerosa, sono gli ultimi anni di questo millennio che ci attraggono come tanti Flash, disseminati sulle parete e sulle librerie.
Si dispiace che siamo arrivati in subway; è trop¬pa lontana questa nuova sede; "è stata scelta per-ché c'è tanto verde intorno".
Inizia a parlare, è molto gentile e garbato nei modi e nelle parole. Parla un italiano, fluente, morbido come l'inglese che ha tanto studiato per eliminare qualunque accento che avesse potuto esporlo in qualche modo a motteggi, e ride, parla e ride. Noi siamo lì, seduti ad intervistarlo e invece è lui che ci conduce su e giù per la sua vita, ci fa attraversare il suo pensiero, i suoi ricordi, gli incontri, le scelte, le occasioni; il diritto romano, sua madre, suo zio l'ammiraglio e poi la sua isola Salina in cui approda ogni anno, lui come uno di quei navigatori che ha celebrato, la sua Peggy, i suoi ragazzi. No, non ricordi intrisi di nostalgia, ma quadri gioiosi, brevi, essenziali, pregni di storia, di cultura.
La legge, il diritto, è questo il suo grande amore. "La legge è un sistema strumentale per il proseguimento della giustizia e la giustizia è un aspetto della moralità che implica un trattamento giusto ed equo per tutti". Ecco sembra quasi di percepire, man mano che va avanti, come un'onda magnetica che si irradia da questa affascinante personalità, via via si amplifica e, sì, il giudice Re ci ha conquistati.
Il caso, le occasioni, lo studio che ti permette di coglierle, l'America che ti premia se vali.
Gli incontri che cambiano una vita come quello con la moglie di Johnson: una sera ad un ricevimento, una chiacchierata mondana, la signora si informa sui suoi trascorsi militari e lui scherzando le risponde che ha comandato sì, su tanti Stati, ma solo da luogotenente. Una battuta di spirito che viene apprezzata; l'indomani riceve un regalo, dei gemelli da polso e una carri per entrare nel box del Senato. Un mese dopo, l'assassinio di Kennedy; Johnson è Presidente e chiama con sé il giudice, ed è la inattesa svolta politica. Ed anche le occasioni mancate, accettate con filosofica serenità e volte positivamente al ritrovamento di antichi interessi.
Le radici culturali ricercate, lo studio sempre più approfondito, in un paese in movimento, che non ha radici e forse anche per questo pronto ad accogliere quelle di ognuno e a fonderle insieme perché la vera radice su cui si fonda è l'essere umano, e quindi il diritto. E ancora la storia, gli anni della guerra, così scopriamo man mano, l'insegnante, il giurista, il giudice, l'antico marinaio, il marito ancora teneramente innamorato della sua Peggy, l'uomo di successo, l'orgoglioso padre di famiglia.
Lungo questo cammino, emerge in lui la sintesi tra i valori radicati dell'umanesimo cattolico e quelli acquisiti del pragmatico mondo anglosassone. E questo incontro è mediato da una cultua che esalta il genio italiano e incanalandolo attraverso studi seri e profondi lo innalza al di sopra dei comuni individui.
Si potrebbe riassumere insieme al Presidente della Corte Suprema Burger, con tre parole, ciò che caratterizza il giudice Re: intelligenza, industriosità e integrità.
E' soprattutto, di sicuro, un uomo sereno, il giudice Re, essenziale ma consapevole, con quel po' di autoironia che distingue un uomo intelligente. Non c'è in lui traccia di superbia che, s'intuisce, lui aborrisce.
Infine si conclude così il nostro incontro; ci accompagna all'ascensore e si congeda da noi scusandosi di non poterci ricondurre in macchina sino a casa, a causa di un appuntamento precedente, perché è così che si deve fare coni " paesani ".
Questo giudice che ha varcato traguardi eccezionali anche per un americano, incarna sicuramente l'uomo che si è fatto da solo, ma testimonia anche e, finalmente, l'attualità del successo dell'uomo di cultura mediterranea che trae dalle lontane radici magno-greche la linfa per svettare come l'albero maestro di quella nave che probabilmente lo portò tanti anni fa nel nuovo mondo.
Arrivo in Usa
E' nato in Italia, a Santa Marina Salina, nelle isole Eolie (Messina), il 14 ottobre 1920. Il padre Antonio, un marittimo, era partito per gli Stati Uniti qualche anno dopo essersi sposato: vi ottenne la cittadinanza americana e richiamò moglie e figli. Edoardo Re è arrivato in America all'età di 8 anni, con la madre, la signora Marina, e la sorella Nancy, di due anni più piccola di lui.
Studi
"Una bella pagella di seconda elementare perché la maestra sapeva che dovevo partire", è il suo bagaglio scolastico italiano. Ma il sacrificio, la tenacia e la forza di volontà sono i cardini su cui è stato "costruito" l'uomo americano di cultura e di successo. L'impegno e la dedizione ai doveri scolastici, infatti, sono stati intensi. La madre lo ha seguito con intelligenza, infondendogli ottimismo e, allo stesso tempo, prudenza; delicatezza e, contemporaneamente, fermezza. Non tante parole tra di loro, ma l'esempio quotidiano, nel ricordo del marito, facendo leva sulle sue personali risorse e senza risparmiare energie.
Ha voluto applicarsi a fondo non solo nelle varie discipline studiate, ma anche nella conoscenza della lingua inglese, curando con scrupolo persino la pronuncia, per non avere particolari inflessioni della voce, affinché, parlando, non si avvertisse che era uno straniero. Non perché avesse timore di dirsi di origine italiana, bensì perché voleva essere giudicato solo per la validità o meno delle sue affermazioni.
E' arrivato così ali' University Degree con lode, in Business Administration (1941) presso la St. John's University, e, successivamente, a quello, con la massima lode, in Legge, presso la stessa Università. Racconta, non senza una punta di compiacenza, che era stato incaricato di tenere il discorso ufficiale di commiato della sua classe.
Servizio militare
Il giudice Re ha iniziato la sua vita militare da soldato semplice e si è congedato con il grado di colonnello. Divenuto caporale e, poi, sergente, fu impiegato come istruttore di diritto militare e interprete presso un gruppo di soldati francesi. Da sergente maggiore (first sergeant) fu inserito in una squadriglia composta, oltre che da americani, anche da soldati francesi, cinesi e sudamericani.
Promosso ufficiale è stato trasferito al Dipartimento Giudiziario dell'Aviazione (Judge Advocate General Department US Air Force) come avvocato difensore e giudice nelle corti militari.
Insegnamento
Espletato il servizio militare, è ritornato agli studi, conseguendo nel 1950 il Dottorato in Scienze Giuridiche alla Facoltà di Legge presso la New Yorles University.
Nel decennio 1951-61 è impegnato a tempo pieno come professore alla Facoltà di Legge della St. John's University. E' un periodo intenso di studio scientifico e di attività didattica, in cui dà prova dei suoi doni naturali e del suo sapere. La sua integrità morale, la sua competenza e la passione che pone nel compiere i suoi doveri, lo additano come una persona di grandi qualità e sarà presto chiamato a prestigiosi incarichi.
Matrimonio
Nel frattempo sposa una sua studentessa, diventata, poi, avvocato. E' Margaret Anne Corcoran, detta Peggy, nel suo diminutivo irlandese. Quando l'ha presentata per la prima volta alla madre, questa, a voce bassa e parlando eccezionalmente in dialetto siciliano per non farsi capire da lei, gli ha chiesto che cosa fosse capace di fare in casa, nell'accudire cioè alle faccende domestiche. E il giudice Re soggiunge che sua madre non sospettava proprio che la sua futura moglie non avesse mai lavorato in casa, dato che le sue condizioni sociali glielo avevano permesso. Tuttavia aggiunge che ha presto imparato a saper fare. Anzi, quando c'era da affrontare una novità in casa, ammiccando e ridendo si dicevano fra loro: "ma che sa fare?".
La Commissione Vertenze con l'Estero
Nel 1961 inizia ad assumere grosse responsabilità. Viene nominato Presidente della Commissione Usa per le vertenze con l'estero (Foreign Claims Settlement Commission of the United States), da John E Kennedy; incarico che gli sarà confermato anche da Lyndon B. Johnson e che conserverà fino al 1968. In quest'attività ha avuto il compito di dirimere le controversie di diritto internazionale, con giurisdizione su tutti i contenziosi provenienti da danni di guerra (o da nazionalizzazioni ed espropriazioni) tra gli Usa e i Paesi esteri, compito che ha portato Edward D. Re a trattare con i Governi di varie parti del mondo e a recarsi presso gli uffici della Commissione ubicati in Germania, in Polonia e nelle Filippine.
Sono stati i suoi studi giuridici a renderlo noto (il suo nome figurava già nel "Chi è" americano) e ad indicarlo come idoneo a ricoprire quest'incarico; allo stesso tempo, egli, nell'assolverlo, vi ha portato l'acutezza della dottrina esposta nei suoi scritti, fin dal volume pubblicato nell'ormai lontano 1951, proprio su "Foreign Confiscations in Anglo-American Law”.
Riconoscimenti ed onorificenze
Il 1961 è anche l'anno in cui è nominato dal Papa Giovanni XXIII Consulente della Delegazione della Santa Sede alla Conferenza delle Nazioni Uniti sulle droghe e i narcotici. Ma questi sono anche gli anni in cui la sua cultura, potenziata dalle qualità umane, è conosciuta ed apprezzata anche fuori dalla sua abituale cerchia, per cui iniziano ad essergli attribuiti attestati d'onore e riconoscimenti.
In Italia, l'Università dell'Aquila gli conferisce il Dottorato honoris causa in Pedagogia; seguiranno poi le Università di Verona, Bologna, Urbino e quella americana di Roma. Anche l'Università Pontificia Lateranense lo insignisce della Laurea ad honorem. Ma i riconoscimenti onorifici più numerosi, ovviamente, gli vengono tributati negli Usa. Dottorati in Legge dalla St. John's Universisty di New York, dal St. Mary's College a Notre Dame nell'Indiana, dal Maryville College del Sacro Cuore a St. Louis. E dalla De Paul University di Chicago, il Dottorato in Lettere Umane. Un suo amico enumera ben 20 Lauree ad honorem da lui ricevute. I premi e le onorificenze si moltiplicano: ci limitiamo a ricordare solo il "Pro Patria" e il "Cavalieri di Colombo", perché attestano la stima da parte della Comunità nazionale e la Gran Croce di Cavaliere della Repubblica Italiana.
Sottosegretario di Stato
Ha conosciuto Lyndon B. Johnson e la sua Signora, da Vice Presidente. Quando Johnson, dopo l'assassinio di Kennedy, assume la Presidenza, lo chiama a collaborare con lui e lo nomina Assistente Segretario di Stato per l'Educazione e gli Affari culturali del Ministero degli Affari Esteri, con giurisdizione sul famoso programma Fulbright. Ed Edward D. Re, oltre che per le sue qualità culturali e i suoi studi giuridici, si mette in evidenza per il suo attaccamento al dovere, per il suo senso di responsabilità e per il suo spirito di sacrificio.
Il cattolico
Il giudice Re dà anche un valido contributo per il legittimo inserimento dei cattolici nella vita pubblica statunitense, cioè in un paese a maggioranza protestante. E' rimasto famoso un suo discorso, pubblicato nel "Congressional Record" del giugno 1960 (il giornale del Congresso), pronunciato per contribuire a superare antichi sospetti e vetuste critiche con le quali si faceva spesso confusione tra missione del Papa e politica, tra dogmi religiosi e sistemi democratici.
La Corte del Commercio Internazionale degli Usa
Nel gennaio del 1969 lo troviamo Magistrato Federale: è nominato membro dal Presidente Johnson e, poi nel marzo 1977, dal Presidente Carter, Presidente della Corte Doganale degli Stati Uniti (United States Customs Court). Secondo la Costituzione americana tutti i giudici federali rimangono in carica a vita e la rimozione è possibile soltanto con il processo di "impeachment". Il giudice Re è Presidente della United States Court of International Trade dal 1980, la Corte costituzionale degli Stati Uniti fondata sull'art. 3 della Costituzione Usa che istituisce la Corte Suprema e le corti federali degli Stati Uniti, La Corte ha competenza esclusiva d'interpretare tutte le leggi e le disposizioni federali che regolano il commercio internazionale Usa.
Altri incarichi
E' lunga la serie di tutti gli incarichi giudiziari assunti da Edward D. Re. Ne ricordiamo solo alcuni. Membro di diritto della Commissione Giudiziaria degli Usa dal 1986, membro del Comitato Esecutivo nominato nel 1990 dal Presidente della Corte Suprema Rehnquist e, poi, membro del Comitato per la Pianificazione di Lungo Termine del Consiglio Giudiziario. Su designazione del Presidente della Corte Suprema è stato designato ad esercitare le sue funzioni in molte Corti d'Appello degli Usa. E della Corte Suprema degli Stati Uniti è stato un significativo candidato; la sua autorità, infatti, faceva e fa testo in materia di "common law", cioè quella fonte di diritto, peculiare nei sistemi giuridici anglosassoni, che trae origine dal complesso dei precedenti giurisprudenziali.
Né si può passare sotto silenzio la sua lunga militanza nel l'ordine degli Avvocati Statunitensi, dove ha presieduto la Sezione di Diritto Internazionale e Comparato. Così come è da ricordare la sua attiva partecipazione in molte organizzazioni professionali e il suo ruolo di fecondo conferenziere attraverso tutti gli Stati Uniti, in Inghilterra, in Italia, in Nigeria e Turchia. Due Associazioni, fra tante, vogliamo menzionare: l'Associazione Internazionale di giuristi italo-americani, di cui è stato Presidente per molti anni, contribuendo ad avvicinare le diversità dei due "diritti" e giungendo così a migliorare le procedure di estradizione, e l'Associazione Internazionale dei giudici di cui è ancora rappresentante presso le Nazioni Unite.
Vita familiare
E' un'attività intensa ed operosa, la sua, svolta con grande passione. Ma il magistrato e lo studioso non hanno compresso o modificato il suo carattere personale, la sua vita familiare. Rimane un uomo cordiale, affabile. La "giustizia" per lui non è occasione per assumere rigidità formalistiche, ma un modo di esprimere la sua personalità di uomo e di credente. Vive una vita familiare semplice, ma profondamente sentita, senza pericolosi velletarismi. Ha avuto ben dodici figli, cinque maschi e sette femmine. Lo racconta con semplicità, senza l'aria di dare testimonianza di nessun tipo, senza voler esprimere etichette, ma solo con gioia, la gioia di comunicare l'esistenza stessa. Chi lo conosce assicura che la sua non è solo una famiglia prolifica, ma unita, calda, ricca di affetti e di ideali.
Gli scritti
Non si pensi che la sua sia stata una vita soprattutto di azione. Egli è stato ed è un uomo di studio. E la sua cultura giuridica è legata sia all'antica Roma, la madre del diritto, che alla Roma cristiana, espressione di valori fondanti la civiltà occidentale. Ecco perché nei suoi scritti ha sviluppato spesso il tema del contributo di Roma al diritto comune inglese. Secondo il giudice Re, per assicurare una valida convivenza civile e sociale, è necessario saldare le nuove forme con gli autentici valori provenienti dall'esperienza del passato.
La bibliografia dei suoi scritti giuridici è lunga e, in questa sede, ci asteniamo dal tratteggiarla. Inizia nel 1942 con un articolo, pubblicato sulla "St. John's Law Review". I temi trattati più frequentemente concernono il diritto internazionale e le tematiche sull'equità; alcune sue opere sono diventate dei testi fondamentali ed hanno raggiunto svariate edizioni. Un posto non indifferente occupa la trattazione sui Diritti Umani ed egli ritiene che il misconoscimento di essi è la causa fondamentale del possibile tracollo della vita sociale e civile.
Un'altra tematica costante è quella che potremmo chiamare il filone "italiano". Ricordiamo qualche titolo: Ruolo degli Italiani nella storia americana, Giovanni da Verrazano, Colombo e i primi navigatori italiani in quanto fondatori del pluralismo americano, Le nostre radici magno-greche.
Ritorno all'insegnamento
Dopo più di 23 anni di attività come giudice federale, si è ritirato dal servizio attivo (1991) ed è ritornato a tempo pieno all' insegnamento presso la Facoltà di Diritto alla St. John's University, cioè, per dirlo con le sue stesse parole, "al suo primo amore". A tempo pieno, perché egli non ha mai lasciato la docenza: anche quando ha ricoperto incarichi governativi, infatti, ha continuato a realizzare la sua vocazione didattica sia alla St. John's University che al Centro Giuridico dell'Università di Georgetown che all'Istituto di Studi Legali di New York.
Ed è là, alla St. John's University, in piena attività di professore, che l'abbiamo incontrato: un elegante gentiluomo con un sorriso aperto che mette subito a proprio agio.
E' stato ed è stimato da tutti gli americani, come si può costatane da queste rapide note. Per la sua multiforme attività è stato definito "un uomo rinascimentale"; altri lo hanno avvicinato a Tommaso Moro. Ma il suo cuore continua a rimanere profondamente attaccato all'Italia e alle problematiche degli italoamericani. Mario Cuomo, che lo ha avuto come professore, parla di lui come "uno dei giganti che ci hanno reso più facile il cammino", cioè il raggiungimento di posizioni di prestigio da parte dei figli degli immigrati italiani.
Forse il ritratto migliore che si può fare di lui, lo si può avere da una sua stessa affermazione: "La forza morale di noi italoamericani - ama ripetere il giudice Re - proviene dalle nostre origini, dalle nostre radici. Noi sappiamo proiettarci nel futuro, senza però separarci mai dal nostro passato, cioè da quella cultura mediterranea che ha plasmato tutto l'Occidente".
di Silvana Campisi



